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Snapchat si fa storytelling anche in Italia

Frotte di snappers italiani stanno finalmente riempiendo Snapchat delle nostre molteplici voci, da nord a sud, spesso con risultati interessanti dal punto di vista della narrazione di un territorio, di un evento e anche della vita universitaria e associativa, nonché di quella professionale.

Alcune di queste storie ve le racconterò in Impact Hub Siracusa il 22 giugno, durante il workshop sul quale sto lavorando in questi giorni e di cui vedrete la cover qui sotto: ospiti graditissimi e interessanti in arrivo!

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Nel frattempo, io procedo con i miei esperimenti i cui risultati sono un aumento dei follower, ma soprattutto di interazioni proficue che fanno viaggiare idee e buone pratiche in lungo e in largo per la penisola (e anche le isole). Il workshop stesso è nato dall’esigenza di comunicare al meglio questo nuovo strumento che è Snapchat, portandolo lì dove in alcuni casi sembra ancora un social astruso e inutile.

Io ne sto facendo uno strumento per lo storytelling di eventi, oltre a raccontare il mio lavoro per GustoNews, le suggestioni che mi spingono a scrivere qui su Apirolio, i retroscena della mia dieta e un po’ di country life racchiusa fra il panorama degli Iblei e il mare di Avola.

Ho scaricato e editato due delle mie storie di Snapchat per condividerle con tutti.

Il primo evento che trovate più sotto ha visto la partnership fra Movimento Centrale, il bike cafè in Ortigia, a Siracusa, il gruppo di A.S.D. Nordic Walking “Quattro passi in compagnia” e Aruci Dolcezze Siciliane, uno dei migliori produttori di torroni, croccanti e “giuggiulene” che esistano. Tre realtà della Sicilia orientale che si sono incontrare domenica 5 giugno per fare rete e con l’occasione coniugare con sapienza food, wellness e intrattenimento.

Un’altra storia davvero gustosa è quella che ho raccontato grazie a Fuori Teatro, il circuito di eventi che ci conduce in una Siracusa tutta da scoprire, tanto glam, quanto elegante e piacevole, con i suoi locali davvero speciali, la cura dei dettagli e un profondo, appassionato amore per il Teatro Greco e le proprie bellezze.

Quello che vedrete, se non siete ancora utenti del fantasmino, potrebbe sconcertarvi a partire dal formato del video, perciò vi invito a lasciarmi le vostre impressioni, che siano spontanee, esattamente come le storie degli snappers di tutto il mondo.

 

 


Free Wheeling Tour: fare impresa favorendo il turismo accessibile

Siciliani e siracusani di ritorno da esperienze di vita e di lavoro all’estero o in altre regioni di Italia ne ho incontrati molti da quando ho iniziato a frequentare Impact Hub Siracusa. Sono persone che credono nelle potenzialità di questa terra e sono legate ad essa da un amore sincero e lucido. Conoscono pregi e difetti della Sicilia e per questo desiderano sviluppo sociale ed economico per questi luoghi così belli e ricchi di Storia e di storie.

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A volte, come tutti noi in ogni dove in Italia, ritornano all’isola con competenze professionali preziose, altre con idee e progetti nati dal confronto con diverse realtà nazionali e dall’analisi dei bisogni che in qualche modo non vengono soddisfatti.

Non voglio partire con la disamina distruttiva delle mancanze, ma sottolineare che andare incontro ai bisogni sul territorio in cui viviamo, può creare reale opportunità di fare impresa; quindi, fare rete con gli stakeholder esistenti, aggiunge valore e forza alle iniziative e ai progetti. Così stanno facendo i quattro fondatori di Free Wheeling Tour (Daniela Comella, Giusy Pitruzzello, Giovanni Lombardo e Andrea Parisi) una cooperativa di servizi di trasporto che vuole facilitare e sviluppare il turismo e la permanenza in Sicilia da parte di persone con diverse disabilità e dei loro amici e famigliari, a partire da coloro che si muovono con la sedia a rotelle.

Quella che segue è la gran bella chiacchierata fatta con Giovanni Lombardo e Andrea Parisi.

Buona lettura!

Giovanni: Il progetto nasce in modo spontaneo: Andrea da qualche tempo ha acquisito una licenza taxi su Siracusa e svolgendo il suo lavoro si è resto conto che c’erano delle esigenze, dei bisogni particolari che il nostro territorio non era preparato ad affrontare e soddisfare. Parlo di turisti che non possono prendere un mezzo di trasporto qualsiasi e non trovano facilmente personale e organizzazioni pronti a seguirli durante i loro spostamenti.

Io, invece, sono vissuto 28 anni fra l’Italia e l’estero, da undici anni vivevo e lavoravo in Inghilterra con tutta la mia famiglia, a un certo punto abbiamo sentito nascere il desiderio di tornare a vivere a Siracusa, accanto a parenti e amici. Perciò ci siamo dati una possibilità iniziando a ideare un progetto di impresa insieme ad Andrea e sua moglie Daniela, con i quali ci conosciamo sin da quando eravamo ragazzini.

Free Wheeling è nato così e non poteva che nascere qui in Italia, specialmente in Sicilia, luoghi in cui non esistono infrastrutture pubbliche che siano in grado di soddisfare i bisogni quotidiani di vita sociale e di totale accessibilità di coloro che vivono l’invalidità.

D: Quando ti sei trasferito fuori Siracusa quasi trent’anni fa com’era il sistema del welfare? Si respirava già un’aria diversa da quella che vivevamo in Italia?

G: In effetti il welfare e lo special need si stavano sviluppando da parecchio tempo. Attualmente esiste un sistema di nursery ben radicato dedicato agli anziani non autosufficienti grazie al quale le persone possono vivere nelle loro case, con i loro familiari, ma durante il giorno il comune di residenza offre loro un sistema di trasporto e dei centri di incontro in cui passare le giornate in maniera più attiva, ma dotati di assistenza medica. Questo è un esempio come tanti altri che potrei fare, ma che serve a comprendere che in questo momento nel nostro paese sono le iniziative di privati e associazioni che sopperiscono alla mancanza cronica di servizi diversificati.

Di contro, è vero che mancano servizi importanti per la vita della comunità, ma è anche vero che il nostro patrimonio culturale, le bellezze paesaggistiche e quella specifica qualità della vita tutta italiana, informale, con ritmi più consoni alla crescita di una famiglia, sono stati per mia moglie, per i miei figli e per me, i motivi per tornare qui a Siracusa e trovare un modo di permettere anche ad altri di godere pienamente di questi luoghi bellissimi.

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Veduta di Siracusa dalla parte di Ortigia – Courtesy of Agostino Sella

D: E, invece, Andrea, tu sei sempre stato qui a Siracusa?

Andrea: In realtà ho viaggiato molto per lavoro, anche all’estero, ma la mia famiglia ha sempre fatto base a Siracusa, quindi, nelle pause lavorative, sono sempre tornato a casa, pur mantenendo sempre il desiderio di un forte contatto con la strada e con il pubblico. A un certo punto ho deciso di prendere la licenza taxi per mettere insieme la mia passione per la guida al volante (ma non solo, devo confessare che sono anche un velista appassionato) con la necessità di non allontanarmi per lunghi periodi da Siracusa.

Durante le giornate in taxi vengo a contatto con tanti clienti diversi che mi portano le loro storie, le belle esperienze che fanno nello nostra città e anche i problemi come quello di spostarsi nel siracusano e nel ragusano in assenza di mezzi pubblici o di agenzie di trasporto organizzate. Spesso, durante la bella stagione, ho scoperto che il turismo su Siracusa è molto vario, ci sono persone, anche su sedia a rotelle oppure sorde o non vedenti, che vengono da queste parti per fare sport, non solo per godersi le bellezze del paesaggio o la buona cucina. Tanto che abbiamo pensato di sviluppare diversi pacchetti di servizi dedicati alle varie tipologie di utenti.

Devi tenere conto che la clientela, cosiddetta disabile, a cui ci rivolgiamo, è molto dinamica, abituata a spostarsi, a viaggiare. Sono persone già organizzate, che girano il mondo e che vengono qui a Siracusa nonostante le grandissime difficoltà. Ma vorremmo che anche coloro che non hanno mai preso in considerazione l’idea di venire in Sicilia, sappiano che possiamo fornirgli tutto il supporto logistico di cui hanno bisogno.

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Open data e smart community, cosa succede a Siracusa

Cosa accadrebbe se, enti, organizzazioni, associazioni, confederazioni presenti a vario titolo in una città e che si occupano di monitorare ambiente, traffico, meteo, coste marine, zone archeologiche e museali, imprese, esercizi commerciali, horeca, cinema e teatri avessero a disposizione una piattaforma istituzionale per inserire i dataset proprietari aperti ? (La ridondanza è voluta).

Questo articolo è diretto a loro, è un invito a prendere in considerazione la pratica della condivisione dei dati in loro possesso. Ovviamente, per chi fosse a digiuno di queste pratiche, non sto parlando di dati sensibili, ma di informazioni che normalmente si trovano frammentate su siti, elenchi e brochure, ma che potrebbero essere messe insieme per creare applicazioni utili a tutti, cittadini e turisti. Facendo girare l’economia e rendendoci la vita più facile e bella.

Il 3 e 4 dicembre 2015 si è tenuto a Siracusa un incontro prezioso, due giorni per riflettere e confrontarsi sulle opportunità che il digitale offre per l’urbanesimo del futuro della città del nord est siciliano. Presso la Camera di Commercio del comune, il convegno “Siracusa smart city strategy” ha coinvolto amministratori locali, stakeholder e i cittadini in un format basato sul brainstorming e lo storytelling di ciò che rappresentano la cultura digitale e il concetto di smart community per la società civile tutta.

Gli obbiettivi guida, ovvero mobilità, partecipazione, fare impresa e ambiente, sono stati analizzati e riscoperti grazie al sostegno del piano di sperimentazione del progetto Prisma, finanziato dal MIUR per lo sviluppo di una piattaforma IT innovativa di servizi e-government basati su cloud (il portale web www.siracusa-smartcity.it), scelta dall’amministrazione locale per digitalizzare i processi di gestione della città e renderli più fruibili e smart per i suoi abitanti. (Rif. comunicato stampa a cura di Giorgio Pennisi, Ufficio stampa Prisma).

Qui su Apirolio tenterò di esporre in lungo e in largo la due giorni appena conclusa, mentre, se avete voglia di una piccola storia e di un riassunto divulgativo del progetto, potete seguire questo link al mio articolo su Siracusa Online, che mi ospita gentilmente per la terza volta con mia grande gioia.

La nuvola di concetti, pratiche e idee nate dal confronto è la seguente:
open data, tracciabilità, coinvolgimento, valore, bidirezionale, monitoraggio, feedback, legalità, reti di reti, digitalizzazione, evidenza delle procedure.

Su tutti, mi permetto di affermare che spiccano gli open data; soprattutto in questo momento in cui la Pubblica Amministrazione deve necessariamente adattarsi e strutturarsi per operare attraverso il digitale e, soprattutto, nel momento in cui la vita di tutti noi è pervasa dall’uso consapevole e inconsapevole degli strumenti tecnologici a nostra disposizione.

I dati aperti sono l’ennesima opportunità da non perdere, come ci raccontano Francesco Paolicelli per Lecce e Matteo Tempestini per Prato.

Quindi

COSA SONO GLI OPEN DATA? COSA RAPPRESENTANO PER IL COMUNE DI SIRACUSA? (Una nota a cura di Tarcisio Costanzo)

Il fenomeno degli Open Data per i comuni e l’amministrazione pubblica in generale risponde ad una precisa Direttiva del Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.

Il comune di Siracusa, aderendo al piano di sperimentazione del progetto Prisma, si avvantaggia della disponibilità di una piattaforma innovativa tra le cui soluzioni, totalmente open source, integrate su infrastruttura cloud e fruibili come unico strato PaaS (Platform As A Service), prevede un portale dedicato alla pubblicazione dei dati aperti.

Il componente di Prisma dedicato e opportunamente personalizzato a tale scopo è il noto sistema CKAN (ckan.org) uno degli strumenti più potenti oggi disponibili per la pubblicazione dei cosiddetti dataset, ossia i “dati aperti”.

Ogni dataset rappresenta una specifica tipologia di dati la cui origine può essere la più disparata, ma il cui processo di validazione e pubblicazione rispetta precise regole, sulla base delle quali ogni dataset viene anche classificato con l’attribuzione di un rating relativo a varie caratteristiche nonché al grado di interoperabilità.

Ogni dataset potrà inoltre essere correlato alle APP che lo utilizzano ed è a disposizione di chiunque voglia usufruirne per creare servizi e nuove soluzioni.

Nell’ambito del piano di sperimentazione Prisma le stesse soluzioni della piattaforma saranno le sorgenti principali dei dati pubblicati; in particolare, della soluzione del decoro urbano (City Reporter), verranno pubblicati i dati sulle segnalazioni di guasto o disservizi ricevute dai cittadini attraverso l’app, mentre della soluzione di mobilità (City Mover), verranno esposti i dati del servizio Siracusa D’Amare (navette elettriche) relativamente ai percorsi, fermate e orari delle navette in formato standard GTFS, un formato riutilizzabile da tutte le soluzioni che utilizzano questo standard di livello internazionale.

Si tratta dei primi due esempi concreti di opendata attraverso i quali si vuole aprire la strada ai processi di raccolta, normalizzazione, validazione e pubblicazione di una miriade di dati aperti che Siracusa sarà sicuramente in grado di produrre.

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Un piano per gli animatori digitali delle scuole di Siracusa

Piano Nazionale Scuola Digitale, innovazione, condivisione, coinvolgimento, smart city, smart community, città educativa, cultura digitale, cultura della programmazione, fare rete, coding.

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Ci sono molte persone impegnate nel tessuto sociale cittadino che stanno cercando di rinnovare la città: associazioni, imprenditori, operai, insegnanti, studenti, professionisti. La necessità c’è ed è stata espressa, ma quello che vorrei raccontarvi è che fare rete permette di intercettare fondi e progetti più complessi e meglio strutturati che potrebbero davvero fare la differenza per la città di Siracusa.

Poiché sono tante belle parole e molti penseranno che queste necessità sono imposte dall’alto e che i bisogni dei siracusani sono altri e meno raffinati, occorre che vi dica che molte delle persone che sono già coinvolte in questo processo di innovazione non lo stanno facendo perché si arricchiranno. E sono consapevole che per molti di voi queste persone sono assolutamente folli. Penserete che probabilmente non hanno bisogno di pagare le bollette, arrivare a fine mese oppure andare dal dentista.

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Se state cercando lavoro, se state cercando di offrire ai vostri figli l’istruzione migliore affinché, da adulti, possano condurre una vita più che dignitosa, se una città più sicura e meglio organizzata per attirare i turisti tutto l’anno è uno dei vostri desideri perché vorreste far funzionare meglio la vostra attività, se vorreste cambiare lavoro, un modo per realizzare i vostri desideri ci sarebbe. Rendendo le cose semplici, guardatevi in tasca o nella borsa: uno smartphone.

In uno smartphone sono contenute tutte quelle belle parole che ho scritto all’inizio, perché ci sono applicazioni (Facebook, Whatsapp, il navigatore, il meteo, i numeri di telefono dei vostri figli, genitori, coniugi, amici, fornitori, enti, associazioni, indirizzi, pubblicità, e-mail, giochi, fotografie).

Il vostro intero universo vitale può essere contenuto in uno smartphone, ma molti di noi non hanno la più pallida idea di come funzioni e, soprattutto, di quanto sia utile e potente questo strumento.

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Non vi sto dicendo che dovete smettere di condividere foto di gattini o di darvi il buongiorno tutte le mattine, vi sto dicendo che potete condividere anche molto altro e aiutare i vostri figli a comprendere il funzionamento di queste cose per usarle con consapevolezza e per riappropriarsi della propria vita e del proprio futuro.

Qui a Siracusa c’è un lavoro consistente da fare, il 9 dicembre sera c’è stato un incontro fra insegnanti (un folto gruppo agguerrito), l’assessore alle politiche scolastiche e all’innovazione del Comune, Valeria Troia, la digital champion, event manager, co-fondatrice di Impact Hub Siracusa Viviana Cannizzo e il presidente dell’associazione Studiare Digitale Saverio Rizza, per spiegare il Piano Nazionale Scuola Digitale e le sue opportunità, in più sono stati chiesti i contatti degli insegnanti interessati a creare una rete collaborativa fra istituti scolastici.

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La rete delle scuole è un progetto che può di diritto inserirsi nel percorso più grande che sta inseguendo il Comune insieme alla cittadinanza di creare una Comunità di persone all’interno della Smart City anche se le resistenze e lo scetticismo ci sono. Spiegare, raccontare e coinvolgere sono le prime azioni oltre alla creazione della piattaforma in fase sperimentale di cui vi ho raccontato qualche giorno fa su Siracusa Online.

Eppure il problema rimane sempre che c’è chi dice di non saperne niente e che ci sono immensi ostacoli. Ecco perché comunicazione e condivisione sono fondamentali. La cultura della programmazione è un tassello importante del Piano Nazionale Scuola Digitale perché serve a comprendere che le tecnologie possiamo capirle e usarle in maniera critica e consapevole; e tutto questo serve a creare prospettive future di crescita culturale ed economica. Qui in Sicilia è fondamentale.

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Una premessa ancora, se avete dei dubbi, chiedete: chi vi racconta questi progetti, le associazioni, gli assessori, le persone che partecipano a questi incontri, non aspettano altro che essere interrogati su cosa possiamo fare tutti noi. Non si parla di grandi azioni, ma di azioni piccole, personali, da fare ogni giorno, partendo dalla semplice conversazione su questi temi. Perché ognuno di noi può dare un contributo nel costituire la comunità della città di Siracusa, anche se adesso la chiamiamo smart community, quello di cui stiamo parlando è una grande rete di persone e non è un cosa impossibile.

Gli insegnanti, per esempio, sono stati appena chiamati dal MIUR (il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca) a designare in ogni scuola un animatore digitale. La figura dell’animatore digitale non è un tecnico programmatore, non deve conoscere per forza come funziona un pc, ma è una figura fondamentale che serve a spingere il proprio istituto scolastico, e quindi gli studenti, verso una cultura del digitale più ampia e costruttiva, che sia utile a diffondere informazioni e cultura in un modo aperto e condiviso. E quindi a creare ricchezza, anche attraverso nuove competenze e nuovi lavori e attirando finanziamenti e gemellaggi con altri città che stanno seguendo percorsi condivisibili. Legandosi al tessuto cittadino attraverso azioni che nascono da visioni del territorio su temi come ambiente, economia, legalità, digitale.

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L’apertura e la condivisione sono i concetti alla base di strane cose chiamate open data (i fondamentali della smart city) e open source. Gli open data (dati aperti e accessibili a tutti) e l’open source (le sorgenti aperte) sono alla base del successo sociale ed economico di grandi aziende di cui tutti abbiamo sentito parlare, Google per esempio; oppure sono alla base del funzionamento dell’Internet delle cose (IoT, Internet of things), come il sistema di semafori intelligenti che il Comune di Siracusa ha iniziato a testare e perfezionerà, anche con il vostro aiuto.

Queste cose non si realizzano soffermandosi a osservare gli ostacoli al microscopio, ma cercando insieme soluzioni ai problemi. Cosa possiamo fare? Avete qualche idea? Se siete su Facebook, per esempio potete cercare la pagina “CoderDojo Siracusa” oppure “Presentazione del Piano Nazionale Scuola Digitale”, la pagina “Comune di Siracusa”, andare a vedere cosa stanno facendo di bello a “La Casa dei Cittadini di Siracusa” alla Mazzarrona (di persona), scaricare l’app “Siracusa Mover”, parlare con gli insegnanti dei vostri figli, parlare con i vostri figli.


Fare di più con meno: operatori green a Siracusa

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Era l’estate del 2014, quando visitai per la prima volta il comune di Ferla, in provincia di Siracusa. Fu amore a prima vista per i coloratissimi bidoni per la raccolta differenziata dei rifiuti sparsi per il centro storico.
Iniziativa lodevole, pensai; ce la faranno? Mi chiesi.
Quella sera ancora non sapevo che il 28 novembre del 2015 avrei incontrato i promotori di quest’onda del cambiamento che sta travolgendo amorevolmente Siracusa e la sua provincia.
Nella speranza di comunicarvi che la partecipazione e il sostegno di tutti sono le fondamenta del cambiamento e dell’innovazione sociale e culturale, torno a scrivere storie di economia sostenibile e di innovazione sul territorio di Siracusa.
Perché partire da Ferla? Michelangelo Giansiracusa è un sindaco lungimirante, che ha compreso appieno il valore del fare la differenziazione dei rifiuti sul territorio comunale con l’obbiettivo di costruire una rinnovata identità della comunità di Ferla.
Valore che si esplica economicamente, grazie al fatto che il Conai premia i comuni virtuosi, e si esplica materialmente e culturalmente.
Fare la raccolta differenziata ci mette in movimento, ci permette di riflettere sulla qualità e sulla quantità dei rifiuti che produciamo: quanta plastica ci beviamo, quanta frutta e verdura mangiamo, se sappiamo riconoscere e distinguere i materiali e gli imballaggi che contengono le nostre vite.
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Fare la raccolta differenziata ci permette di fermarci a riflettere su come organizzarci per ottimizzare i risultati e gli obbiettivi, ci costringe a osservare cosa passa dalle nostre mani e a decidere consapevolmente se mandare un oggetto in una discarica per lo spazio di una vita oppure riciclarlo, dargli una seconda possibilità e darla a noi stessi e al posto in cui viviamo.
Ferla è comunità, cittadina, pubblica amministrazione ed è, quindi, l’ingresso su un mondo di imprese, associazioni e pubbliche amministrazioni che sabato 28 novembre si sono incontrate negli spazi di Impact Hub, in Via Mirabella a Ortigia.
Nella cornice green della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, la priorità è stata raccontarsi, confrontarsi e avviare un progetto di promozione e sensibilizzazione del territorio siracusano sul tema delle buone pratiche per operare in modo sostenibile sul territorio.
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L’introduzione del progetto “Fare di più con meno” è stata fatta a cura di Viviana Cannizzo (digital champion di Siracusa, catalizzatrice sociale, co-fondatrice di Impact Hub e molto altro) che ci ha detto: Comportarsi eticamente può essere un valido fattore di sviluppo economico che può creare nuove dinamiche; le aziende presenti all’incontro ne sono un esempio..

È intervenuta anche Emma Schembari (consulente ambientale di cui vi ho raccontato in questo articolo) dicendo: “Questa settimana è un’occasione per mettere sul tavolo tutte le esperienze amministrative, associative e imprenditoriali che negli ultimi due anni stanno emergendo con forza. E tutto sta accadendo in un momento economico così difficile, anche per i consumatori che guardano a questa variabile di impatto anche se ci sono priorità e necessità importanti che puntano a sostenere il costo più basso possibile in ogni ambito della nostra vita. È importante sentire che state lavorando in una città che ha come priorità il sistema della Circular Economy e che associazioni, amministrazioni e imprese si stiano costituendo in piattaforme collaborative.“.

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E prezioso è stato il racconto di Dario Ferrante, ideatore e promotore del Festival delle Energie Alternative che da otto anni promuove il tema delle energie rinnovabili e del risparmio energetico in Sicilia. Cito dal sito: “Il Festival energie alter-native ha lo scopo di creare una community di aziende, associazioni, enti ed artisti che si incontrano tutto l’anno per diffondere la cultura e le applicazioni pratiche delle energie rinnovabili.“.

Ecco, quindi, che il racconto sul Festival non può che essere l’esempio più strutturato di come creare e promuovere una comunità di imprese e persone che hanno a cuore l’ambiente e i territori in cui viviamo. Perché: “la Sicilia è da anni teatro delle nuove energie alternative e attira l’attenzione delle aziende di tutta Europa che investono in Sicilia nel campo delle energie pulite in tutte le loro forme: eolico, fotovoltaico, biomasse.”.

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È intervenuto anche l’ingegnere Luigi Grasso di Etna Hitech, il consorzio di imprese informatiche che sta attivamente collaborando alla creazione e strutturazione del progetto Siracusa Smart City nell’ambito di Prisma, la soluzione cloud open source a servizio della Pubblica Amministrazione. Un progetto che mira a costituire un ecosistema digitale comunitario e di cui vi racconterò in occasione della due giorni del 3 e 4 dicembre per Siracusa Smart City Strategy.

Il digitale, che sembra essere a latere dei progetti relativi all’impatto ambientale e al recupero di un valore del territorio, è invece uno degli attori importanti di questo momento storico. Partendo dal concetto semplice, ma impegnativo, della dematerializzazione (pensiamo a procedure che ci permettono di diminuire l’uso della carta negli uffici pubblici), arrivando alle infinite possibilità di creare reti civiche orizzontali e trasversali che coinvolgano a vario titolo cittadini, imprese, amministrazioni e associazioni col fine di migliorare la vita di tutti.

Al termine dell’incontro  la serata è proseguita in Piazzetta dei Mergulensi dove i locali della piazza hanno offerto un aperitivo green e abbiamo assistito alla sfilata di abiti riciclati a cura delle splendide donne dell’associazione Rici-creo laboratorio di riciclo creativo del comune virtuoso di Ferla.

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Queste le aziende presenti:
Movimentocentrale: bike cafè siracusano attivo per quanto riguarda il tema della mobilità sostenibile;
TusiBio – eco packaging: azienda che vende packaging compostabile biologico come posate e piatti (ma non solo);
Futuro Solare Onlus, associazione che ha realizzato il primo prototipo di autovettura alimentata ad energia solare ovvero Archimede 1.0;
Eco-green che ha realizzato la case dell’acqua nel comune di Ferla ed altre quattro nel comune di Siracusa;
Ecomac, impianto che raccoglie e separa imballaggi in plastica, carta e cartone e fa raccolta pet e lattine attraverso le macchine compattatrici;
– Asso Agricoltura, ditta leader nel settore del giardinaggio promotrice della bio-triturazione a domicilio con rimessa in ciclo naturale;
Pony in bici, servizio di ritiro/consegna pacchi in bicicletta a zero emissioni di CO2 per la città di Siracusa;
– Onda Energia, azienda che si occupa di ottimizzazione energetica ed ha realizzato alcune casette dell’acqua a Siracusa.


Melilli SI differenzia, ma anche Siracusa, Avola, Noto…

 

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Paghiamo questo servizio, usiamolo. Ma soprattutto, lo sapevate che una corretta raccolta differenziata dei rifiuti ci permette addirittura di guadagnare?

In occasione della Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti (SERR) ho avuto l’opportunità di prestare il mio aiuto per attivare la comunicazione durante le visite presso l’impianto di recupero di rifiuti speciali non pericolosi di Ecomac Smaltimenti S.r.l. a Siracusa, insieme agli alunni di seconda media della sezione A e C dell’istituto G.E. Rizzo, le loro insegnanti e un folto gruppo del Centro Incontro Anziani di Melilli venuti in visita all’impianto nell’ambito del progetto “Melilli SI differenzia”.

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Il progetto è stato fortemente voluto dall’amministrazione comunale di Melilli e da Emma Schembari con la partecipazione di alcune associazioni di volontariato e dalle scuole del comprensorio. Emma Schembari è consulente giuridico, economico e ambientale per il sistema camerale italiano, per il comune di Melilli e per altri comuni che hanno puntato sulle politiche di sostenibilità.

La SERR 2015 (anche su Facebook) ha come tema portante la Dematerializzazione ovvero, il motto “Fare di più con meno”, e punta alla diffusione più ampia possibile del concetto che riduzione, riutilizzo, recupero e riciclo siano buone pratiche fondamentali per un presente e un futuro sostenibili sia a livello ambientale che economico.

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Sostenibilità ed Economia Circolare (Sustainability and Circular Economy) non sono solo belle parole, ma due concetti inscindibili che, in questo particolare momento della storia delle civiltà umane e, della storia sociale, economica e politica della Sicilia, rappresentano un’autentica opportunità di miglioramento di tutta la società civile.

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L’impianto che ci ha ospitato raccoglie e separa ulteriormente, se necessario, imballaggi in plastica, carta e cartone, lattine in alluminio e sfalci di verde pubblico e molto altro provenienti da 6 enti locali (Siracusa, Melilli, Avola, Noto, Palazzolo e Canicattini Bagni) e 35 aziende. Fra gli imballaggi in plastica conferibili secondo i regolamenti del Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), i PET (come le bottiglie dell’acqua) e gli HDPE (i flaconi di detersivi e detergenti) sono i materiali da riutilizzare in un ciclo pressoché infinito che ci permette di ricavare fibre plastiche che possono diventare tessuti come il pile, per fare un esempio.

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La cosa bella che noi e i nostri comuni possiamo goderci grazie all’esistenza del Conai è che questi materiali hanno un valore talmente elevato che se li depositiamo in una discarica a morire, costituiscono un costo e per questo veniamo tassati; ma, se decidiamo di effettuare una corretta raccolta differenziata, i materiali riciclabili diventano un autentico guadagno. Più differenziamo, più i nostri comuni vengono premiati ricevendo un corrispettivo in denaro in base ai volumi di differenziata prodotta, meno veniamo tassati.

I benefici per l’ambiente sono noti a tutti, ma, tornando all’esempio delle discariche contro gli impianti di recupero e riciclo, è noto a tutti che i rifiuti  non sono tutti biodegradabili e che permangono nel terreno per moltissimi anni. Le tipologie di rifiuti sono classificate dallo stato italiano in inerti, non pericolosi (per esempio i rifiuti solidi urbani) e pericolosi; i residui dei rifiuti solidi urbani (RSU) possono rimanere attivi per oltre 30 anni e producono percolato altamente contaminante per il terreno e le falde acquifere.

Diminuire il più possibile il volume degli RSU conferiti nelle discariche è un obbiettivo fondamentale per il mantenimento di un territorio vivibile per noi e per le generazioni future. L’Unione Europea ha stabilito che “l’uso delle discariche per il rifiuto indifferenziato deve essere assolutamente vietato” con la direttiva 99/31/CE.

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La Sicilia è il fanalino di coda italiano per la raccolta differenziata, ma la necessità urgente di recuperare il tempo perduto sta producendo interesse e progettualità da parte delle pubbliche amministrazioni del territorio siracusano che in questo momento si stanno impegnando su più fronti per accompagnare i propri concittadini verso pratiche corrette e trasparenti.

Oltre Melilli, Siracusa stessa sta perfezionando la raccolta differenziata e sta sperimentando i compattatori per bottiglie in PET, flaconi in HDPE e lattine in alluminio che in cambio rilasciano punti per ottenere buoni sconto presso gli esercenti convenzionati con l’iniziativa; Avola e Noto risultano essere i comuni più attivi grazie al potenziamento della raccolta dei rifiuti porta a porta e, come confermato dalla Ecomac S.r.l., la qualità del rifiuto differenziato è molto buona. Anche il comune di Ferla, piccola perla incastonata fra gli Iblei, ha avviato il suo programma di raccolta porta a porta, che è il migliore fra i metodi usati per effettuare la differenziazione dei rifiuti solidi urbani.

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Dobbiamo ricordarci che questi incoraggianti passi avanti non sono ancora sufficienti per rendere vivibile il territorio siracusano, prezioso per cultura, storia e bellezze naturali, qualità che vanno mantenute, ma anche coltivate e accresciute. Stimolare il senso civico, la curiosità e la disponibilità nei cittadini e negli stakeholder locali è impegnativo, ma anche interessante e divertente come visitare un impianto di recupero dei rifiuti e scoprire che il nostro comune, la raccolta differenziata, la fa davvero.

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Green Coding con Arduino

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Dal 10 al 18 ottobre si è svolta in tutta Europa la terza edizione della Code Week, la Settimana della Programmazione. Nel corso della settimana si sono svolti migliaia di eventi in ogni parte d’Europa per offrire a giovani e giovanissimi l’opportunità di vivere vere e proprie esperienze di programmazione (come i coderdojo) e di divertirsi in modo costruttivo vedendo le proprie idee prendere forma. Imparare il linguaggio delle cose è un modo semplice per avvicinare i giovani al pensiero computazionale e a realizzare le proprie idee. Scuole, associazioni, gruppi e aziende hanno avuto la possibilità di contribuire a organizzare o supportare gli eventi che si sono sviluppati ovunque in Europa.

 

Quest’anno l’Italia ha avuto il compito di seguire il coordinamento generale delle iniziative europee grazie alla straordinaria partecipazione del nostro paese durante la Code Week del 2014; partecipazione che ha avuto come protagonisti indiscussi migliaia di bambini e giovani in tutta Italia. A tal proposito, abbiamo avuto l’opportunità di seguire un evento organizzato nella città di Siracusa che ha visto l’unione delle istanze della Code Week con quelle di Expo 2015: imparare il linguaggio delle cose sensibilizzando i bambini all’utilizzo di risorse eco sostenibili ponendo l’accento sulla conoscenza e il rispetto per l’ambiente.

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L’evento “Green Coding: rispettare l’ambiente giocando con le nuove tecnologie”, organizzato nella cornice della Settimana della Programmazione e de Il Gusto della Luce – Expo e Territori si è tenuto nella giornata di domenica 18 ottobre, presso la sede del consorzio Area Marina Protetta del Plemmirio in Ortigia. Questo autentico laboratorio botanico in miniatura, realizzato utilizzando Arduino, è stato reso possibile grazie al vivace ausilio di Marco Scalet dell’associazione Futuro Solare Onlus con il supporto di Impact Hub Siracusa ed era rivolto ai giovani fra gli 8 ed i 15 anni con l’obbiettivo di promuovere l’apprendimento delle competenze relative alla programmazione e alla tutela dell’ambiente in modo divertente e giocoso.

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I bambini hanno potuto programmare un sistema, chiamato Plantoratory, che consiste nel creare un sensore di umidità che avverte, tramite tre led colorati (rosso, giallo e verde), quando la pianta che si sta monitorando ha bisogno di essere innaffiata e, attraverso l’uso di una fotoresistenza, un sensore di luminosità che avverte se la luce disponibile sia sufficiente alla fotosintesi della pianta. Il laboratorio è avvenuto in tre fasi: inizialmente ai bambini è stato spiegato come si accendono i led, successivamente hanno imparato i comandi di ingresso e uscita attraverso l’uso della scheda Arduino, dopodiché hanno sperimentato come raccogliere le informazioni dai sensori di umidità e luminosità e in base alle informazioni raccolte dalla scheda, hanno scoperto come far accendere i led corrispondenti al valore rilevato.

Quindi i ragazzi sono riusciti a costruire materialmente Plantoratory (e a portarselo a casa), ma il risultato della giornata non è stato solo un apparecchio utile, semplice e intuitivo. L’entusiasmo crescente dei ragazzi e delle ragazze che hanno partecipato al laboratorio è stato contagioso anche per i genitori e ha creato un bagaglio condiviso di esperienze indimenticabili. Curiosità, pazienza, concentrazione ed allegria sembrano proprio un’ottima ricetta per il futuro dei nostri figli.


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