E grazie per tutto il pesce

 

babel-fish-530x345

La vita ti viene sempre incontro, mi ha detto un amico ritrovato. È vero più che mai, io lo so. Soprattutto ogni 1 aprile.

Del primo aprile 2011 molti sanno tanto e in questi anni ho condiviso tantissimo, ma non ne ho mai davvero scritto, perché è molto difficile. Del primo aprile 2015 qualcuno sa qualcosa: è la data che ha innescato il processo di trasformazione che mi ha reso ciò che conoscete e ha dato i natali a questo blog e a tutto quello cui sono andata incontro quest’anno, ed è tantissimo, più di quanto ho fatto negli ultimi sedici anni. O forse è solo qualcosa di diverso dal vecchio percorso.

1 aprile 2011

Era un giorno assolato, molto più caldo di quanto ci aspettassimo, un giorno in cui stranamente nessuno pensò a fare pesci d’aprile: c’era da lavorare, da portare a spasso Pablo per i sentieri in mezzo ai campi e togliersi anche le giacche leggere. Io avevo l’auto dal meccanico e D. venne a prendermi a lavoro con lo scooter. Ci fermammo in un pub a prendere una birra lui e un gelato io.

Aveva mal di testa, mi disse, ed era sudato. Parlammo di lavoro, della nostra giornata, del fatto che in mezzo ai campi, rincorrendo Pablo, gli erano caduti gli occhiali per terra. Andammo a prendere l’auto e tornammo a casa separatamente. Io arrivai qualche minuto dopo di lui che nel frattempo aveva già acceso il pc nello studio, ma non riusciva a mettersi seduto.

Me lo disse tre volte di andare in piscina, che lui si sarebbe steso un po’ sul lettino dello studio e mi fece accendere Radio24. Mi chiese dove fosse Pablo. E Pablo era in giardino. Spense la radio, vomitò e la mano destra gli si chiuse a pugno con il pollice all’interno delle quattro dita. Mi disse un’altra cosa e fu l’ultima volta che sentii la sua voce.

La centralinista del 118 pensava fosse un pesce d’aprile. Non me lo disse davvero, ma disse che non avrebbe mandato l’ambulanza se poi la persona che stava male si rifiutava di salirci. Come se potesse rifiutare qualcosa, ebbi il tempo di pensare.
L’ambulanza non sarebbe arrivata.

Ogni volta, alla stessa ora, il primo di aprile 2011, c’è una me che chiude il telefono in faccia alla centralinista, chiama L. e dice: “vai a prendere F. a casa e venite qui perché D. sta male e dobbiamo andare al pronto soccorso. Subito.”. Non una parola di più, non una di meno. Fu così che D. entrò nella sala di primo soccorso esattamente nel momento in cui il suo cervelletto decise che non doveva più farlo respirare. Fu così che il cervello non perse neanche un secondo di ossigeno.

1 aprile 2015

L’ossigeno è uno dei composti chimici che segnalano la presenza della vita. Un po’ di ossigeno, diciamo, quando intendiamo che abbiamo bisogno di denaro per tirare a campare meglio. Di solito questo tipo di ossigeno arriva quando abbiamo un lavoro.

Io, invece, ho ricominciato a respirare quando il 31 marzo dell’anno scorso mi sono congedata dall’azienda di Siracusa che non mi voleva più: fine contratto a tempo determinato. Di lavori ne ho fatti tanti, soprattutto amministrativi, solo un’altra volta sono stata felice di aver perso un lavoro: quando mi avevano messo in catena di montaggio a riempire flaconi di balsamo per i capelli.

Così, il primo aprile di un anno fa, con in mente l’altro “compleanno”, mi sono ritrovata a chiedermi se potessi fare qualcosa di diverso una volta tanto, se potessi reinventarmi. Quando ero di buon umore, mi veniva in mente Marina Ripa di Meana e quel terribile film anni ’80. Quando avevo lo spleen, pensavo a mio padre, perché eravamo quasi coetanei e per un po’ ho avuto il privilegio di pensare le cose come le vedeva lui.

La decisione non è stata immediata, non ho smesso di cercare lavoro di punto in bianco, perché non so stare senza, ma ho iniziato a leggere sempre di più gli inviti che mi arrivavano per caso dalla rete (no, non davvero per caso, sapete come funzionano Google e Facebook, più cerchi qualcosa, più te la propongono). Comunque, a pensare di potermi reinventare e pure a scriverlo, l’ho sparata grossa. Perché a conti fatti in questi anni ho fatto un lungo giro in tondo e sono tornata da dove ero partita eoni fa: alla scrittura.

I primi due autentici fattori di svolta sono arrivati fra aprile e giugno: il network di Work Wide Women, grazie al quale ho iniziato a seguire corsi online su Facebook marketing, social advertising e blogging e il network EWMD di Reggio Emilia.

Ho aperto questo blog sull’onda delle suggestioni lasciatemi da Panzallaria.com e da VM-MAG, a maggio ho iniziato a collaborare con blogdinnovazione.it e a giugno ho partecipato a un fantastico workshop di empowerment digitale a Modena organizzato da EWMD e dalle Girl Geek Dinners.

A luglio ho varcato per la prima volta l’ingresso di Impact Hub Siracusa, ad agosto ho conosciuto il giornalista che è diventato il mio direttore per la rivista online GustoNews.it. Fra settembre e ottobre ho collaborato all’editing di alcuni capitoli del libro “Content marketing” edito per Hoepli. A dicembre ho preso contatti con l’assessorato all’istruzione di Avola per il progetto di Coding 4 Avola.

Da gennaio in poi Francesco ha iniziato a lavorare alla progettazione del sito apirolio.net, mentre io ogni tre per due gli propongo un cambiamento e aggiungo dettagli (sono una pessima cliente per un web developer).

L’obbiettivo, ora e sempre, è quello di scrivere di suggestioni e progetti, di scrivere contenuti ancora più glocal, di abbreviare gli articoli, rendendoli fruibili anche da smartphone per quelli che stanno diventando presbiti come me e che leggono cose anche mentre stanno lavando i piatti dopo pranzo, di curare gli orari di pubblicazione e di coltivare quell’interazione fra me e voi che state leggendo. Inoltre a luglio sono 42 e per un infinitesimo istante di tempo sarò la risposta alla vita, l’universo e tutto quanto.

Arrivederci. “E grazie per tutto il pesce” (Douglas Adams)

 

Annunci

Informazioni su Aleksandra Semitaio

Scienze, tecnologia, alimentazione, content marketing e social media sono le mie passioni. Suggestioni e progetti il mio motto. La cultura digitale non è tutto, ma la punteggiatura corretta è fondamentale. Se volete davvero commuovermi mostratemi un'astronave sullo sfondo degli anelli di Saturno o una burrata fresca di caseificio; non necessariamente in quest'ordine. Vedi tutti gli articoli di Aleksandra Semitaio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Al Bar Etna

Il Bar era, è, e auspico resti, quel luogo per riunirsi, stare insieme o soli, scambiare o ascoltare racconti, fatti, idee, informazioni, mentre si sorseggia un caffé o un drink

la Ciarla

a cura di Giovanni Pistolato

ilpagliarino

Che la luce sia con te ...il portfolio fotografico di Luca Pagliarino

IL BLOG DELLA GHIANDAIA IMITATRICE

Peeta: Tu mi ami, vero o falso? Katniss: Vero!!!

pe®izoma

Bisogna farsi Dio

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: