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Social Food, Impact Hub: Sicilia è.

Social Food: mescolare sapori e culture per creare inclusione sociale – Il Gusto della Luce – Expo e Territori – Siracusa – Impact Hub

C’era una volta un ragazzo ucraino che sentendo parlare del latte di mandorla pensava che la mandorla fosse un animale come la mucca.
C’era una volta Abramo, che suonava Per Elisa al pianoforte dopo aver cucinato per tutti moussaka e arancini.
C’era una volta e c’è ancora una Casa abitata da persone il cui  sogno più grande è smettere di dipendere da finanziamenti esterni e diventare produttori autonomi di alimenti di qualità lavorando i terreni confiscati alla mafia.

menuSocialFood

C’è stato un momento nel 2011 in cui sono rimasta un po’ sola. Un po’, non troppo, perché avevo amici vicini e lontani, e parenti un po’ più lontani. Nella mia vita un po’ nomade lungo l’Italia, caparbia nella mia ricerca di indipendenza e autonomia, nonché di amore, mi è capitato, a causa di un evento incontrollabile, di sperimentare ciò che accade quando un elemento del gruppo è gravemente ferito. Ho fatto tutto ciò che potevo per mantenere una promessa e, se attorno a me e con me, non ci fosse stata quella rete di persone che mi ha aiutato, non sarei qui a scrivere. Magari sarei a scrivere da un’altra parte 🙂 ma non avrei avuto il privilegio di partecipare ieri sera all’evento organizzato dall’Impact Hub di Siracusa insieme a 11Eleven, L’Arcolaio, Casa dei Giovani e Cesvi.

cucinando

In questi ultimi anni la rete è diventata, purtroppo, veicolo di messaggi e immagini rabbiose. In questi anni la mia vita cambiava, perdevo e ritrovavo, e nuovamente perdevo, lavoro, ma rimanevo convinta che qualcosa si può fare oltre la rabbia e il desiderio di spaccare tutto. Oltre la paura che l’alieno sotto casa ti esca dalla pancia e ti trasformi in qualcos’altro. Mi chiedo in quanti siamo a essere diventati schizofrenici e miopi.  Anche se so che qualcuno ancora ci vede bene, talmente bene che riesce a sbirciare nel cuore dei ragazzi che ha di fronte. E quel cuore ha una nazionalità, una lingua tutta sua, e speranze simili alle nostre. Magari ha anche nella mente un piatto preferito, che non mangia da giorni. Qualcosa come le focacce che faceva mia nonna e che a me non vengono mai uguali. E invece sono piatti di paesi altri, stranieri. Paesi di tavole apparecchiate con ricordi e desideri, come le nostre. Come ieri sera, all’evento organizzato dall’Impact Hub di Siracusa.

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Perché apprezzo Expo 2015? Credo che, nonostante alcune problematiche spesso insormontabili, bisogna parlare di cibo e alimentazione. E parlare di cibo e alimentazione insieme a tutti i paesi del mondo è un’opportunità da non perdere. Questa opportunità spesso ce l’abbiamo sotto casa. Ho davanti a me la brochure di 11Eleven, è scritto: “La cucina è un terreno fertile (…) cucinare è un ottimo esercizio per allenarsi al rispetto reciproco e all’ascolto attivo e per scoprire tutto il potenziale creativo dei processi di comunicazione tra persone che hanno modi diversi di pensare, intendere e fare. La cucina è una potente metafora dell’incontro tra culture.”.  E la Sicilia è un luogo eccellente per concretizzare questa metafora.

VinoDolciEvasioni

Il 27 agosto è stata una buona giornata, che si è conclusa con la mia partecipazione all’evento di Social food presso l’Impact Hub di Siracusa, il tutto nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’area marina protetta del Plemmirio e dal comune di Siracusa all’interno del programma Expo e Territori lanciato dal Ministero dell’Ambiente in occasione di Expo Milano. Una cena da leccarsi i baffi accompagnata da un vino delizioso: cuochi e ricette del team di 11Eleven, mandorle e sciroppo di carruba della cooperativa L’Arcolaio, vino da uve Cataratto prodotto dalla Casa dei Giovani. Associazioni e cooperative che portano avanti con grande energia tutto ciò che di bello e buono ha la Sicilia e si rimboccano le maniche per ricostruire le vite che gli vengono affidate, vite di ragazzini smarriti arrivati con vecchi barconi, vite di ragazzini persi in quartieri dormitorio invasi dalla mafia, vite di carcerati che sognano un lavoro vero e la possibilità di riscattarsi, vite di tossicodipendenti che lavorano con costanza orti, campi e vigneti, si scoprono allevatori e produttori. Vite di individui che imparano a essere autonomi, che imparano a costruire e non a distruggere.

Qui sotto tutti i link

Impact Hub “buone idee, buone realizzazioni”
11Eleven
L’Arcolaio
Casa dei Giovani
Cesvi

Qui il primo video della serata che sono riuscita a caricare


Direttore non porta pena (si spera)

Castello reale di Noto Antica (sec. XI - XVII)

Castello reale di Noto Antica (sec. XI – XVII)

Questa sarà una giornata di partenze e arrivi. Per la prima volta, da quando abito in Sicilia (e non è molto), ospiterò due miei amici e farò loro da guida in questo grande e complesso pezzo di Italia che è la Trinacria. Sono emozionata e contenta. Quando torneranno a casa a più di mille chilometri di distanza (quanto è lunga l’Italia!) potranno dire che i siciliani sono stati ospitali? In effetti no, perché sono una pugliese vissuta tredici anni in Veneto. Io sono un ambasciatore straniero in patria. Un alieno, apolide per elezione. Perché non vivo più da anni nel luogo in cui sono nata e cresciuta. Ed ogni volta devo integrarmi nuovamente nel tessuto sociale del luogo in cui vado ad abitare.

Oh! Ma davvero mi arrischierò a far da guida turistica in Sicilia? Dopo due anni passo ancora per turista nella cittadina in cui abito! Sentono l’accento e tutti quanti insieme speriamo che il problema più serio sia il “Traffico”. Io voglio bene alla Sicilia. Lo dico perché ne vedo i difetti, tutti. Compreso quel modo machiavellico di comunicare, colmo di sottintesi e strutture barocche. Lo dico perché ne vedo i pregi. Compresa la consapevolezza delle responsabilità di cui ci si fa carico quando si crea e costruisce qualcosa di bello in questa regione.

Targa in memoria dei Fatti di Avola all'interno del Municipio

Targa in memoria dei Fatti di Avola all’interno del Municipio

Però un po’ mi sento come quei nuovi direttori di museo… Ma sì! Quelli che non sono italiani e pare che potrebbero non essere all’altezza del compito assegnatoli. Mi ha colpito questa notizia. Philippe Daverio, noto esperto d’arte internazionale e direttore artistico del Grande Museo del Duomo di Milano dal 15 settembre 2014, si è pronunciato contro la decisione del Ministero dei Beni Culturali, attualmente a cura di Dario Franceschini, di mettere a concorso le 20 cariche di direttore dei Musei italiani. E ad onor del vero anche il notissimo Vittorio Sgarbi si è pronunciato contro questa scelta. Delle venti cariche assegnate, sette sono state vinte da storici dell’arte, museologi e archeologi non italiani. Da Lettera43 ho preso i nominativi dei nuovi titolari:

1) GALLERIA BORGHESE (ROMA): Anna Coliva, 62 anni, storica dell’arte.
2) GALLERIE DEGLI UFFIZI (FIRENZE): Eike Schmidt, 47 anni, storico dell’arte.
3) GNAM (ROMA): Cristiana Collu, 46 anni, storica dell’arte
4) GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA: Paola Marini, 63 anni, storica dell’arte.
5) MUSEO DI CAPODIMONTE (NAPOLI): Sylvain Bellenger, 60 anni, storico dell’arte.
6) PINACOTECA DI BRERA (MILANO): James Bradburne, 59 anni, museologo e manager culturale.
7) REGGIA DI CASERTA: Mauro Felicori, 63 anni, manager culturale.
8) GALLERIA DELL’ACCADEMIA DI FIRENZE: Cecilie Hollberg, 48 anni, storica e manager culturale.
9) GALLERIA ESTENSE (MODENA): Martina Bagnoli, 51 anni, storica dell’arte.
10) GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA (ROMA): Flaminia Gennari Santori, 47 anni, storica dell’arte.
11) GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE (URBINO): Peter Aufreiter, 40 anni, storico dell’arte.
12) GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA (PERUGIA): Marco Pierini, 49 anni, storico dell’arte e filosofo.
13) MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO (FIRENZE): Paola D’Agostino, 43 anni, storica dell’arte.
14) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI: Paolo Giulierini, 46 anni, archeologo.
15) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI REGGIO CALABRIA: Carmelo Malacrino, 44 anni, archeologo.
16) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI TARANTO: Eva Degl’Innocenti, 39 anni, archeologa.
17) PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM: Gabriel Zuchtriegel, 34 anni, archeologo.
18) PALAZZO DUCALE DI MANTOVA: Peter Assmann, 61 anni, storico dell’arte.
19) PALAZZO REALE DI GENOVA: Serena Bertolucci, 48 anni, storica dell’arte.
20) POLO REALE DI TORINO: Enrica Pagella, 58 anni, storica dell’arte.

L'antica tradizione della vendita dei prodotti dei latifondi

L’antica tradizione della vendita dei prodotti dei latifondi

Afferma Daverio a Lettera43 che ” il sistema amministrativo della nostra struttura museale è talmente complesso che uno che viene da fuori, e non ha idea del diritto amministrativo italiano, non sarà in grado di fare niente.”. Dice, inoltre, all’Huffington Post: “Questa è una scelta ghibellina: siccome non ce la facciamo noi italiani, allora chiediamo aiuto all’impero. Ma io credo che uno straniero fatichi a entrare in sintonia con la società italiana e la realtà produttiva locale, per non parlare delle difficoltà sindacali che incontreranno e la lotta con una complessità normativa che non conoscono. Sia chiaro, non ho nulla contro i nomi che andranno a dirigere i musei, ma abbiamo già visto come è andata a finire con i sovrintendenti esteri messi a capo dei teatri italiani: chi non conosce l’Italia non riesce a mettersi in collegamento con gli imprenditori e con le banche per fare fund-raising e raramente ottengono una connessione con il territorio sociale.”.

Leggendo scopro che “gli italiani che tornano dall’estero sono quattro: Martina Bagnoli, Flaminia Gennari Santori e Paola D’Agostino, che rientrano dagli Stati Uniti, ed Eva Degl’Innocenti dalla Francia.”. Quali incarichi hanno ricoperto? Per quale motivo dovrebbe piacerci che i nostri facciano esperienze internazionali e portino le loro (nostre) eccellenze all’estero? E per quale motivo non dovrebbe andarci bene il contrario? Sia chiaro, ho grande stima per Philippe Daverio, mi piace molto il suo modo di raccontarci l’arte. Credo che abbia sempre fatto un lavoro egregio. E non posso affermare di essere completamente in disaccordo con le sue motivazioni. Però annovero l’Arte e i Beni culturali fra le materie che hanno creato grandi comunità internazionali, come le Scienze. Perciò, come credo che i beni artistici e archeologici siano patrimonio dell’umanità intera, credo che anche gli studiosi non debbano rimanere ristretti in confini geopolitici; nonché amministrativi. 

Veduta del Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa

Veduta del Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa

Come pensiamo di poter attirare eccellenze dall’estero senza prenderci i rischi e i benefici di una condivisione dei territori relativi? Un valore aggiunto non dovrebbe essere proprio lo scambio culturale? Dice sempre Daverio: “Mauro Felicori, a Caserta, lo voglio vedere all’opera con quelli che gli rubano l’acqua dai giardini. Auguri.”. Davvero non dovrebbero essere i casertani ad aiutare Felicori a risolvere il problema del furto dell’acqua? Io spero che questo scambio di studiosi sia fonte di ossigeno per certe organizzazioni asfittiche. Spero che l’Italia non si fermi ai grandi nomi della cultura dell’Ottocento e del Novecento. Spero di poter esser una buona interprete, nel mio piccolo, di questa grande regione che mi ospita, in questa Italia dai millemila campanili.


Umani a Milano? In Darsena col crowdfunding

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Umani a Milano ha 14 mila fan su Facebook. Umani a Milano è un’associazione. Ma soprattutto UAM è un modo di scoprire Milano e i suoi cittadini. Un modo di vivere la città, di abbellirla e arricchirla con le storie che ci racconta tutti i giorni attraverso le fotografie di Stefano D’Andrea e dei suoi collaboratori. E’ anche comunicazione cortese, solare e veloce come solo i milanesi ti sanno dare (e non solo, perché di metropoli e convivenze internazionali stiamo parlando); è una forma d’arte e una frazione di tempo ritrovato, come solo la fotografia e i sorrisi, le timidezze e i piccoli racconti delle persone ritratte possono essere. Anche e soprattutto, se riusciamo a portare sorrisi e racconti in Darsena (e magari nelle nostre case). Come?

Grazie a Indiegogo, uno dei portali di crowdfunding più conosciuti, per portare a compimento il progetto dell’installazione di UAM 2015 in Piazza XXIV Maggio, nel passaggio pedonale ricavato dalla nuova struttura Ex sede del mercato comunale. Con un fixed funding di cinquemila euro, l’installazione avrà luogo dal 16 settembre al 1 novembre 2015, e ad ogni offerta (da un euro fino a 5 mila) corrisponderà un reward based destinato al finanziatore volenteroso (e più o meno vanitoso) che potrà fregiarsi del diritto di avere in cambio un abbraccio, una cartolina autografata, una shopping bag, essere ritratti in una foto UAM (vogliamo anche una storia, se no non vale) e via via in un crescendo molto interessante e goloso.

“Sì siamo amici per via dei cani. Questo parchetto alla fin fine è un microcosmo, ci si conosce tutti.” (Courtesy of Umani a Milano)

“Sì siamo amici per via dei cani. Questo parchetto alla fin fine è un microcosmo, ci si conosce tutti.” (Courtesy of Umani a Milano)

Era il 29 maggio 2013 quando ho avuto il piacere di assistere su Facebook alla nascita del progetto Umani a Milano, conoscevo il suo ideatore, Stefano D’Andrea, già da tempo. E’ un cantastorie contemporaneo, Stefano, ho già avuto modo di parlare di lui attraverso la recensione del suo libro La vita è un pizza, edito da Corbaccio. Come dice di se stesso e del suo progetto (che non è l’unico, infatti si contende un bel primato di fan su Facebook con Gatto Morto) “scrivo e faccio fotografie. Nel tentativo di innamorarmi di nuovo della mia città ho deciso di girarla per trovare facce e storie che mi aiutino.”. Come tutti noi che scriviamo e facciamo fotografie, per i suoi progetti trae ispirazione da altri “innamorati” della vita e della nostra umanità, da coloro che, vicini o lontani che siano, sono buone fonti di idee da diffondere.

Quindi, “ho incrociato, come molti di voi, il lavoro di Brandon Stanton e “Humans of New York“. Mi ricordava il mio modo di guardare quella città da e(s)terno innamorato (lui è di Chicago), con fotografie e riflessioni. Ma Brandon ci aggiungeva la qualità elevata dell’immagine e le storie delle persone. Dopo alcuni mesi ho pensato di replicare “Humans of New York” a Milano, per innamorarmi ancora di lei.
Ho chiesto a Brandon se pensava che fosse un problema usare il suo marchio. Lui ha detto di no, e che di “Humans of” ce ne sono molti in giro per il mondo. Sostiene che ognuno ha il suo modo di raccontare e ogni città ha le sue storie, che non lo riguardano, perché lui si occupa di New York. Ha ragione, mi sono detto. Dei molti “Humans of” che ci sono in rete in effetti nessuno mi interessa veramente, o mi piace.
Avrei cominciato il mio progetto con la mia cifra. La mia decisione di chiamarlo “Umani a Milano” è stato fin troppo chiaramente da subito un omaggio a Brandon e al suo lavoro, ma la mia specificità, data dal mio modo di incontrare la gente, fotografarla (con l’aiuto di Andrea Tilaro), e raccontare storie la conservo gelosamente e voglio credere si tratti di un valore aggiunto unico e irripetibile.”
Lo crediamo anche noi.

La sfida più difficile è stata trovare un equilibrio che mi permettesse di stare bene senza rinunciare né ad essere marocchina né ad essere italiana. A volte credevo che non fosse possibile trovare un punto d'incontro tra queste due realtà che mi appartengono in egual misura. Ora ho fatto miei i valori migliori di entrambe. (Courtesy of Umani a Milano)

La sfida più difficile è stata trovare un equilibrio che mi permettesse di stare bene senza rinunciare né ad essere marocchina né ad essere italiana. A volte credevo che non fosse possibile trovare un punto d’incontro tra queste due realtà che mi appartengono in egual misura. Ora ho fatto miei i valori migliori di entrambe. (Courtesy of Umani a Milano)

Per ogni proposta di collaborazione e contributo, in cambio della giusta visibilità nei 60 giorni di mostra in Darsena, rivolgersi a umaniamilano@gmail.com


Uno spettacolo al Teatro Greco di Siracusa: Sicilia è.

Sembra che i grandi temi tragici superino le prove del tempo più e meglio di quelli comici; infatti non sono universali il dolore di un genitore nel perdere il proprio figlio, il dubbio se muovere guerra abbia un senso, la necessità di cambiare idea anche se il destino sembra ineluttabile?

Agamennone e il Vecchio

Agamennone e il Vecchio (per vedere meglio le foto cliccateci sempre sopra)

Può una rappresentazione teatrale scritta millenni fa essere ancora attuale? Sì. Questo è Euripide. Domenica 21 giugno ho avuto il privilegio, insieme a qualche altro centinaio di persone, di recarmi al Teatro Greco di Siracusa per vedere la rappresentazione di Ifigenia in Aulide, tragedia di Euripide nato nel 480 a.C. (cito la Treccani on line che ci fa questo dono della biografia senza che io debba riportare tutto): “Fu vincitore nei concorsi drammatici solo 4 volte; una quinta volta vinse quando il figlio minore, Euripide, rappresentò l’Ifigenia in Aulide, l’Alcmeone in Corinto, le Baccanti nella primavera del 406, quand’egli era già morto. La sua fortuna, che in vita era stata scarsa, cominciò dopo la morte. (…) Formatosi nella spregiudicatezza e libertà spirituale della società ateniese del tempo successivo alle guerre persiane, in E. è palese l’esigenza di tutto riesaminare, con una critica morale, politica, filosofica, letteraria e sociale che giunge spesso alla polemica o all’ironia. (…) ricerca sempre il lato più umano e meno eroico.” Ecco. Alla fine della rappresentazione eravamo tutti commossi, gli applausi lunghi e fatti con sentimento: gli attori quasi non si reggevano più in piedi a furia di uscire a ringraziare.

Agamennone e Menelao

Agamennone e Menelao

Tanta è stata la passione con la quale hanno recitato la splendida traduzione di questa tragedia con un adattamento del testo e una cura delle scene e dei costumi di gusto cinematografico (lo dico senza che alcuno si offenda). Ogni anno fra la primavera e inizio estate si ripete questa tradizione di rappresentare le antiche tragedie della Grecia classica, un appuntamento che i siracusani ci tengono a non perdere, il Teatro, oltre a essere un sito archeologico di rilevanza internazionale, è sempre pieno: un luogo all’aperto colmo di bellezza. Io ho ancora nelle orecchie il canto di un uccellino al tramonto che ha accompagnato gli attori per tutto il dramma. E i colori, anch’essi splendidi.

L'arrivo di Clitemnestra e Ifigenia con il piccolo Oreste, il coro e i soldati

L’arrivo di Clitemnestra e Ifigenia con il piccolo Oreste, il coro e i soldati

Come dicevo all’inizio, Euripide e questa storia tragica hanno allietato il pubblico con la sottile magia di un testo colmo di sentimenti e ironia; laddove l’antichissimo Eschilo non aveva dubbi sull’agire degli Dei del tempo antico, Euripide li mette in discussione: Agamennone, padre di Ifigenia, Menelao, lo zio, Clitemnestra, la madre e finanche Achille, eroe marziano, tutti provano a sottrarre Ifigenia al suo destino di offerta sacrificale: gli Dei intervengono solo per esigere tributi di sangue, ma non partecipano mai delle sofferenze umane e per quanto vengano messi in discussione, non è possibile fare diversamente. Sarà Ifigenia, nuova generazione fra gli eroi, a trovare una soluzione al dilemma: si sacrificherà perché consapevole che il destino del popolo greco è nelle sue mani, che dalla sua piccola vita dipende la storia futura. Un gesto di consapevolezza, quindi, e non di sottomissione cieca, che servirà a infondere coraggio nell’esercito che sta per attraversare il mare e muovere guerra ai troiani. E così, dicono, accade il miracolo per il quale Ifigenia viene sottratta alla morte da Artemide che mette una cerva al posto suo e la porta via con sé prima che il coltello le tagli la gola… Clitemnestra: ” Figlia, allora sei stata portata tra gli dei? Con che nome ti dovrò invocare? Ma come faccio a credere che queste non siano favole, inventate per consolarmi, perché io cessi dal mio dolore inestinguibile?”.

ringraziamenti

CAST
Ifigenia in Aulide di Euripide
Traduzione Giulio Guidorizzi
Regia Federico Tiezzi
Scene Pier Paolo Bisleri
Costumi Giovanna Buzzi
Assistente costumista Ambra Schumacher
Musiche Francesca Della Monica, Ernani Maletta
Consulenza musicale Sandro Lombardi
Regista assistente Giovanni Scandella
Assistente alla regia Stefano Puglisi
Progetto luci Gianni Pollini
Progetto audio Vincenzo Quadarella
Costumista assistente e responsabile sartoria Marcella Salvo
Responsabile trucco e parrucco Aldo Caldarella
Direttore di scena Marco Albertano
Fotografo di scena Franca Centaro
PERSONAGGI E INTERPRETI: (o.a.)
Agamennone Sebastiano Lo Monaco
Vecchio Gianni Salvo
Corifee Francesca Ciocchetti, Deborah Zuin
Menelao Francesco Colella
Clitemnestra Elena Ghiaurov
Ifigenia Lucia Lavia
Achille Raffaele Esposito
Araldo Turi Moricca
Musicista Giorgio Rizzo
Oreste bambino

IfigeniaCopertinaWeb

Accademia d’Arte del Dramma Antico, sezione Scuola di Teatro ”Giusto Monaco”:

Coro donne Alice Canzonieri,Martina Cassenti,Federica Cavallaro,Aurora Cimino,
Eleonora De Luca, Valentina Elia ,Roberta Giordano,Deborah Iannotta,
Clara Ingargiola,Laura Ingiulla,Virginia La Tella,Anita Martorana,
Maddalena Serratore,Cinzia Coniglione,Sabrina Sproviero,Giulia Valentini,
Arianna Vinci,Rossella Zagami,Claudia Zappia
Coro uomini Gianluca Ariemma,Valerio Aulicino,Dario Battaglia,
Alessandro Burzotta,Nicasio Ruggero Catanese,
Dario Fini,Marcello Gravina,Ivan Graziano,Riccardo Masi,Vincenzo Paterna,
Vladimir Randazzo,Sebastiano Tinè

Costumi Laboratorio di sartoria Fondazione Inda Onlus
Scenografie Laboratorio di scenografia Fondazione Inda Onlus
Area comunicazione www.indafondazione.org


Ricordare Palermo: Sicilia è.

Era davvero da parecchio tempo che non visitavo una Città con la C maiuscola; il desiderio di viaggiare e immergermi il più possibile nell’anima di un luogo l’ho sempre avuto, ma non sono mai riuscita a spostarmi molto, nonostante frequenti traslochi: in quarant’anni la Sicilia è solo la quarta regione d’Italia in cui mi permetto di vivere, dopo la Puglia (in cui sono nata e cresciuta), il Lazio e il Veneto. Perciò la scorsa settimana ho deciso di visitare Palermo e ho scoperto una città bella e viva, ricolma di gente, piena di turisti di tutto il mondo, calorosa e accogliente.

Teatro Massimo

Teatro Massimo

La città mi ha accolto a braccia aperte, profumata di zagare, incenso e panini con la meusa: città più volte ferita e torturata, sorprende per la vitalità potente dei suoi abitanti, i viali immensi alberati, la storia e l’arte che ogni dove  si affastellano e sbocciano continuamente in scorci diversi nel sole e nell’ombra. Ci tornerei domani, se potessi! Nonostante il traffico e i parcheggiatori abusivi, nonostante le pagine tristi che all’improvviso si possono aprire davanti a una lapide commemorativa. Ci tornerei perché molti sono i palermitani che non si piegano. Ho finalmente compreso a fondo i motivi per i quali tanti cittadini di città difficili da vivere non vanno via, ma combattono insieme.

Verso Via Maqueda

Verso Via Maqueda

Particolare all'incrocio I Quattro Canti

Particolare all’incrocio I Quattro Canti

Piazza della Vergogna ovvero Piazza Pretoria

Piazza della Vergogna ovvero Piazza Pretoria

La Martorana, Santa Maria dell'Ammiraglio

La Martorana, Santa Maria dell’Ammiraglio

Murale nel quartiere Ballarò

Murale nel quartiere del mercato di Ballarò

la luce nella chiesa di San Cataldo

la luce nella chiesa di San Cataldo

Le dorature di uno degli innumerevoli e meravigliosi mosaici (questo a Palazzo dei Normanni)

Le dorature di uno degli innumerevoli e meravigliosi mosaici (questo a Palazzo dei Normanni)

Il Ficus monumentale nell'immenso Orto Botanico

Il Ficus monumentale nell’immenso Orto Botanico

l’Orto Botanico e l’Università

Al Fondaco del Conte siciliani e oltre

Panormus e l’Expo 2015: cibo e felicità

Una deliziosa cassata

Una deliziosa cassata


Al Bar Etna

Il Bar era, è, e auspico resti, quel luogo per riunirsi, stare insieme o soli, scambiare o ascoltare racconti, fatti, idee, informazioni, mentre si sorseggia un caffé o un drink

la Ciarla

a cura di Giovanni Pistolato

ilpagliarino

Che la luce sia con te ...il portfolio fotografico di Luca Pagliarino

IL BLOG DELLA GHIANDAIA IMITATRICE

Peeta: Tu mi ami, vero o falso? Katniss: Vero!!!

pe®izoma

Bisogna farsi Dio