Save: quando la Ricerca diventa buona pratica

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Cosa succede quando si mettono insieme persone, enti di ricerca, università, pubbliche amministrazioni, imprese, i finanziamenti del MIUR e tanta volontà e curiosità di scoprire nuovi sistemi per il recupero degli scarti dei prodotti ortofrutticoli e lattiero caseari?

Contrastare lo spreco alimentare è operazione che si può realizzare creando contaminazioni fertili fra Scienza e Cultura dell’Alimentazione. Vi presento Save: la prima filiera in linea con le direttive europee sull’economia circolare che sia riuscita ad unire tutti gli attori sopra citati.

Torno ancora una volta a raccontarvi di Circular Economy, di smart cities e communities ovvero di comunità e città intelligenti, digitali e innovative, di innovazione sociale (ed economica, non dimentichiamocelo) e di ciò che sta accadendo nel Sud Italia, terra, anche, di eccellenze nell’innovazione, premiatissime e in costante progresso.

Come ho già fatto per il progetto di Simbiosi Industriale Ecoinnovazione Sicilia, di cui vi ho parlato qui, cercherò di raccontarvi Save a modo mio.

Il 15 dicembre, presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina, si è svolto il convegno conclusivo del progetto “Save” (hashtag #SaveUniMessina) che nasce nella culla di PANlab il laboratorio di servizi avanzati nel settore dell’agroalimentare dell’Università: Tecnologie e modelli operativi per la riduzione degli scarti alimentari e il trattamento e la valorizzazione della frazione edibile del rifiuto solido urbano finalizzati alla gestione sostenibile della filiera alimentare urbana.

Afferrarne il senso per la nostra vita quotidiana, potrebbe sembrare un inutile esercizio di stile.
Solo che così non è.
Quindi scomporrò la presentazione in frammenti che spero siano più comprensibili, ma che sono comunque passibili di aggiustamenti, qualora non dovessero essere esaustivi:

  • Tecnologie e modelli operativi: le tecnologie possono essere macchinari o attrezzature specifiche, i modelli operativi possono essere delle procedure precise da seguire per duplicare o riprodurre il progetto, ma anche strategie di comportamento civico e ambientale in cui il singolo cittadino si impegna per ridurre gli scarti alimentari, le aziende sul territorio non disperdono rifiuti nelle discariche ma si integrano in un ciclo di recupero e riuso;
  • per la riduzione degli scarti alimentari: le rimanenze giornaliere di frutta e verdura prelevate dai mercati e dai supermercati e di latticini e yogurt prelevati dai supermercati alla scadenza del prodotto ancora confezionato;
  • e il trattamento e la valorizzazione: raccolta, analisi chimiche e biologiche, selezione, trasformazione degli scarti in mangime, compost, sostanze nutraceutiche, biogas, liquidi fertilizzanti;
  • della frazione edibile del rifiuto solido urbano: edibile significa che si può mangiare, in questo caso si parla della parte ancora mangiabile (da animali o persone, dopo essere stata adeguatamente analizzata e “trasformata”) degli scarti di frutta e verdura e dei derivati del latte come yogurt o formaggi;
  • finalizzati alla gestione sostenibile: è un sistema in cui tutte le entità presenti sul territorio (comunale, “provinciale”, distrettuale) si impegnano a mettere in pratica comportamenti detti virtuosi, in cui lo spreco di risorse, materiali ed energia è ridotto al minimo e tutto è finalizzato al recupero e riuso del rifiuto solido urbano e del rifiuto industriale nell’ottica della valorizzazione economica, della riduzione dei cumuli di rifiuti a perdere in discarica,  di un ambiente più salubre, della collaborazione e sinergia fra imprese, cittadinanza e PA, della nascita di nuove imprese, del miglioramento di quelle esistenti;
  • della filiera alimentare urbana: le città sono le aree urbane da cui proviene la maggiore richiesta di cibo, prodotti agroalimentari arrivano negli agglomerati urbani e ne escono come scarti in vari momenti della catena per vari motivi. Ai piedi di questo sistema possono esserci discariche a perdere di rifiuti di vario tipo non valorizzati oppure un insieme di aziende, PA e cittadini che differenziano gli scarti alimentari (e non solo) senza sprecarli.

Detto questo, al convegno di fine lavori erano presenti tutte le parti coinvolte nella realizzazione del progetto, fra cui una incredibile quantità di ricercatori che ci hanno spiegato ogni singola procedura analizzata e messa a regime per recuperare gli scarti alimentari. Il progetto si è svolto nell’arco di tre anni e la più grande speranza per tutti coloro che vi hanno partecipato è vedere concretizzate le loro esperienze anche in altre aree urbane. Il protocollo, infatti, è già replicabile e i vantaggi sono innumerevoli e certificati dagli studi effettuati: su tutti campeggiano la riduzione evidente dei rifiuti, le tecniche di conservazione per prodotti facilmente marcescibili e la produzione di mangimi di alta qualità per gli animali da allevamento.

Per Save sono già uscite pubblicazioni scientifiche e il progetto è stato premiato al Fech Congress a Novi Sad, in Serbia, e allo SMAU di Napoli del 11 dicembre 2015, l’Università di Messina è stata vincitrice nel Premio Smart Communities Roadshow. Ma la cosa davvero bella è che i risultati scientifici delle analisi di laboratorio sugli scarti ortofrutticoli e lattiero-caseari hanno riservato sorprese positive sia prima dei trattamenti di conservazione che successivamente alle trasformazioni in mangimi o altro.

Provo a scrivere una panoramica veloce degli studi effettuati per darvi un’idea del lavoro svolto in questi anni e del perché sia importante pensare di esportarlo in altre realtà cittadine:
– Sono stati presi accordi con i commercianti di prodotti ortofrutticoli per recuperare gli scarti
– Per trasportare gli scarti sono stati testati speciali contenitori per alimenti, ma resistenti agli urti e dotati di chip per la tracciabilità dei prodotti
– Sono stati effettuati diversi test per estrarre ed analizzare i principi attivi quali carotenoidi, polifenoli e lipidi in maniera efficiente e con metodologie replicabili, gli screening preliminari hanno visto l’uso di tecnologie costruite ad hoc
– I campioni di ortofrutta da recuperare sono stati analizzati per verificare la quantità e il tipo di contaminanti presenti. L’analisi ha rivelato una concentrazione di sostanze nocive, come i pesticidi, al di sotto dei limiti di rilevabilità strumentale; è stato verificato, inoltre, che il contenuto di pesticidi nei mangimi cala drasticamente grazie al trattamento termico
– Sono stati fatti test per capire come recuperare al meglio i nutrienti presenti negli scarti sia del prodotto fresco che del prodotto post shelf life ovvero successivamente alla scadenza e si è scoperto che i nutrienti erano ancora attivi anche dopo la scadenza indicata sulla confezione
– È stata sperimentata l’interazione con i consumatori proponendo un questionario e consigli di consumo critico
– Diverse le analisi fatte su campioni di prodotto in momenti diversi del processo di trasformazione e recupero al fine di determinare le procedure migliori da seguire lungo tutto il percorso
– È stata testata anche la possibilità di sostituire i film plastici normalmente usati per ricoprire terreni e colture con materiali biodegradabili composti anche da fibre o compost derivanti dagli scarti di ortofrutta mescolati in percentuali diverse con il Mater Bi®, nonché la possibilità di produrre contenitori alveolari per la germinazione che siano alternativi a quelli in polistirene
– È stata indagata l’efficienza di diversi sistemi atti a degradare o essiccare gli scarti (compostaggio, degradazione anaerobica, insilamento, essiccazione)
– Sono stati eseguiti test di germinazione su compost da scarti ortofrutticoli
– È stato prodotto biogas recuperando gli acidi grassi contenuti negli scarti
– Sono state eseguite analisi gestionali ed economiche sulla logistica dei trasporti, sugli imballaggi, sulle scorte alimentari e sulla durata della vita a scaffale
– Sono state realizzate etichette amplificate con QR Code, data di scadenza, lotto, tracciabilità dei prodotti esposti nei supermercati
– È stata creata una piattaforma ICT che mira allo sviluppo di un nuovo market place, alla circolazione delle informazioni e a supportare le interazioni fra soggetti interessati e coinvolti nell’ottica dell’incremento delle best practices e della sharing economy e prospettando una futura collaborazione da parte degli horeca e dei cittadini.

90 le persone coinvolte nella ricerca, 14 le aziende di zootecnia e agricoltura, 48 le ore a disposizione per effettuare tutta la check list e consegnare gli scarti alle aziende destinatarie, 17 mila i chilogrammi di ortofrutta insilati nella prima fase di trasformazione in trincea.

Prima postilla:
“L’insilamento ” si realizza per acidificazione della massa vegetale a opera di microrganismi anaerobi allo scopo d’impedire a microrganismi alteranti e potenzialmente tossici di proliferare all’interno della massa vegetale provocandone il consumo (perdita di valore nutritivo) e lo sviluppo di sostanze insalubri.”

Seconda postilla:
Hanno partecipato a Save i supermercati del gruppo Despar – Fiorino, il Mercato Vascone di Messina, Cosenza, Ragusa, Messina e le loro Pubbliche Amministrazioni (PA), il MIUR, il Dipartimento di Scienza dell’Ambiente, della Sicurezza, del Territorio, degli Alimenti e della Salute (S.A.S.T.A.S.) e il Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche e farmaceutiche, il Dipartimento di Scienze Veterinarie, il Dipartimento di Economia e il Careci (Centro Attrazione Risorse Esterne e Creazione d’Impresa) dell’Università di Messina, la Meridionale Innovazione Trasporti, il Dimeg (Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale) dell’Università della Calabria, il Dipartimento di Scienze Agro Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari, l’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino, l’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Bari, l’Istituto per Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli, , CoRFilCarni (Consorzio di Ricerca Filiera Carni), il laboratorio potenziato PANlab dell’Università di Messina, la Chromaleont Srl, la TSP Tecnologie e Servizi Professionali e, infine, la GTS Consulting.

Save è nato e cresciuto nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013 per le regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, Smart Cities and Communities and Social Innovation (Prot. 84/Ric del 02/03/2012) Asse II Sostegno all’innovazione del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca).

 

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Informazioni su Aleksandra Semitaio

Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine. Vedi tutti gli articoli di Aleksandra Semitaio

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