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Crowdfunding Vs caporalato

Photo courtesy of Funky Tomato

Photo courtesy of Funky Tomato

Molte sono le riflessioni da fare attorno al cibo e all’alimentazione: dalla coltivazione e produzione alla distribuzione. Solo questi tre aspetti coinvolgono più livelli in più settori. Spesso ci arrivano messaggi contraddittori, ci viene chiesto spesso di preferire alimenti a chilometro zero, di scegliere prodotti delle filiere italiane e contemporaneamente di aiutare le produzioni di paesi poveri ed emergenti, il cui unico sostentamento si colloca nel settore agricolo e nella diffusione di coltivazioni peculiari di certe zone del mondo.

Come acquirente io cerco di fare entrambe le cose, perché le ritengo importanti entrambe. Può sembrare impossibile da fare, ma nel mio piccolo credo che, vivendo in un’economia completamente globalizzata, sia necessario per tutti collaborare affinché gli sforzi in campo alimentare, soprattutto nelle condizioni di mercato attuali, siano premiate. Soprattutto se l’obbiettivo è combattere povertà economica e morale.

E qui arriviamo a Funky Tomato. Scrive Chiara Baldi su StartupItalia! “Migranti che lavorano alla coltivazione e alla raccolta di pomodori senza essere sfruttati dai caporali. Anzi, persino con un contratto regolare. Non è un sogno ma una realtà piuttosto solida, questa: si tratta di Funky Tomato, un’azienda che coltiva, raccoglie e imbottiglia pomodori a filiera partecipata. Nata da pochi mesi, Funky Tomato produce salsa di pomodoro in Basilicata.”. “Per questo è stato lanciato un crowdfunding sulla piattaforma di Produzioni dal Basso che ha già raccolto un grande sostegno in giro per l’Italia, i cui proventi verranno suddivisi tra le tre realtà aderenti.”.

Vi confesso che avrei voluto scriverlo io, ma è bello anche diffonderlo, questo articolo. Quindi prendete questo link e leggetene tutti, intanto. Concetto e informazione fondamentale, da comprendere e trasmettere il più possibile: i primi promotori di eccellenze del genere sul nostro territorio è necessario che siano distributori e trasformatori degli alimenti. Un impegno (anche bello e divertente, nonché gustoso) che crea un circolo virtuoso fra esercenti, clienti e produttori. E infatti, scrive sempre Baldi: “Chi acquista sono principalmente ristoratori che fanno micro-distribuzione, distributori equo solidali, minori, qualche privato. Sono proprio i clienti che hanno creduto nell’iniziativa ad aver acquistato 20mila bottiglie di salsa di pomodoro, pelati e pomodori a pezzi.”.

Facciamo un bel “ciaone” ai caporali?


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