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Lavorare fa bene

Non lo dicono tutti, parafrasando una vecchia canzone di Irene Grandi, ma dopo anni in cui ho alternato periodi di disoccupazione o inattività a periodi lavorativi anche impegnativi, sono convinta di questa mia affermazione.

Lavorare fa bene soprattutto se i diritti fondamentali e magari anche qualcuno di quelli considerati accessori, vengono rispettati; e fa molto bene a noi donne in questi anni di crisi in cui siamo le prime ad essere penalizzate, se formazione, competenze e la regione del mondo in cui viviamo non ci favoriscono. Basterebbe effettuare una semplice ricerca su un sito come infojobs per rendersi conto dell’abisso che separa la provincia di Siracusa con quella di Padova e della cronica mancanza di opportunità in certe zone d’Italia.

Poca carne al fuoco ancora? Più passano gli anni, più sento mancarmi il terreno sotto i piedi perché, non solo si sono quasi azzerate le opportunità di lavoro, ma anche quelle formative, ormai rivolte per la maggior parte a coloro che hanno al massimo trentacinque anni oppure semplicemente di scarsa qualità e messe su solo per ottenere fondi.

Disparità di genere e di età a parte, occorre considerare che per un lavoro per il quale fino a dieci anni bastava avere un diploma, un corso di formazione e una manciata di competenze, adesso bisogna essere laureati ed avere un certo numero di skills in cui l’esperienza nella vendita della Fontana di Trevi a Peppino De Filippo è più che fondamentale; è vitale.

Non è mio intento disprezzare nessuno: è diritto di ognuno il lavoro e non esiste un mondo perfetto. Uno degli argomenti che vorrei raccontare è ciò che affronto ogni giorno nella mia lotta quotidiana per la conquista del mio posto di lavoro perfetto (seee come se esistesse!) ovvero di un’identità meno marginale all’interno della società dei primi anni 2000, e ciò che imparo, leggo, conosco e confrontarmi con i miei futuri quattro lettori.

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« “Quarantadue!” urlò Loonquawl. “Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?”
“Ho controllato molto approfonditamente,” disse il computer, “e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda.” » (La vita, l’universo e tutto quanto – Douglas Adams)

Il numero e la parola

all’inizio è così:
voglio il Sole – tepore nelle ossa stanche –
o la Nebbia umida – e nascondermi:
a volte il Tempo è immoto.
ma ho dita veloci e numeri
e affari non miei.
Nessuno Muore
durante gli Infiniti Calcoli.


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