Contenuti personali: persi e ritrovati nella rete

copertinaPersonalePersaEritrovata

Ho chiesto la cancellazione dei miei dati al proprietario di un sito internet nei cui database risultavo ancora registrata dopo circa 15 anni. L’ho fatto non perché il sito in se stesso fosse un problema, anzi: a quel tempo, quando muovevo i primi passi sul web, fu uno dei primi siti che accolse una ragazza timida che scriveva poesie e voleva farsi conoscere in rete.

Quando cerco la nuova me stessa su Google, per verificare il grado di indicizzazione dei miei articoli su blogdinnovazione e su questo blog e per verificare il tipo e la quantità di informazioni su di me, non posso ignorare che alcuni risultati siano datati e altri bizzarri e un po’ imbarazzanti:
– il secondo risultato dopo il mio profilo Twitter è il sito di cui vi ho raccontato più sopra;
– l’ottavo risultato (quindi sempre in prima pagina) è il link a un profilo privo di contatti su ilmiolibro.kataweb.it, però contiene una frase figa scritta di mio pugno sul concetto di poesia (e ovviamente non ha nulla a che fare con quello che scrivo adesso);
– in seconda pagina c’è addirittura l’orribile presentazione su Google +.
E non procedo oltre.

A giugno di quest’anno, durante il workshop Donne Digitali di EWMD (European Women’s Management Development, associazione europea per la formazione manageriale femminile) a Modena, Francesca Parviero (@fparviero su Twitter) ci chiese se avessimo mai controllato i risultati di Google sul nostro nome. Un buon punto di partenza per valutare la nostra visibilità e credibilità online a livello professionale e sociale passa anche dai risultati della ricerca.

notiziePerse

Poiché il contenuto è il re del web e Google e i suoi algoritmi di indicizzazione ne sono gli strumenti intrinseci, almeno in quest’epoca, è inevitabile condurre questa verifica per ognuno di noi; sia che siamo blogger, community manager, impiegati amministrativi o operai, sbirciare ciò che il web racconta di noi può essere una sorpresa. Sappiate anche che se avete omonimi e il profilo Facebook blindato, Google troverà ben poco di voi: fate la prova.

Se i risultati della ricerca saranno imbarazzanti, sappiate che in questo caso potrebbero giocare in maniera negativa se state cercando un nuovo lavoro, una posizione sociale migliore, anche una relazione amorosa. È anche per questo motivo che recentemente è stata introdotta la possibilità di chiedere il diritto all’oblio che ci permette, facendo richiesta a Google o ai singoli siti, di eliminare dalla rete tutti o alcuni dei contenuti su noi stessi, che siano essi notizie, link, video o immagini.

videoPersi

Tutti noi produciamo o condividiamo contenuti, sia che rappresentiamo un’azienda o siamo noi stessi il nostro brand, sia che vogliamo iniziare una carriera che ci metterà sempre più in evidenza all’interno dei social media o sui media in generale sia che siamo social addicted. Quello che ci interessa in questo momento non è verificare che i contenuti in questione abbiano un valore intrinseco, ma che siano abbastanza rilevanti per Google da indicizzarli e mostrarli.

Potreste trovare scorie della vostra vita online ovunque, anche in seconda e terza pagina, fra le immagini e i video, soprattutto se avete un canale Youtube o un profilo Google Plus. Con questo non voglio dirvi che sarebbe meglio non condividere nulla di voi, ma che avete a disposizione molti mezzi per controllare il vostro profilo pubblico e che l’armonia delle informazioni condivise giocherà sempre a vostro favore.

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Informazioni su Aleksandra Semitaio

Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine. Vedi tutti gli articoli di Aleksandra Semitaio

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