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Assistente in progettazione sociale: un corso, molteplici prospettive

impacthubprogettazionesociale

Avete mai sentito parlare di impresa sociale? E di progettazione e innovazione sociale? Se sì, e non siete stakeholder del settore, vi sarete sicuramente chiesti come sia possibile acquisire competenze in questi campi, forse avete un progetto nel cassetto, ma non avete abbastanza strumenti e conoscenze per affrontare il monolite dei fondi europei e Horizon 2020 vi sembra irraggiungibile. Oppure vorreste acquisire nuove competenze per risolvervi a rinnovare il vostro curriculum vitae, per dare una svolta diversa alla vostra vita lavorativa.

Dal 5 maggio al 10 giugno, presso la sede di Impact Hub Siracusa, si svolgerà la seconda edizione del corso di formazione professionale in Progettazione e Innovazione Sociale. Io ho partecipato alla prima edizione, fra gennaio e febbraio di quest’anno, ed è stato molto utile.

Uno dei futuri possibili e immediati nel mondo del lavoro è sicuramente fare impresa sociale e occuparsi di progettazione da questo punto di vista: l’Europa stessa sta già stanziando fondi in questo settore, con Horizon 2020 siamo già proiettati in una fase propositiva e di avviamento concreto di imprese low profit che mirano alla costituzione di nuove realtà che riescano a coniugare istanze economiche e sociali, appunto.

La mia esperienza di corsista è stata più che soddisfacente perché il corso è organizzato da esperti che vivono quotidianamente la realtà di imprese sociali, che fanno progettazione a livello europeo e locale, che si occupano di startup, di comunicazione, di fondi dedicati, che conoscono e praticano, insomma, i diversi aspetti che compongono il corso.

Soprattutto, durante il corso, ogni modulo di cui è composto prevede quelle che possiamo chiamare esercitazioni pratiche, ma che hanno il valore aggiunto di essere condotte all’interno di un ambiente e di un gruppo di lavoro per i quali un’esercitazione ha la reale possibilità di diventare “fare impresa sociale” applicata.

Questo può accadere perché vi saranno forniti tutti gli strumenti utili: dal business model canvas al quadro logico, passando per lo storytelling e le tecniche per fare un buon pitch, dalla guida ai fondi europei alle indicazioni fondamentali per districarsi in ambito economico. Senza dimenticare un’analisi approfondita di concetti quali l’innovazione di prodotto, di processo e di servizio oppure quella delle politiche sociali ed economiche.

Inoltre, un valore aggiunto da non dimenticare, è il mutuo scambio di competenze e informazioni che arriva dai partecipanti stessi a corsi di questo tipo. Siamo stati una bella classe, con personalità e un bagaglio di esperienze lavorative importanti e interessanti e credo che questa seconda edizione, sarà altrettanto densa di incontri, conoscenze e opportunità.

C’è molto da raccontare, ma non è possibile riassumere un corso di questo livello in un blog post. Il mio invito è a informarsi e passare a visitare gli ambienti accoglienti e stimolanti di Impact Hub presso i quali si svolgerà il corso. Chissà che non ci incontriamo 😉

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Arte al movimento centrale, luci e colori d’artista a Siracusa

arte al movimento ok - Cmyk

La bellezza non è così difficile da incrociare, è un pensiero di sottofondo durante le ore che passo in luoghi come il bike cafè movimentocentrale che sorge in una piazzetta di Ortigia, l’Isola con la I maiuscola di Siracusa.

movimentocentralelogo

movimentocentrale è un luogo fisico e dell’anima dove la serenità diventa un concetto dinamico diversamente dall’aspetto statico e noioso che spesso la mette in contrasto con il concetto di divertimento.

 

È grazie al locale di Chiara e Alfonso che ho incrociato i promotori degli eventi di Arte al Movimento, Salvatore Mauro e Claudio Cavallaro, un vivido sabato mattina, fra i tavolini e le biciclette in attesa paziente di essere noleggiate.

 

Arte al Movimento nasce con intenti molteplici e stimolanti per gli occhi e l’intelletto, laddove, già nel titolo e nel logo, l’Arte sarà elevata all’ennesima potenza del Movimento e produrrà opere e installazioni ispirate al concetto di “cicloide”.
Vedete come il bike cafè sia stato una piacevole fonte di ispirazione anche per il manifesto del laboratorio creativo, scritto da Emanuele Di Quattro, che vi invito a scoprire andando sulla fanpage Facebook e visitando la mostra.

 

Già i nomi del locale e del laboratorio creativo dedicato all’arte e al design riecheggiano il motivo alla base del connubio fra gli artisti e il luogo d’elezione che li ospiterà per tutti e quattro gli eventi progettati a partire dal 22 dicembre 2015 alle 19.00.

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Il cicloide è la curva descritta da un punto di una circonferenza che ruota procedendo lungo una retta; il movimento centrale è l’insieme di parti atte alla rotazione del perno centrale collegato ai pedali, un sistema libero di ruotare intorno al suo asse longitudinale.

 

Linee curve, cicli, rotazioni. Si potrebbe pensare a qualcosa che si conclude in se stesso e, invece, cicloide e movimento centrale sono esattamente forma e sostanza della vita che evolve dinamica e mutevole e dell’Arte che la interpreta.

 

A partire da martedì 22 dicembre 2015 ore 19.00 presso movimentocentrale, via dei Mergulensi n°33 a Siracusa per l’inaugurazione del primo evento: #1 Art in a box in cui le opere saranno installate all’interno della scenografia dinamica del locale, progettata per l’auto- costruzione dallo studio External Reference Architects di Carmelo Zappulla e Nacho Toribio.

 

I prossimi eventi si svolgeranno nel 2016 e saranno:
#2 Video in a frame
#3 Bycicle wheels
#4 Music to taste.

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Questi gli artisti presenti rigorosamente in ordine alfabetico, (le brevi descrizioni vogliono essere suggestioni e non riduzioni):
Bertrand, pittura – silenzio colore soggettività
Bombaci, pittura – la pittura su tutto
Cavallaro, oggetti ed elementi organici – trascendenza, pigmenti, luce wood
Di Quattro, design – struttura funzionamento modelli dinamici
Di Rocco, materiali di recupero e non solo – eclettico nell’uso dei linguaggi
Falco, fotografia e assemblaggio – quotidianità sensualità ricerca
Gallieco, Giovanni
Gaudioso, fotografia – luce archetipi chimica
Greco, assemblaggio di materiali – ricerca rinnovamento sperimentazione
Mauro, installazioni composite di neon, acqua, suoni, fotografie – sinestesia polisensoriale interattivo
Milano Carè, pittura, fotografia – evoluzione dell’io autoritratto e vortice di specchi
Mortellaro, pittura – territori immaginario collettivo punto di origine
Rizza, pittura e diversi materiali – spazio contemporaneità essere donna
Scenapparente, officina aperta in cui si incrociano differenti linguaggi artistici – territorio design oggetti scenografici
Taranto, Aldo

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Tutte le immagini sono di esclusiva proprietà degli artisti nominati e appaiono nell’articolo ai fini del racconto degli eventi in programma.

 

 

 


Umani a Milano: un’intervista a Stefano D’Andrea

UAMringraziamenti

Avevamo parlato di Umani a Milano il 17 agosto in occasione del lancio della campagna di crowdfunding per realizzare la mostra pubblica presso la struttura dell’ex mercato della Darsena, lungo i navigli, a Milano.
Ebbene, la campagna su Indiegogo è più che riuscita e fino al primo novembre potete trovare l’installazione in Piazza XXIV maggio. Invito coloro che sono a Milano o la visiteranno, per lavoro o per piacere, di passare a vederla (e scrivermi le vostre impressioni, se vorrete); io ho visto un video in cui si vedono i riflessi dell’acqua sul soffitto dell’ex mercato, sopra le fotografie, e mi è sembrata una cosa bellissima.

Come ho scritto precedentemente, UAM è un’associazione e un modo per scoprire Milano e i suoi cittadini metropolitani attraverso lo sguardo di Stefano D’Andrea. Stefano ci diceva: “scrivo e faccio fotografie. Nel tentativo di innamorarmi di nuovo della mia città ho deciso di girarla per trovare facce e storie che mi aiutino.”
Troppo spesso viviamo le nostre città con lo sguardo spento, chissà se l’esperienza di Stefano e di chi lo ha aiutato a realizzarla, sia riuscita davvero a rinnovare quel sentimento di meraviglia e ammirazione che chiamiamo innamoramento. Sono andata a chiederglielo e ne ho approfittato per porgli anche qualche altra domanda.

Domanda: È passato più di un mese e mezzo da quando ho partecipato al crowdfunding per Umani a Milano con il mio piccolo articolo, l’attenzione mediatica nei confronti di UAM è stata un crescendo e a un certo punto Levi’s ha deciso di offrire la sua quota su Indiegogo. Puoi raccontarmi un aneddoto in merito? Pensi che Levi’s sia stata determinante nel successo dell’operazione di crowdfunding oppure l’importo iniziale che avevate stimato poteva comunque bastare?
Stefano D’Andrea: ​L’importo sarebbe bastato a fare una versione light della mostra​, diciamo la metà. L’ingresso di Levi’s è stato fondamentale perché si potesse coprire l’intera facciata di umani. La cosa divertente è che la persona che ha messo in contatto UAM a Levi’s è di Roma e vive a Roma, ma ama il progetto Umani a Milano, forse anche perché per lavoro è spesso qui, e si sente coinvolta dal tema oltre che dal tono.

D: Realizzare progetti attraverso il crowdfunding significa che ognuno di coloro che vi ha dato fiducia potrebbe essere visto come una sorta di committente dell’opera. E questa installazione ha quindi una doppia valenza: è stata pensata per il pubblico e per un luogo pubblico ed è stata realizzata grazie al pubblico di UAM. saresti in grado di quantificare in che percentuale sia stata sostenuta anche da chi non poteva visitarla, ma ha voluto comunque fare un dono alla città di Milano?
Stefano D’Andrea: ​Ci sono state donazioni di diversi importi ma quelli più commoventi sono stati quelli anonimi, e anche quelli da 1 euro. Voleva proprio dire che era gente che desiderava partecipare. Su quante persone abbiano visto la mostra tra i donatori non saprei dire, credo che una volta che una cosa diventa un po’ tua che, tu la veda o non la veda poco cambia.​

D: L’installazione sta già avendo delle ripercussioni positive sul team che l’ha promossa e seguita?
Stefano D’Andrea: ​Si tratta di persone che hanno altri lavori e l’unica ripercussione chiara ed evidente è che finalmente non devono usare il loro tempo libero per aiutarmi con Umani a Milano. A parte questo percepiamo tutti di aver fatto un piccolo pezzo della storia di questa città, e ciò ci spinge semplicemente a pensare a come fare ancora e ancora meglio.​

D: Ho ancora negli occhi il video della tua danza di ringraziamento per il successo della raccolta crowdfunding: il content marketing punta sempre l’accento sull’immenso valore dell’autenticità. quanta consapevolezza e quanta spontaneità nella scelta di promuovere UAM con video di questo tipo (e per consapevolezza non intendo mancanza di autenticità)?
​Stefano D’Andrea: Non ho altra cifra che essere sempre me stesso, tranne quando sono il Gatto Morto. Non saprei come altro essere.

D: Pensi che si possa individuare almeno un elemento di innovazione (una parola che contiene molti concetti, lo so) in UAM?
Stefano D’Andrea: ​Forse l’idea del coraggio. A Milano non c’è, per fortuna, da essere troppo coraggiosi​, perché si tratta di una città abbastanza serena. Ma la vera frontiera, il vero Far West, noi l’abbiamo col vicino di metropolitana. Ecco, per andare su quel fronte (senza intenti commerciali) c’è voluto del coraggio, almeno per me.

D: Siete riusciti a costruire un pubblico affezionato solo attraverso la fanpage Facebook (o mi sbaglio?) e una costante comunicazione con tutti gli utenti; tu personalmente hai sempre risposto praticamente a tutti (è qualcosa che fai anche sulla tua pagina personale e sulla fanpage di gatto morto), hai una cifra personale unica, che non è ossequiosa né fredda, in più proponi istantanee di persone sconosciute per le vie di una metropoli. Questa esperienza in continua evoluzione ti ha davvero fatto di nuovo innamorare della tua città?
Stefano D’andrea: ​Forse sì. E anche dei social media, luogo dove le persone di solito danno il peggio di sé. Forse significa che sia di Milano che dei social media vedo una parte limitata, questo non posso dirlo. Di certo mi sento più vicino alla città e la città mi ha ricambiato. Quando una persona per strada mi riconosce e mi ringrazia per il progetto io mi sento in imbarazzo ma sono felice. Vuol dire che ciò che volevo fare lo sto facendo davvero.​

[Tutte le immagini e i video sono di proprietà di Umani a Milano]

I collaboratori di UAM sono:
PAOLO CARLIN
ALESSANDRA MARASCHIO
ESTEFANIA ARAGON
ANDREA TILARO
fotografi
poi MARCO MIGLIOLI
grafica e installazione mostra
ALESSANDRO CESQUI
LAURA GARIBOLDI
organizzazione

LibeRtina, la libreria itinerante per ragazzi: Sicilia è.

Le belle sorprese arrivano inaspettate. Un po’ come quando passeggi per Noto con i tuoi amici veneti in un caldo pomeriggio agostano. E poi la vedi. Una roulotte con serigrafie bizzarre e giocose che si staglia sullo sfondo della piazza del Teatro. Cosa poteva fare la bambina che è in me, se non correre incontro a Libertina? La prima cosa che ho visto sono stati i banchetti colorati da tanti, ma davvero tanti libri e poi Giovanni Lauritano, che è un po’ timido e un po’ no, ma è davvero bravo a raccontare il suo entusiasmo e il suo progetto. Quindi non ho potuto fare a meno di chiedergli informazioni e scattare fotografie da portare via come un bottino prezioso. L’incontro con questa libreria in itinere è stato così folgorante che l’ho covato per un po’ dentro di me. Infine, oggi, ho preso coraggio e voce e ho chiamato Giovanni.

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Giovanni Lauritano è libraio a Messina per passione e talento da sette anni, per tre anni in Mondadori e per due in Feltrinelli, sempre nel settore dell’editoria per bambini e ragazzi. Oggi ha quarantasette anni e ha deciso di inseguire il sogno di portare i libri per ragazzi in viaggio per la Sicilia con una roulotte bianca e nera ricolma di tutta la migliore produzione italiana e internazionale di racconti, romanzi e testi illustrati dedicati a ragazzi, piccoli e piccolissimi. Non è nato libraio Giovanni, ha una quasi laurea in Scienze Biologiche e ha lavorato tanto nella sua vita, anche in campo artistico. Ma la passione per i libri è tanta, per lui che è ipovedente e usa ingranditori e lettori di testi per condividerla con tutti, grandi e piccini.

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Libertina è nata a dicembre del 2014 grazie alla partecipazione fondamentale della sua compagna Daniela e di tanti amici che credono in questo progetto, amici che si alternano per guidare l’auto che traina la roulotte, amici e collaboratori che partecipano agli eventi e ai laboratori organizzati presso scuole, piazze, mercati, sagre, fiere e feste, ovunque ci siano bimbi, genitori, insegnanti e semplici appassionati di storie. Giovanni, infatti, ha già portato Libertina a Barcellona Pozzo di Gotto, Milazzo, Capo D’Orlando, Catania e Noto. A settembre, mese appena iniziato, tornerà a Messina per mettere a punto tutti i progetti da avviare con le scuole della zona, a ottobre porterà degli eventi a Catania e presto (lo spero davvero) arriverà ad Avola e Siracusa.

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Libertina ha un valore aggiunto importantissimo: molto del lavoro di Giovanni e dei libri proposti sono dedicati ai ragazzi che possono avere dei problemi nel leggere un testo edito in modo tradizionale; perciò, per esempio, troverete libri ad alta leggibilità per chi è dislessico o ipovedente o con disturbi cognitivi, stampati su carta o con caratteri speciali, troverete anche libri in braille. Fra le case editrici specializzate, Bianco e Nero Edizioni e Uovo Nero Edizioni, inoltre sono disponibili anche testi di Orecchio Acerbo Editore, Vanvere Edizioni, Editions Du Dromedaire, Beisler Editore. Solo per citarne alcune.

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Giovanni mi ha detto che è stata una gran bella estate, che è stato davvero bello lavorare a Noto ed è davvero carico di energia e progetti. Se, come me, volete seguire i viaggi di Libertina, potete mettere un bel like sulla pagina Facebook, potete contattare Giovanni al numero 347 9241488 o all’indirizzo e-mail lauritanog@libero.it
Le attività proposte sono molteplici e gustosissime: eventi all’aria aperta, visite guidate alla roulotte libreria, letture animate, il servizio di diffusione del virus della lettura 😉 la libreria in condominio, il libraio con la valigia… Insomma, forza ragazzi di ieri oggi e domani! Di parole ce n’è per tutti…
“si faccia avanti chi ne vuole.
Di parole ho la testa piena,
con dentro “la luna” e “la balena”.
C’è qualche parola un po’ bisbetica:
“peronospera”, “aritmetica”…
Ma le più belle le ho nel cuore,
le sento battere: “mamma”, “amore”.
Ci sono parole per gli amici:
“buon giorno, buon anno, siate felici”,
parole belle e parole buone
per ogni sorta di persone.
La più cattiva di tutta la terra
è una parola che odio: “la guerra”.
Per cancellarla senza pietà
gomma abbastanza si troverà.” (da Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari)

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Social Food, Impact Hub: Sicilia è.

Social Food: mescolare sapori e culture per creare inclusione sociale – Il Gusto della Luce – Expo e Territori – Siracusa – Impact Hub

C’era una volta un ragazzo ucraino che sentendo parlare del latte di mandorla pensava che la mandorla fosse un animale come la mucca.
C’era una volta Abramo, che suonava Per Elisa al pianoforte dopo aver cucinato per tutti moussaka e arancini.
C’era una volta e c’è ancora una Casa abitata da persone il cui  sogno più grande è smettere di dipendere da finanziamenti esterni e diventare produttori autonomi di alimenti di qualità lavorando i terreni confiscati alla mafia.

menuSocialFood

C’è stato un momento nel 2011 in cui sono rimasta un po’ sola. Un po’, non troppo, perché avevo amici vicini e lontani, e parenti un po’ più lontani. Nella mia vita un po’ nomade lungo l’Italia, caparbia nella mia ricerca di indipendenza e autonomia, nonché di amore, mi è capitato, a causa di un evento incontrollabile, di sperimentare ciò che accade quando un elemento del gruppo è gravemente ferito. Ho fatto tutto ciò che potevo per mantenere una promessa e, se attorno a me e con me, non ci fosse stata quella rete di persone che mi ha aiutato, non sarei qui a scrivere. Magari sarei a scrivere da un’altra parte 🙂 ma non avrei avuto il privilegio di partecipare ieri sera all’evento organizzato dall’Impact Hub di Siracusa insieme a 11Eleven, L’Arcolaio, Casa dei Giovani e Cesvi.

cucinando

In questi ultimi anni la rete è diventata, purtroppo, veicolo di messaggi e immagini rabbiose. In questi anni la mia vita cambiava, perdevo e ritrovavo, e nuovamente perdevo, lavoro, ma rimanevo convinta che qualcosa si può fare oltre la rabbia e il desiderio di spaccare tutto. Oltre la paura che l’alieno sotto casa ti esca dalla pancia e ti trasformi in qualcos’altro. Mi chiedo in quanti siamo a essere diventati schizofrenici e miopi.  Anche se so che qualcuno ancora ci vede bene, talmente bene che riesce a sbirciare nel cuore dei ragazzi che ha di fronte. E quel cuore ha una nazionalità, una lingua tutta sua, e speranze simili alle nostre. Magari ha anche nella mente un piatto preferito, che non mangia da giorni. Qualcosa come le focacce che faceva mia nonna e che a me non vengono mai uguali. E invece sono piatti di paesi altri, stranieri. Paesi di tavole apparecchiate con ricordi e desideri, come le nostre. Come ieri sera, all’evento organizzato dall’Impact Hub di Siracusa.

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Perché apprezzo Expo 2015? Credo che, nonostante alcune problematiche spesso insormontabili, bisogna parlare di cibo e alimentazione. E parlare di cibo e alimentazione insieme a tutti i paesi del mondo è un’opportunità da non perdere. Questa opportunità spesso ce l’abbiamo sotto casa. Ho davanti a me la brochure di 11Eleven, è scritto: “La cucina è un terreno fertile (…) cucinare è un ottimo esercizio per allenarsi al rispetto reciproco e all’ascolto attivo e per scoprire tutto il potenziale creativo dei processi di comunicazione tra persone che hanno modi diversi di pensare, intendere e fare. La cucina è una potente metafora dell’incontro tra culture.”.  E la Sicilia è un luogo eccellente per concretizzare questa metafora.

VinoDolciEvasioni

Il 27 agosto è stata una buona giornata, che si è conclusa con la mia partecipazione all’evento di Social food presso l’Impact Hub di Siracusa, il tutto nell’ambito dell’iniziativa promossa dall’area marina protetta del Plemmirio e dal comune di Siracusa all’interno del programma Expo e Territori lanciato dal Ministero dell’Ambiente in occasione di Expo Milano. Una cena da leccarsi i baffi accompagnata da un vino delizioso: cuochi e ricette del team di 11Eleven, mandorle e sciroppo di carruba della cooperativa L’Arcolaio, vino da uve Cataratto prodotto dalla Casa dei Giovani. Associazioni e cooperative che portano avanti con grande energia tutto ciò che di bello e buono ha la Sicilia e si rimboccano le maniche per ricostruire le vite che gli vengono affidate, vite di ragazzini smarriti arrivati con vecchi barconi, vite di ragazzini persi in quartieri dormitorio invasi dalla mafia, vite di carcerati che sognano un lavoro vero e la possibilità di riscattarsi, vite di tossicodipendenti che lavorano con costanza orti, campi e vigneti, si scoprono allevatori e produttori. Vite di individui che imparano a essere autonomi, che imparano a costruire e non a distruggere.

Qui sotto tutti i link

Impact Hub “buone idee, buone realizzazioni”
11Eleven
L’Arcolaio
Casa dei Giovani
Cesvi

Qui il primo video della serata che sono riuscita a caricare


Direttore non porta pena (si spera)

Castello reale di Noto Antica (sec. XI - XVII)

Castello reale di Noto Antica (sec. XI – XVII)

Questa sarà una giornata di partenze e arrivi. Per la prima volta, da quando abito in Sicilia (e non è molto), ospiterò due miei amici e farò loro da guida in questo grande e complesso pezzo di Italia che è la Trinacria. Sono emozionata e contenta. Quando torneranno a casa a più di mille chilometri di distanza (quanto è lunga l’Italia!) potranno dire che i siciliani sono stati ospitali? In effetti no, perché sono una pugliese vissuta tredici anni in Veneto. Io sono un ambasciatore straniero in patria. Un alieno, apolide per elezione. Perché non vivo più da anni nel luogo in cui sono nata e cresciuta. Ed ogni volta devo integrarmi nuovamente nel tessuto sociale del luogo in cui vado ad abitare.

Oh! Ma davvero mi arrischierò a far da guida turistica in Sicilia? Dopo due anni passo ancora per turista nella cittadina in cui abito! Sentono l’accento e tutti quanti insieme speriamo che il problema più serio sia il “Traffico”. Io voglio bene alla Sicilia. Lo dico perché ne vedo i difetti, tutti. Compreso quel modo machiavellico di comunicare, colmo di sottintesi e strutture barocche. Lo dico perché ne vedo i pregi. Compresa la consapevolezza delle responsabilità di cui ci si fa carico quando si crea e costruisce qualcosa di bello in questa regione.

Targa in memoria dei Fatti di Avola all'interno del Municipio

Targa in memoria dei Fatti di Avola all’interno del Municipio

Però un po’ mi sento come quei nuovi direttori di museo… Ma sì! Quelli che non sono italiani e pare che potrebbero non essere all’altezza del compito assegnatoli. Mi ha colpito questa notizia. Philippe Daverio, noto esperto d’arte internazionale e direttore artistico del Grande Museo del Duomo di Milano dal 15 settembre 2014, si è pronunciato contro la decisione del Ministero dei Beni Culturali, attualmente a cura di Dario Franceschini, di mettere a concorso le 20 cariche di direttore dei Musei italiani. E ad onor del vero anche il notissimo Vittorio Sgarbi si è pronunciato contro questa scelta. Delle venti cariche assegnate, sette sono state vinte da storici dell’arte, museologi e archeologi non italiani. Da Lettera43 ho preso i nominativi dei nuovi titolari:

1) GALLERIA BORGHESE (ROMA): Anna Coliva, 62 anni, storica dell’arte.
2) GALLERIE DEGLI UFFIZI (FIRENZE): Eike Schmidt, 47 anni, storico dell’arte.
3) GNAM (ROMA): Cristiana Collu, 46 anni, storica dell’arte
4) GALLERIE DELL’ACCADEMIA DI VENEZIA: Paola Marini, 63 anni, storica dell’arte.
5) MUSEO DI CAPODIMONTE (NAPOLI): Sylvain Bellenger, 60 anni, storico dell’arte.
6) PINACOTECA DI BRERA (MILANO): James Bradburne, 59 anni, museologo e manager culturale.
7) REGGIA DI CASERTA: Mauro Felicori, 63 anni, manager culturale.
8) GALLERIA DELL’ACCADEMIA DI FIRENZE: Cecilie Hollberg, 48 anni, storica e manager culturale.
9) GALLERIA ESTENSE (MODENA): Martina Bagnoli, 51 anni, storica dell’arte.
10) GALLERIE NAZIONALI DI ARTE ANTICA (ROMA): Flaminia Gennari Santori, 47 anni, storica dell’arte.
11) GALLERIA NAZIONALE DELLE MARCHE (URBINO): Peter Aufreiter, 40 anni, storico dell’arte.
12) GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA (PERUGIA): Marco Pierini, 49 anni, storico dell’arte e filosofo.
13) MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO (FIRENZE): Paola D’Agostino, 43 anni, storica dell’arte.
14) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI NAPOLI: Paolo Giulierini, 46 anni, archeologo.
15) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI REGGIO CALABRIA: Carmelo Malacrino, 44 anni, archeologo.
16) MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI TARANTO: Eva Degl’Innocenti, 39 anni, archeologa.
17) PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM: Gabriel Zuchtriegel, 34 anni, archeologo.
18) PALAZZO DUCALE DI MANTOVA: Peter Assmann, 61 anni, storico dell’arte.
19) PALAZZO REALE DI GENOVA: Serena Bertolucci, 48 anni, storica dell’arte.
20) POLO REALE DI TORINO: Enrica Pagella, 58 anni, storica dell’arte.

L'antica tradizione della vendita dei prodotti dei latifondi

L’antica tradizione della vendita dei prodotti dei latifondi

Afferma Daverio a Lettera43 che ” il sistema amministrativo della nostra struttura museale è talmente complesso che uno che viene da fuori, e non ha idea del diritto amministrativo italiano, non sarà in grado di fare niente.”. Dice, inoltre, all’Huffington Post: “Questa è una scelta ghibellina: siccome non ce la facciamo noi italiani, allora chiediamo aiuto all’impero. Ma io credo che uno straniero fatichi a entrare in sintonia con la società italiana e la realtà produttiva locale, per non parlare delle difficoltà sindacali che incontreranno e la lotta con una complessità normativa che non conoscono. Sia chiaro, non ho nulla contro i nomi che andranno a dirigere i musei, ma abbiamo già visto come è andata a finire con i sovrintendenti esteri messi a capo dei teatri italiani: chi non conosce l’Italia non riesce a mettersi in collegamento con gli imprenditori e con le banche per fare fund-raising e raramente ottengono una connessione con il territorio sociale.”.

Leggendo scopro che “gli italiani che tornano dall’estero sono quattro: Martina Bagnoli, Flaminia Gennari Santori e Paola D’Agostino, che rientrano dagli Stati Uniti, ed Eva Degl’Innocenti dalla Francia.”. Quali incarichi hanno ricoperto? Per quale motivo dovrebbe piacerci che i nostri facciano esperienze internazionali e portino le loro (nostre) eccellenze all’estero? E per quale motivo non dovrebbe andarci bene il contrario? Sia chiaro, ho grande stima per Philippe Daverio, mi piace molto il suo modo di raccontarci l’arte. Credo che abbia sempre fatto un lavoro egregio. E non posso affermare di essere completamente in disaccordo con le sue motivazioni. Però annovero l’Arte e i Beni culturali fra le materie che hanno creato grandi comunità internazionali, come le Scienze. Perciò, come credo che i beni artistici e archeologici siano patrimonio dell’umanità intera, credo che anche gli studiosi non debbano rimanere ristretti in confini geopolitici; nonché amministrativi. 

Veduta del Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa

Veduta del Museo Archeologico Paolo Orsi di Siracusa

Come pensiamo di poter attirare eccellenze dall’estero senza prenderci i rischi e i benefici di una condivisione dei territori relativi? Un valore aggiunto non dovrebbe essere proprio lo scambio culturale? Dice sempre Daverio: “Mauro Felicori, a Caserta, lo voglio vedere all’opera con quelli che gli rubano l’acqua dai giardini. Auguri.”. Davvero non dovrebbero essere i casertani ad aiutare Felicori a risolvere il problema del furto dell’acqua? Io spero che questo scambio di studiosi sia fonte di ossigeno per certe organizzazioni asfittiche. Spero che l’Italia non si fermi ai grandi nomi della cultura dell’Ottocento e del Novecento. Spero di poter esser una buona interprete, nel mio piccolo, di questa grande regione che mi ospita, in questa Italia dai millemila campanili.


Umani a Milano? In Darsena col crowdfunding

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Umani a Milano ha 14 mila fan su Facebook. Umani a Milano è un’associazione. Ma soprattutto UAM è un modo di scoprire Milano e i suoi cittadini. Un modo di vivere la città, di abbellirla e arricchirla con le storie che ci racconta tutti i giorni attraverso le fotografie di Stefano D’Andrea e dei suoi collaboratori. E’ anche comunicazione cortese, solare e veloce come solo i milanesi ti sanno dare (e non solo, perché di metropoli e convivenze internazionali stiamo parlando); è una forma d’arte e una frazione di tempo ritrovato, come solo la fotografia e i sorrisi, le timidezze e i piccoli racconti delle persone ritratte possono essere. Anche e soprattutto, se riusciamo a portare sorrisi e racconti in Darsena (e magari nelle nostre case). Come?

Grazie a Indiegogo, uno dei portali di crowdfunding più conosciuti, per portare a compimento il progetto dell’installazione di UAM 2015 in Piazza XXIV Maggio, nel passaggio pedonale ricavato dalla nuova struttura Ex sede del mercato comunale. Con un fixed funding di cinquemila euro, l’installazione avrà luogo dal 16 settembre al 1 novembre 2015, e ad ogni offerta (da un euro fino a 5 mila) corrisponderà un reward based destinato al finanziatore volenteroso (e più o meno vanitoso) che potrà fregiarsi del diritto di avere in cambio un abbraccio, una cartolina autografata, una shopping bag, essere ritratti in una foto UAM (vogliamo anche una storia, se no non vale) e via via in un crescendo molto interessante e goloso.

“Sì siamo amici per via dei cani. Questo parchetto alla fin fine è un microcosmo, ci si conosce tutti.” (Courtesy of Umani a Milano)

“Sì siamo amici per via dei cani. Questo parchetto alla fin fine è un microcosmo, ci si conosce tutti.” (Courtesy of Umani a Milano)

Era il 29 maggio 2013 quando ho avuto il piacere di assistere su Facebook alla nascita del progetto Umani a Milano, conoscevo il suo ideatore, Stefano D’Andrea, già da tempo. E’ un cantastorie contemporaneo, Stefano, ho già avuto modo di parlare di lui attraverso la recensione del suo libro La vita è un pizza, edito da Corbaccio. Come dice di se stesso e del suo progetto (che non è l’unico, infatti si contende un bel primato di fan su Facebook con Gatto Morto) “scrivo e faccio fotografie. Nel tentativo di innamorarmi di nuovo della mia città ho deciso di girarla per trovare facce e storie che mi aiutino.”. Come tutti noi che scriviamo e facciamo fotografie, per i suoi progetti trae ispirazione da altri “innamorati” della vita e della nostra umanità, da coloro che, vicini o lontani che siano, sono buone fonti di idee da diffondere.

Quindi, “ho incrociato, come molti di voi, il lavoro di Brandon Stanton e “Humans of New York“. Mi ricordava il mio modo di guardare quella città da e(s)terno innamorato (lui è di Chicago), con fotografie e riflessioni. Ma Brandon ci aggiungeva la qualità elevata dell’immagine e le storie delle persone. Dopo alcuni mesi ho pensato di replicare “Humans of New York” a Milano, per innamorarmi ancora di lei.
Ho chiesto a Brandon se pensava che fosse un problema usare il suo marchio. Lui ha detto di no, e che di “Humans of” ce ne sono molti in giro per il mondo. Sostiene che ognuno ha il suo modo di raccontare e ogni città ha le sue storie, che non lo riguardano, perché lui si occupa di New York. Ha ragione, mi sono detto. Dei molti “Humans of” che ci sono in rete in effetti nessuno mi interessa veramente, o mi piace.
Avrei cominciato il mio progetto con la mia cifra. La mia decisione di chiamarlo “Umani a Milano” è stato fin troppo chiaramente da subito un omaggio a Brandon e al suo lavoro, ma la mia specificità, data dal mio modo di incontrare la gente, fotografarla (con l’aiuto di Andrea Tilaro), e raccontare storie la conservo gelosamente e voglio credere si tratti di un valore aggiunto unico e irripetibile.”
Lo crediamo anche noi.

La sfida più difficile è stata trovare un equilibrio che mi permettesse di stare bene senza rinunciare né ad essere marocchina né ad essere italiana. A volte credevo che non fosse possibile trovare un punto d'incontro tra queste due realtà che mi appartengono in egual misura. Ora ho fatto miei i valori migliori di entrambe. (Courtesy of Umani a Milano)

La sfida più difficile è stata trovare un equilibrio che mi permettesse di stare bene senza rinunciare né ad essere marocchina né ad essere italiana. A volte credevo che non fosse possibile trovare un punto d’incontro tra queste due realtà che mi appartengono in egual misura. Ora ho fatto miei i valori migliori di entrambe. (Courtesy of Umani a Milano)

Per ogni proposta di collaborazione e contributo, in cambio della giusta visibilità nei 60 giorni di mostra in Darsena, rivolgersi a umaniamilano@gmail.com


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Il Bar era, è, e auspico resti, quel luogo per riunirsi, stare insieme o soli, scambiare o ascoltare racconti, fatti, idee, informazioni, mentre si sorseggia un caffé o un drink

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