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CyberMediAvola: per una cultura della privacy e dell’informazione

Se è vero che i dati del patrimonio informativo pubblico in quest’epoca devono necessariamente aperti e condivisibili da chiunque, d’altro canto è più che giusto che i nostri dati personali siano tutelati nel miglior modo possibile.

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Entrambe le istanze e necessità non sono responsabilità demandabili a idee fumose su enti o istituzioni che ci siamo fatti nel corso delle nostre esperienze di vita sociale e politica.
La responsabilità è prima di tutto nostra: chi meglio di ognuno di noi sa cosa vuole e può condividere della sua vita? E chi meglio di noi sa quanto possono essere utili le informazioni provenienti da Pubbliche Amministrazioni, istituzioni e stampa?

Notevole a questo proposito l’iniziativa di un gruppo di miei concittadini di Avola di costituirsi in team di lavoro e organizzare un convegno divulgativo su comunicazione, informazione, privacy e sicurezza presso il centro giovanile di Viale Mattarella. L’evento si è tenuto il 27 dicembre 2015 ed è stato un buon punto di partenza per imparare e confrontarsi su temi che ci coinvolgono tutti ogni giorno.

Sebbene sia sempre molto coinvolta in attività che si svolgono nel comune di Siracusa grazie alle iniziative di Impact Hub, è stato piacevole e importante partecipare al convegno, perché mi ha dato la possibilità di incontrare i miei concittadini sul vasto territorio delle tematiche che riguardano la comunicazione a tutto tondo.

Il gruppo di relatori è composito tanto quanto complessi e vasti gli argomenti affrontati. Due giornalisti, Cenzina Salemi per il quotidiano La Sicilia e Antonio Dell’Albani per Il Giornale di Sicilia, un blogger, Antonino Campisi per Avolablog, Chiara Marescalco, social media manager e Ilaria Sangregorio, social media specialist, Salvatore Rametta, presidente di ALUG (Avola Linux User Group) e il moderatore, Gianni Amato, cyber security expert.

Le suggestioni ricevute sono state tante, parte del pubblico si è lasciato coinvolgere dai racconti sul ruolo dell’industria della stampa nella nostra vita, altri dai racconti sui social media, sulla pubblicità online e sul ruolo preponderante che hanno le tecnologie che tutti possediamo fra smartphone e pc.

Il giornalista ideale di Antonio Dell’Albani è colui che segue la deontologia professionale, una persona che non si lascia fuorviare dall’immediatezza e dalla facilità di utilizzo e diffusione delle notizie offerta dai social media, ma persegue il convincimento che essere veritieri e onesti con i propri lettori sia fondamentale. E in effetti, perché non preferire questo tipo di giornalismo alla moltiplicazione becera di news inconsistenti e spesso false? Premiare chi ci racconta gli avvenimenti facendo una verifica costante delle fonti, è fondamentale per avere un servizio di qualità.

Qualità che, secondo Cenzina Salemi, si esplica attraverso un forte senso di responsabilità da parte del giornalista e favorendo l’interazione con i lettori. I giornali dovrebbero dare le notizie che il cittadino non vuole leggere, piuttosto che preferire esclusivamente schemi funzionanti e di successo, ma succubi dei proventi provenienti dalle pubblicità. Occorre, però, trovare un equilibrio fra la necessità di sopravvivere a leggi di mercato crudeli e una rinnovata spinta a produrre informazione autentica.

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L’autenticità è sicuramente una delle qualità che sono di ispirazione per gli articoli e le fotografie di Nino Campisi, in assoluto il blogger più conosciuto ad Avola. Campisi ci racconta che ha iniziato a collaborare con Avolablog condividendo le sue fotografie. Condivisione, passione e trasparenza, senza dimenticare una grande attenzione per gli aggiornamenti costanti delle news offerte dal blog, sono, secondo Campisi, le basi per costruire la propria credibilità.

E l’informazione credibile su cui dovremmo fare affidamento, quali strumenti usa e con quali intenti, nell’epoca della diffusione di internet e delle nuove tecnologie su vasta scala?
L’informazione online mette a dura prova giornalisti e lettori: multimedialità, tempestività e fruibilità sono i cardini della stampa online.

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Contenuti personali: persi e ritrovati nella rete

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Ho chiesto la cancellazione dei miei dati al proprietario di un sito internet nei cui database risultavo ancora registrata dopo circa 15 anni. L’ho fatto non perché il sito in se stesso fosse un problema, anzi: a quel tempo, quando muovevo i primi passi sul web, fu uno dei primi siti che accolse una ragazza timida che scriveva poesie e voleva farsi conoscere in rete.

Quando cerco la nuova me stessa su Google, per verificare il grado di indicizzazione dei miei articoli su blogdinnovazione e su questo blog e per verificare il tipo e la quantità di informazioni su di me, non posso ignorare che alcuni risultati siano datati e altri bizzarri e un po’ imbarazzanti:
– il secondo risultato dopo il mio profilo Twitter è il sito di cui vi ho raccontato più sopra;
– l’ottavo risultato (quindi sempre in prima pagina) è il link a un profilo privo di contatti su ilmiolibro.kataweb.it, però contiene una frase figa scritta di mio pugno sul concetto di poesia (e ovviamente non ha nulla a che fare con quello che scrivo adesso);
– in seconda pagina c’è addirittura l’orribile presentazione su Google +.
E non procedo oltre.

A giugno di quest’anno, durante il workshop Donne Digitali di EWMD (European Women’s Management Development, associazione europea per la formazione manageriale femminile) a Modena, Francesca Parviero (@fparviero su Twitter) ci chiese se avessimo mai controllato i risultati di Google sul nostro nome. Un buon punto di partenza per valutare la nostra visibilità e credibilità online a livello professionale e sociale passa anche dai risultati della ricerca.

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Poiché il contenuto è il re del web e Google e i suoi algoritmi di indicizzazione ne sono gli strumenti intrinseci, almeno in quest’epoca, è inevitabile condurre questa verifica per ognuno di noi; sia che siamo blogger, community manager, impiegati amministrativi o operai, sbirciare ciò che il web racconta di noi può essere una sorpresa. Sappiate anche che se avete omonimi e il profilo Facebook blindato, Google troverà ben poco di voi: fate la prova.

Se i risultati della ricerca saranno imbarazzanti, sappiate che in questo caso potrebbero giocare in maniera negativa se state cercando un nuovo lavoro, una posizione sociale migliore, anche una relazione amorosa. È anche per questo motivo che recentemente è stata introdotta la possibilità di chiedere il diritto all’oblio che ci permette, facendo richiesta a Google o ai singoli siti, di eliminare dalla rete tutti o alcuni dei contenuti su noi stessi, che siano essi notizie, link, video o immagini.

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Tutti noi produciamo o condividiamo contenuti, sia che rappresentiamo un’azienda o siamo noi stessi il nostro brand, sia che vogliamo iniziare una carriera che ci metterà sempre più in evidenza all’interno dei social media o sui media in generale sia che siamo social addicted. Quello che ci interessa in questo momento non è verificare che i contenuti in questione abbiano un valore intrinseco, ma che siano abbastanza rilevanti per Google da indicizzarli e mostrarli.

Potreste trovare scorie della vostra vita online ovunque, anche in seconda e terza pagina, fra le immagini e i video, soprattutto se avete un canale Youtube o un profilo Google Plus. Con questo non voglio dirvi che sarebbe meglio non condividere nulla di voi, ma che avete a disposizione molti mezzi per controllare il vostro profilo pubblico e che l’armonia delle informazioni condivise giocherà sempre a vostro favore.


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