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La Felicità INterna Lorda

Arriva un momento nel quale è necessario raccontare. Il tentativo è sempre quello di essere brevi e comprensibili, trasmettere il messaggio e le informazioni il più possibile, donare a chi legge l’opportunità di raccontare a sua volta e di agire.

Già tre frasi di una premessa che forse potevo risparmiarvi. Da qualche parte ho scritto e in qualche momento ho detto che la Felicità è impegnativa. Succede oggi, 3 dicembre 2016, che a Catania, durante il Festival della Felicità INterna Lorda, sono e siamo arrivati a un punto di non ritorno nel quale le energie messe in campo devono concretizzarsi in azioni.

Siamo in Sicilia, regione del mondo complessa, da sempre e per sempre crocevia di culture e istanze che si spingono oltre antiche abitudini, mentalità deleterie e pregiudizi. L’urgenza è quella di comunicare al meglio ciò che sta succedendo e ciò che vogliamo che accada. Mettervi e metterci tutti (o la maggior parte di noi) nelle condizioni di agire i cambiamenti profondi che stanno attraversando le società di tutto il mondo.

Ognuno di noi a suo modo, con e senza sovrastrutture intellettuali, si chiede almeno una volta nella vita: cosa posso fare? Non è una domanda filosofica, detto volgarmente; è una domanda che ha a che vedere con la vita pratica, spesso è autoreferenziale: cosa posso fare per vivere meglio? Cosa posso fare per far vivere meglio la mia famiglia? Cosa posso fare per far vivere meglio i miei amici, i miei concittadini?

Cosa possiamo fare, quando abbiamo voglia di fare qualcosa e siamo immersi in quella che Giovanni Verga chiamava la “fiumana della vita”? Girarci a guardare negli occhi chi ci è accanto, per incominciare.

Cosa vuol dire agire concretamente? Trasmettere pratiche, competenze, raccontare ciò che produciamo, compiere azioni che incidano sulla società in cui viviamo: fare. Dare il giusto nome alle cose, comprendere cosa è giusto. Non imporre, ma condividere. Le parole hanno un limite che passa dalla definizione, dal valore che gli diamo. Ma ciò che abbiamo nelle mani è reale. Sì, ci sono delle competenze che albergano nel campo dell’immateriale, allora potremmo provare a tradurre tutto questo in informazioni utili a tutti.

Tutto questo per dire che ci sono delle persone attorno a noi che non vedono l’ora di coinvolgervi. È vero che se si fa insieme, se si prova a fare qualcosa di nuovo, che viene percepito come diverso, forse rischioso, è più facile, più accessibile, più dirompente. Infine, fa meno paura il cambiamento, quando siamo in tanti ad agirlo.

Avete un bisogno, chiedete; avete un problema, parlatene. I problemi si possono rovesciare in bisogni, i bisogni possono essere soddisfatti cercando insieme i metodi da applicare.

Potrei raccontarvi progetti, invece vi invito a cercarli, conoscerli e farvi coinvolgere. È faticoso? Avete altro da fare? Siete sicuri che ciò che state cercando di fare non abbia la risposta in quello che vi ho scritto?

C’è un bambino in una stanza che dà su una scala, dove porta la scala? Noi siamo quel bambino?

 

“Use your heart, use your hands” (Gunter Pauli)
And use your brain 😉

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Il Bar era, è, e auspico resti, quel luogo per riunirsi, stare insieme o soli, scambiare o ascoltare racconti, fatti, idee, informazioni, mentre si sorseggia un caffé o un drink

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