Fare o non fare: non c’è provare

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27 agosto 2012 ore 12.33. La foto è stata scattata per sbaglio mentre sistemavo la webcam. Montatura scura, faccia seria, trenta chili fa in meno. In quei giorni sapevo che stavo per perdere il mio lavoro e stavo cercando una strategia che mi permettesse di non perdere anche l’appartamento, l’automobile e il preziosissimo telefono. Dovevo mantenere una promessa oltre che l’autonomia.

Era circa un anno che possedevo il mio primo smartphone, ero convinta che fosse fondamentale per la mia vita: la possibilità di essere connessa con i miei amici vicini e lontani ovunque fossi, soprattutto durante le ore passate in ospedale o in casa di riposo; la possibilità di avere un navigatore satellitare sempre a portata di mano, perché ormai ero sempre da sola in auto, cento chilometri al giorno tutti i giorni e, se trovavo una deviazione improvvisa ai miei soliti percorsi, la sensazione di perdere il controllo era forte.

Sapere che potevo rispondere agli annunci di lavoro anche se non ero al pc.

Alcune parti della strategia non hanno funzionato, altre, invece, hanno funzionato meglio di quanto mi aspettassi: una di queste era essere pronta a reinventarmi per lavorare. Un anno dopo lavoravo facendo qualcosa che mi aveva terrorizzato tutta la vita: l’addetta alle casse in un supermercato. Arrivavo da molteplici esperienze in ufficio, spesso ho passato ore interminabili da sola, seduta a una scrivania. In cassa non sei mai sola: devi confrontarti continuamente con un pubblico e con i colleghi: è una eccezionale palestra per la comunicazione e per i comunicativi. Tornerei a farlo domani, se me lo permettessero.

L’altro pezzo di strategia fondamentale è stato mantenere e rafforzare la rete di amicizie: senza non avrei trovato lavoro presso il supermercato; senza la fiducia che mi è stata accordata e che non dimenticherò mai. Io, di contro, ho sempre cercato di dare quello che potevo, non avendo granché in termini materiali. Senza le mie amiche e i miei amici sarebbe stata una vita grama: l’opportunità di vedere il mondo da prospettive diverse, il piacere di cucinare pizze, melanzane alla parmigiana e bere litri di tè verde.

L’altro punto importante della strategia era essere consapevole che, per quanto mi sforzassi, le cose sarebbero cambiate. Sapevo che il cambiamento era in me e attorno a me. Sapevo che avrei fatto il possibile per mantenere la promessa finché il mondo non si fosse riassestato con uno scrollone per farmi voltare pagina.

L’automobile è sempre la stessa, lo smartphone è cambiato: con quello che ho adesso ci lavoro pure. Insomma, ogni tanto vi scrivo da lì. Lo uso anche per studiare Social Advertising. L’appartamento che si staglia oltre i confini della fotografia di allora è lontano nel tempo e nello spazio.

Adesso pubblico l’articolo e la foto, così posso riprendere a fare il Presente: ricerca di lavoro compresa. 😉

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Informazioni su Aleksandra Semitaio

Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine. Vedi tutti gli articoli di Aleksandra Semitaio

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