Casamonica : Vespa = Gotti : King

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Vi è mai capitato di sentire rimbalzare una notizia da un telegiornale a un social network così tante volte da diventare un tarlo nella testa? A me sì. Di solito faccio delle riflessioni fra me e me, spesso banali, e finisce lì. Invece questa volta sono andata su Google con il preciso intento di cercare e trovare punti di vista alternativi a quelli che ci stanno proponendo in questi giorni.

Perché?

Perché è successo che c’è stato il funerale di uno e la prefettura di Roma, dopo che qualcuno gliel’ha fatto notare, ha detto che in effetti non avevano proprio realizzato che quello non era un funerale come tutti gli altri. Ma morto era morto, Vittorio Casamonica, e A’ livella di Totò non sbaglia mai e un morto che male può fare? Quindi il punto sono i vivi. Quelli che sono rimasti. Parenti e amici e amici degli amici. ‘Ché tutti lo conoscevano lì in quartiere (e non solo). E perché in tutto questo darsi addosso o punirsi col gatto a nove code e berciare a vuoto oppure a ragione è arrivato Bruno Vespa. (E te pareva).

Lunedì 7 settembre la redazione di Porta a Porta (Rai 1) ha invitato la figlia di Casamonica, Vera, e il nipote Vittorino figlio di Antonio (altro figlio attualmente agli arresti domiciliari) insieme all’avvocato di famiglia, per conversare amabilmente sull’accaduto. E’ venuto giù il mondo. Per un attimo ho pensato che avrebbero chiuso la trasmissione, che Vespa avrebbe avuto dei problemi (oltre le critiche che spesso gli vengono rivolte). E invece per il momento niente. Tranne il fatto che io mi sono posta quelle tre quattro domande.

E’ possibile che un giornalista esperto e di vecchia scuola come Vespa abbia sbagliato così clamorosamente?
E’ possibile che un’intera redazione non abbia riflettuto sui modi in cui sarebbe avvenuto l’incontro?
E’ la prima volta nella storia del giornalismo che i parenti di una persona in odore di “atteggiamenti mafiosi” vengono invitati a partecipare ad una trasmissione?

E così l’ho fatto, lo ammetto: sono andata su Rai Replay (benedetto internet!) e mi sono sorbita un’ora di Porta a Porta.

Il Contraddittorio
E’ il primo criterio cui ci affidiamo in Italia per discernere se la trasmissione sia obbiettiva o no, se sia giornalismo credibile quello che ci stanno propinando. Non sia mai che la nostra idea sul mondo possa perdere il suo centro di gravità permanente. In studio erano presenti Il direttore de Il Messaggero, Virman Cusenza, e il capo dei servizi di cronaca giudiziaria de Il Corriere della Sera, Fiorenza Sarzanini, che hanno incalzato più volte l’avvocato, dottor Giraldi. A corredo di tutto, i servizi che hanno descritto il funerale e tutto ciò che è accaduto dopo, compreso il tentativo di fare un ritratto del quartiere in cui vive tuttora la famiglia Casamonica e quello di afferrare il quid di questa famiglia immensa e prolifica.

Il presentatore
Ovvero il ponte fra le due parti a confronto: Bruno Vespa. Garbato e ironico com’è nel suo costume essere, avrei voluto che fosse più sferzante (ma è una speranza vana), ma nelle vesti di padrone di casa non poteva che comportarsi come ha fatto e gestire gli interventi in modo tale da raccontare e spiegare fatti e personaggi nel miglior modo possibile. Ai fatti, inoltre, è stato dato un contesto storico oltre che ambientale.

Larry King e Victoria Gotti
Non è la prima volta nella storia del giornalismo che si progetta e si realizza una trasmissione di questo tipo. Per quanto mi riguarda sono riuscita a rintracciare in rete un precedente autorevole nella recente storia televisiva statunitense. Mica pizza e fichi. Sto parlando dell’intervista a Victoria Gotti, figlia di John Gotti, che il giornalista Larry King realizzò per la CNN il 25 luglio del 2003.

Chi è Larry King
Il successo arriva nel giugno 1985, con la nascita del suo talk show, il Larry King Live che è andato in onda sulla rete CNN per oltre 25 anni, fino al 16 dicembre 2010

Sul sito della CNN potete trovare la trascrizione completa dell’intervista, compresi gli interventi del pubblico a casa (che in puro stile americano ebbe l’opportunità di porre direttamente delle domande alla figlia di Gotti) e l’intervista telefonica al nipote adorato di John: Carmine. Gli elementi in comune sono troppo succulenti per non immaginare che a Porta a Porta si siano ispirati a questa intervista.

  1. Il morto in odor di mafia
    John Joseph Gotti jr. (New York City, 27 ottobre 1940 – Springfield, 10 giugno 2002) è stato un criminale statunitense, di origini italiane. Dopo aver fatto assassinare il suo primo capo Paul Castellano, diventò boss della famiglia criminale Gambino, una delle più potenti Cinque Famiglie di New York City. Divenne ampiamente conosciuto tramite i mass media per la sua personalità esuberante e lo stile sgargiante, che ne causarono poi la caduta. Nel 1992, Gotti fu arrestato con le accuse di ricatto, 13 omicidi, intralcio alla giustizia, furto, istigazione a commettere omicidio, gioco d’azzardo illegale, estorsione, evasione fiscale, usura ed altri crimini, per i quali fu condannato alla prigione a vita dove morì 10 anni dopo. (cit. Wikipedia)Vittorio Casamonica Da zingaro a «Re di Roma». Vittorio Casamonica era arrivato in città negli anni Settanta: un semplice nomade abruzzese di etnia sinti. Se n’ è andato a 65 anni acclamato come un moderno imperatore. A vedere la foto sui maxiposter davanti alla chiesa, col vestito bianco immacolato e la croce di platino al petto, sembra quasi atteggiarsi a Papa. Storia lunga e violenta quella dei Casamonica.  Un impero partito con il commercio di cavalli, costruito col racket e tassi di usura dal 200 al 300%, consolidato col traffico di droga in mezza Europa, e infine ripulito attraverso il settore immobiliare e quello automobilistico. (cit. Libero Quotidiano)
  2. La figlia ingenua e protettivaVictoria Gotti  Scrittrice di best seller, editorialista famosa per il magazine The Star
    disse del padre “Era una persona molto socievole, stava sempre con gli altri. La gente del quartiere lo chiamava per nome anche se lui non aveva mai rivolto loro la parola. Ma a lui andava bene così, lasciava che le cose andassero così». Le ha mai raccontato quello che ha fatto? «Che cosa ha fatto»? Voglio dire il genere di vita che conduceva. «Io non ho mai saputo nulla della vita che conduceva. Non ho mai avuto nulla a che fare con questo. A me era del tutto sconosciuto il genere di vita che lei, i media e la stampa paiono conoscere così bene» (cit. La Repubblica)

    Vera Casamonica si dichiara apertamente analfabeta
    dice del padre: “Non era un boss. Se fosse stato un boss, non sarebbe andato a curare la sua grave malattia negli ospedali pubblici. Era il capo famiglia, ma a casa sua, con noi. Era buono. Gli piaceva vestirsi di bianco, gli piaceva la musica del film Il Padrino, ma gli piaceva anche Fausto Papetti. Per noi i suoi soldi erano puliti.”

  3.  Il nipoteCarmine Agnello e Vittorino Casamonica rappresentano entrambi le nuove generazioni che si affacciano alla consapevolezza (o forse no) che la loro è una famiglia particolare. Entrambi nipoti affettuosi e abbastanza sicuri di se stessi. Carmine doveva decidere in quale college andare a studiare. Vittorino è un cantante.

    (BEGIN VIDEOCLIP inserita durante il Larry King Live del luglio 2003 –  la clip è datata 5 febbraio 1990)

    CHARLES FELDMAN, corrispondente: Come ha fatto questo quarantanovenne, residente nel Queens, New York, che si descrive come un venditore itinerante di successo per una ditta di impianti idraulici, a diventare ciò che i pubblici ministeri hanno definito la più potente figura di mafia nella nazione? Fonti delle forze dell’ordine hanno a lungo sostenuto che Gotti ha di fatto orchestrato l’assassinio di Paolo Castellano, un boss dei Gambino, che è andato a cena in una steakhouse di Manhattan solo per essere ucciso da un gruppo di sicari.

    Uomo NON IDENTIFICATO (un passante?): Cosa Nostra, la mafia, la mafia – tutte sciocchezze. Non ha nulla a che fare con questo caso.

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Informazioni su Aleksandra Semitaio

Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine. Vedi tutti gli articoli di Aleksandra Semitaio

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