20 anni, Sicilia è.

Sono passati quasi vent’anni da quando, la notte fra il 24 e il 25 dicembre 1996, duecentoottantre persone perdevano la vita al largo di Portopalo di Capo Passero. Ma come, mi direte, non è stato solo ieri che ne sono morti circa novecento? Ti stai sbagliando Aleksandra.

Marina di Portopalo

Marina di Portopalo

Stamattina mi sono svegliata costruttiva, abbastanza pimpante da prepararmi presto per andare a riscuotere il tfr del mio ultimo lavoro a tempo determinato e andare in centro a sbrigare alcune commissioni; ma l’ufficio presso cui mi sono recata era chiuso e l’azienda presso cui lavoravo ha rimandato tutto a domani. 20150322_152239 Tornando a casa risalivo con la mia auto senza ammortizzatori la strada verso Cavagrande del Cassibile, luogo ameno e ricercato da turisti provenienti da ogni angolo del mondo, e ho incrociato due turisti che avevano bisogno di un passaggio. Mi sono fermata. L. e I. vengono da Ischia, sono una bella coppia, si sono conosciuti in Cina per lavoro, lui è ischitano, lei originaria di Monaco di Baviera: entrambi senza patente in questa Sicilia poco attrezzata a ricevere turisti fai da te. Li ho accompagnati fino al belvedere di Cavagrande e, pur non potendo visitare l’oasi rimasta danneggiata dal grosso incendio dell’estate 2014, li ho salutati incantati dal panorama e dalla esplosiva bellezza del paesaggio naturale. La Natura è potente qui in Sicilia, è forte sulla terra, è meravigliosa e devastante in mare. E la Sicilia, terra di confine già in epoche lontane, è una regione complessa e affascinante, a tratti talmente rurale che oggi sono rimasta senza corrente elettrica e sto scrivendo sullo smartphone seduta fuori in cortile, perché dentro casa rimango puntualmente isolata perché gli Iblei fanno da schermo ai ripetitori del segnale telefonico. Ed è questa terra di confine, martoriata dalla mentalità mafiosa e da misteriose pastoie burocratiche, che accoglie le genti che arrivano dall’altro lato del Mediterraneo. Come la Calabria e la Puglia, come la Grecia. 20150322_152216 Non mi è dato sapere da quanto tempo le imbarcazioni fotografate siano conservate presso la marina di Portopalo, ci sono dei numeri sugli scafi, 700, 200, 400 ed io presumo che rappresentino la conta dei passeggeri tratti In salvo. Non tutti dimenticano e alcuni fanno ancora i conti con queste immani tragedie raccogliendo storie e particolari, io ho trovato due testimonianze su meltingpot.org e peacereporter.net Il mare di fronte Portopalo ha accolto e conserva i resti di centinaia di persone dal 1996, Salonicco accolse le speranze di coloro che riuscirono a sopravvivere a quel terribile naufragio. Qualcuno da qualche parte in Africa o in Europa, forse ancora li aspetta e non sa cosa possa aver inghiottito i loro cari, se la disaffezione o la Storia. qui trovate un sunto della conferenza stampa fatta dal procuratore capo di Catania relativa al naufragio di questi giorni il sunto è molto preciso e sintetico, ho ascoltato la conferenza stampa personalmente nella diretta sky di queste ore.

AGGIORNAMENTO: è stata pubblicata in data 12 giugno 2015 da Siracusanews la notizia che due dei barconi presenti nelle fotografie di questo articolo sono stati ceduti al comune di Amsterdam (Olanda) per un progetto di carattere sociale ed educativo indirizzato alla sensibilizzazione degli studenti olandesi e un secondo progetto “collegato alla manifestazione internazionale di vela “Sail”, che richiama più di un milione di visitatori e genera l’attenzione dei media a livello mondiale, si propone di rendere tangibile l’esigenza di un impegno di tutti i Paesi Europei nella soluzione di un problema epocale che non può essere affrontato soltanto dal nostro Paese.”. Nell’articolo si afferma, giustamente, che la distruzione dei barconi sarebbe costata alle casse dello stato italiano circa 12 mila euro; resta il fatto che il progetto di valorizzare queste testimonianze di un presente sempre più difficile arriva da un altro paese lontano dalle problematiche che ci porta il nostro mare e comunque lodevole nell’iniziativa.

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Informazioni su Aleksandra Semitaio

Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine. Vedi tutti gli articoli di Aleksandra Semitaio

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