Una conversazione con il digital champion Francesco @piersoft Paolicelli

Xoff Comunicare sul Futuro - 8 novembre 2015

Xoff Comunicare sul Futuro – 8 novembre 2015

Descrivere una persona come Francesco @piersoft Paolicelli è un compito arduo, sul suo profilo Facebook si definisce webmaster, ha studiato ingegneria presso il Politecnico di Bari, ha fatto parte della task force per l’agenda digitale in Basilicata, è un digital champion fra i più conosciuti, attivi e propositivi in Italia, vive fra Lecce e Matera, promuove CoderDojo come quello di ottobre 2014 a Matera che ha accolto ben mille ragazzi nell’evento di coding più grande che sia mai stato organizzato e si occupa quotidianamente di open data. 

Questo lungo elenco non è un’elegia, ma la mia speranzosa introduzione alla vulcanica conversazione telefonica che abbiamo sostenuto lunedì 9 novembre, mentre Francesco era in viaggio e io sotto il portico di casa a prendere aria perché dove vivo la ricezione della rete cellulare è pessima. Ne è valsa la pena. Se compito di un digital champion è essere fonte di ispirazione e innescare interesse e partecipazione e voi volete comprendere il presente e il futuro della cultura digitale in Italia, non dovete far altro che leggere ciò che segue. Buona lettura a tutti. 

Domanda: Francesco, quando ho iniziato a seguirti, ho dovuto subito cogliere i molteplici inviti a usare Telegram per sfruttare gli open data. Ma sinceramente non ho ancora afferrato correttamente cosa siano i bot e la differenza fra gli open data e OpenStreetMap. Ce la spiegheresti? Sono sicura che capire come funzionano queste informazioni su Telegram ci può dare la possibilità di usarle al meglio.

Risposta: I bot di Telegram possono poggiare sugli open data, che possono essere governativi, oppure su OpenStreetMap che è un sistema di geolocalizzazione aperto che funziona con lo stesso principio di Wikipedia: ogni utente può accedervi e aggiungere o modificare, migliorandole, le informazioni sul luogo in cui si trova qualsiasi esso sia: un museo, un ristorante, un albergo. OpenStreetMap è un esempio di opendata comunitario. Altra cosa è usare gli open data attraverso i bot di Telegram, per esempio rendendo la fruizione di questi dati facile per i non addetti ai lavori. Devi pensare che ci sono database infiniti, per esempio dei beni confiscati alla mafia oltre che dei musei, delle aree archeologiche, dei treni e dei mezzi pubblici e il governo italiano in questi mesi ne ha resi pubblici e accessibili molti. Questa è una cosa importante, perché tutti possono accedere a questi dati e usarli per condividerli, creare app, fare impresa. Il mio obbiettivo è arrivare a più persone possibile, diffondere il concetto di open data  e offrire a tutti la possibilità di usarli per la loro vita quotidiana. 

Fare divulgazione e divulgare l’uso di questi strumenti è la mia missione; il detto latino “communica te ipsum” non significa altro che “condividi te stesso” ed è il valore aggiunto di quest’epoca in cui il mondo (anche del digitale) sta pervadendo tutta la società e in cui non ho più bisogno di insegnanti che mi infondano nozioni dall’alto, ma di persone con competenze diverse che sappiano condividerle e contaminarsi a vicenda.

È per questo motivo per esempio, che considero il coding un aspetto fondamentale di un nuovo modo di fare scuola: la programmazione è un approccio attivo alla tecnologia e un approccio orizzontale alla conoscenza. Un cambiamento di mentalità che dobbiamo attuare adesso che stiamo conoscendo le prime generazioni di millennials, di nativi digitali che la tecnologia non devono subirla, ma esserne parte attiva. Ovviamente questo passo possono e devono farlo anche i genitori, noi che siamo nati in un universo analogico, anche noi non dovremmo subire le nuove tecnologie, ma farle nostre, per comprenderle e usarle in maniera critica e trasmettere questo concetto ai nostri figli.

Gli open data, come dicevo, sono uno dei modi per arrivare a questo approccio aperto e orizzontale. Bisogna ricordarsi che l’origine stessa di Internet, del world wide web, cioè Arpanet, era la piattaforma attraverso cui gli scienziati di tutto il mondo condividevano i risultati delle loro ricerche per confrontarsi e trovare soluzioni comuni. Il principio di Arpanet era anche volto ad un risparmio a livello economico: la condivisione dei dati produce anche questo bel risultato. Si risparmiano tempo e denaro fruendo liberamente dei risultati ottenuti da altri, invece che ripetere ricerche e creare ex novo informazioni già prodotte da altri. Questo principio per esempio è alla base degli open data usati dalla Svizzera per le informazioni sul trasporto pubblico come i treni: gli svizzeri possono usufruire per esempio dei dati di Trenitalia e io posso appoggiarmi ai bot svizzeri per ricavare queste informazioni, ma perché in Italia non sono stati messi a disposizione.

Tornando alla Scuola, trovare persone ricettive da questo punto di vista è un lavoro impegnativo, ecco perché occorre lavorare molto sulla missione dei coderdojo. Uno dei messaggi più importanti dati ai bambini che fanno coding è Be Cool: sii figo. Questo i bambini lo capiscono, quando fanno coding si divertono, acquisiscono molte competenze e loro stessi possono diventare mentori di altri bambini, innescando un circolo virtuoso e gratificante. Comprendere la cultura digitale e trasmettere competenze a livello tecnologico abbatte la cultura di tipo cattedratico e le storiche arretratezze infrastrutturali di cui soffriamo soprattutto nel sud dell’Italia: che tu viva in città o in un’area rurale hai la stessa possibilità di accedere alla conoscenza e di essere libero.

D: Qual è lo stato dell’arte della figura del digital champion in Italia? Come viene percepito dalle istituzioni e dagli stakeholder: ambasciatore, divulgatore oppure come una figura propositiva, come un innovatore? Un consiglio che ti sentiresti di dare ai nuovi digital champion e agli stakeholder che occupano il tessuto istituzionale delle nostre città.

R: A proposito di questo posso dirti che il 20 e il 21 novembre di quest’anno abbiamo un raduno a Torino. È sorta la necessità di discutere della figura del digital champion in Italia perché molti di noi non son riusciti a relazionarsi efficacemente con le istituzioni e con la cittadinanza e si sono dimenticati che il senso di questo incarico è la divulgazione della cultura digitale e delle best practice utili a creare e consolidare i nuovi modi in cui si può esprimere il senso civico e la società contemporanea. Occorre spendersi per la crescita del territorio e occorre farlo in autonomia attraverso una rete di persone reale e animata dagli stessi intenti. Ci incontriamo anche per fare il punto di un anno di attività e vedere le cose belle fatte da ognuno, e le ombre dell’associazione.

La figura del digital champion è diffusa in tutto il mondo, ma normalmente ne esiste una per nazione, per esempio il digital champion di fatto degli Stati Uniti è Barack Obama, ma in Europa (dove la carica del Digital Champion è ufficiale e voluta dall’EU) è, per esempio, nel caso dell’Estonia, impersonata dal premier stesso. Di solito vengono incaricate figure emblematiche per la società civile, il Governo ha voluto fortemente Riccardo Luna per l’Italia e noi siamo l’unico paese al mondo in cui il digital champion ufficiale ha deciso di condividere onori e oneri con altri come lui, creando un sistema che dovrebbe diffondersi fino ad arrivare ad avere un digital champion per comune. In questo modo, secondo l’idea di Riccardo, ogni luogo di Italia potrà avere la possibilità di beneficiare di una figura che si occupi di divulgazione sul territorio in maniera capillare. Uno degli obbiettivi della riunione che faremo a breve è capire chi di noi può supportare attivamente queste istanze ed, eventualmente, creare dei piani di coordinamento locali per non farci sentire isolati e darci gli strumenti e i modi per agire mettendo a fuoco gli obbiettivi. I DigitCh fungono da substrato di unione per esempio tra la PA e gli stakeholders, tra la Scuola 1.0 e il mondo del coding.

OpenDataLecce

D: Di Matera 2019 se ne parla poco oppure è solo un’impressione? Mi risulta che uno dei motivi per i quali è stata scelta sia stato il grande evento coderdojo di ottobre 2014: a distanza di un anno è possibile tirare le somme dello slancio dato alle prospettive future della città e dei suoi bambini?

R: L’avventura di Matera è stata fortemente voluta dall’amministrazione comunale precedente. Esiste un dossier in cui io sono stato nominato a mia insaputa, in cui sono stati evidenziati, tra le altre cose, tutti gli steps partecipativi che abbiamo affrontato per arrivare alla designazione di Matera come Capitale della Cultura del 2019. Io ho partecipato come volontario del WebTeam Matera 2019 a tutte le attività propedeutiche a questo successo, perché sono nativo di Matera, ma vivo a Lecce, ed ero parte dell’amministrazione comunale di quel periodo. Sono state coinvolte molte personalità della cultura, anche a livello internazionale, e tutto questo, compreso il CoderDojo di ottobre 2014 è stato fatto innanzitutto per avviare l’autentica rinascita della città. La designazione di Matera a Capitale della Cultura è stato un benefico effetto collaterale.

Bisogna radicarsi nel territorio e proiettarsi nel futuro, questa cosa potrebbe andare perduta dall’amministrazione comunale odierna di Matera, perché purtroppo al momento c’è uno scontro di forze in campo dove stanno prevalendo interessi miopi. Pensa al concetto di open data di cui parlavamo prima: si portano dentro la trasparenza e la politica nazionale e locale dovrebbe fare sue queste istanze e non pensare solo ad ottenere qualcosa per sé stessa. Il governo Renzi, per esempio ha fatto una gran cosa sorpassando gli enti locali e rendendo pubblici tutti i dati relativi all’uso dei soldi pubblici. In questo momento, se io cittadino, volessi conoscere ciò che il mio comune di residenza sta facendo a livello economico posso consultare portali come soldipubblici.gov.it oppure openexpo e altri, senza dimenticare il database dei bei confiscati alla mafia messo in formato “decente” e opendata dal gruppo di Confiscatibene.it (consultabile anche da Telegram attraverso questo link https://telegram.me/confiscatibenebot). Questa condivisione di informazioni crea un ritorno economico diffuso, come dicevo prima, coinvolgendo gli stakeholder.

Tornando alla “Capitale”, coloro che amministrano Matera adesso dovrebbero comprendere che per la città è già stato fatto questo passaggio e che l’Europa si aspetta molto da loro in questi termini. Nelle motivazioni della vittoria di Matera 2019, non c’è solo la bellezza della città (che è un’invariante rispetto alle altre città) ma la sua visione del futuro legata anche alle nuove tecnologie e “al coding per i ragazzi”.

D: Un suggerimento o uno schema su come affrontare o superare il digital divide da un lato e l’analfabetismo funzionale dall’altro qui in Italia.

R: Qui devo dirti che non è un problema di informatizzazione, ma di creare una comunità di persone e anche di professionisti che comprendano che il patrimonio informativo è e deve essere pubblico e i dati devono essere interoperabili. Alcune città questa cosa la stanno già facendo, Bari con baritransport.bot oppure Lecce. Ovviamente l’uso degli open data attraverso Telegram è solo un esempio. È una questione di concorso di competenze e cooperazione. Tutte le ricette sono valide e devono essere sommate, non è più utile pensare che qualcuno sia più bravo di altri, ma sicuramente riunirsi per parlarne e anche scannarsi a vicenda crea contaminazione e commistione e tutti ne possiamo uscire migliorati.

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Informazioni su Aleksandra Semitaio

Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine. Vedi tutti gli articoli di Aleksandra Semitaio

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