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La Felicità INterna Lorda

Arriva un momento nel quale è necessario raccontare. Il tentativo è sempre quello di essere brevi e comprensibili, trasmettere il messaggio e le informazioni il più possibile, donare a chi legge l’opportunità di raccontare a sua volta e di agire.

Già tre frasi di una premessa che forse potevo risparmiarvi. Da qualche parte ho scritto e in qualche momento ho detto che la Felicità è impegnativa. Succede oggi, 3 dicembre 2016, che a Catania, durante il Festival della Felicità INterna Lorda, sono e siamo arrivati a un punto di non ritorno nel quale le energie messe in campo devono concretizzarsi in azioni.

Siamo in Sicilia, regione del mondo complessa, da sempre e per sempre crocevia di culture e istanze che si spingono oltre antiche abitudini, mentalità deleterie e pregiudizi. L’urgenza è quella di comunicare al meglio ciò che sta succedendo e ciò che vogliamo che accada. Mettervi e metterci tutti (o la maggior parte di noi) nelle condizioni di agire i cambiamenti profondi che stanno attraversando le società di tutto il mondo.

Ognuno di noi a suo modo, con e senza sovrastrutture intellettuali, si chiede almeno una volta nella vita: cosa posso fare? Non è una domanda filosofica, detto volgarmente; è una domanda che ha a che vedere con la vita pratica, spesso è autoreferenziale: cosa posso fare per vivere meglio? Cosa posso fare per far vivere meglio la mia famiglia? Cosa posso fare per far vivere meglio i miei amici, i miei concittadini?

Cosa possiamo fare, quando abbiamo voglia di fare qualcosa e siamo immersi in quella che Giovanni Verga chiamava la “fiumana della vita”? Girarci a guardare negli occhi chi ci è accanto, per incominciare.

Cosa vuol dire agire concretamente? Trasmettere pratiche, competenze, raccontare ciò che produciamo, compiere azioni che incidano sulla società in cui viviamo: fare. Dare il giusto nome alle cose, comprendere cosa è giusto. Non imporre, ma condividere. Le parole hanno un limite che passa dalla definizione, dal valore che gli diamo. Ma ciò che abbiamo nelle mani è reale. Sì, ci sono delle competenze che albergano nel campo dell’immateriale, allora potremmo provare a tradurre tutto questo in informazioni utili a tutti.

Tutto questo per dire che ci sono delle persone attorno a noi che non vedono l’ora di coinvolgervi. È vero che se si fa insieme, se si prova a fare qualcosa di nuovo, che viene percepito come diverso, forse rischioso, è più facile, più accessibile, più dirompente. Infine, fa meno paura il cambiamento, quando siamo in tanti ad agirlo.

Avete un bisogno, chiedete; avete un problema, parlatene. I problemi si possono rovesciare in bisogni, i bisogni possono essere soddisfatti cercando insieme i metodi da applicare.

Potrei raccontarvi progetti, invece vi invito a cercarli, conoscerli e farvi coinvolgere. È faticoso? Avete altro da fare? Siete sicuri che ciò che state cercando di fare non abbia la risposta in quello che vi ho scritto?

C’è un bambino in una stanza che dà su una scala, dove porta la scala? Noi siamo quel bambino?

 

“Use your heart, use your hands” (Gunter Pauli)
And use your brain 😉


Snapchat si fa storytelling anche in Italia

Frotte di snappers italiani stanno finalmente riempiendo Snapchat delle nostre molteplici voci, da nord a sud, spesso con risultati interessanti dal punto di vista della narrazione di un territorio, di un evento e anche della vita universitaria e associativa, nonché di quella professionale.

Alcune di queste storie ve le racconterò in Impact Hub Siracusa il 22 giugno, durante il workshop sul quale sto lavorando in questi giorni e di cui vedrete la cover qui sotto: ospiti graditissimi e interessanti in arrivo!

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Nel frattempo, io procedo con i miei esperimenti i cui risultati sono un aumento dei follower, ma soprattutto di interazioni proficue che fanno viaggiare idee e buone pratiche in lungo e in largo per la penisola (e anche le isole). Il workshop stesso è nato dall’esigenza di comunicare al meglio questo nuovo strumento che è Snapchat, portandolo lì dove in alcuni casi sembra ancora un social astruso e inutile.

Io ne sto facendo uno strumento per lo storytelling di eventi, oltre a raccontare il mio lavoro per GustoNews, le suggestioni che mi spingono a scrivere qui su Apirolio, i retroscena della mia dieta e un po’ di country life racchiusa fra il panorama degli Iblei e il mare di Avola.

Ho scaricato e editato due delle mie storie di Snapchat per condividerle con tutti.

Il primo evento che trovate più sotto ha visto la partnership fra Movimento Centrale, il bike cafè in Ortigia, a Siracusa, il gruppo di A.S.D. Nordic Walking “Quattro passi in compagnia” e Aruci Dolcezze Siciliane, uno dei migliori produttori di torroni, croccanti e “giuggiulene” che esistano. Tre realtà della Sicilia orientale che si sono incontrare domenica 5 giugno per fare rete e con l’occasione coniugare con sapienza food, wellness e intrattenimento.

Un’altra storia davvero gustosa è quella che ho raccontato grazie a Fuori Teatro, il circuito di eventi che ci conduce in una Siracusa tutta da scoprire, tanto glam, quanto elegante e piacevole, con i suoi locali davvero speciali, la cura dei dettagli e un profondo, appassionato amore per il Teatro Greco e le proprie bellezze.

Quello che vedrete, se non siete ancora utenti del fantasmino, potrebbe sconcertarvi a partire dal formato del video, perciò vi invito a lasciarmi le vostre impressioni, che siano spontanee, esattamente come le storie degli snappers di tutto il mondo.

 

 


Mappa e vinci con Guidabile a Siracusa

Non conoscete ancora Mappa e vinci con Guidabile? Vivete a Siracusa e vi piacerebbe partecipare a un gioco utile ed avere la possibilità di vincere dei premi interessanti? Mancano ancora dieci giorni al termine della gara. Basta iscriversi cliccando qui e iniziare a mappare i luoghi accessibili della città.

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Lo aveva promesso Valentina Amico, quando parlammo di Guidabile per Blog d’Innovazione: sarà un’app di tipo ludico esperienziale, un gioco utile, qualcosa di bello per la città di Siracusa e per tutte quelle che verranno coinvolte nel tempo. E qualcosa di bello anche per i cittadini di Siracusa, che abbiano o meno difficoltà motorie, per vivere tutti insieme senza barriere questi splendidi luoghi.

 

Ne ha fatta di strada Guidabile! Dopo aver vinto lo Startup Weekend di Catania l’anno precedente, sono una delle startup selezionate dal comune di Siracusa per il progetto Eureka 2.0 promosso dalla Fondazione Comunità Val di Noto. L’obbiettivo è sempre quello di accrescere la base dati dei luoghi accessibili attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. Continua a leggere


Free Wheeling Tour: fare impresa favorendo il turismo accessibile

Siciliani e siracusani di ritorno da esperienze di vita e di lavoro all’estero o in altre regioni di Italia ne ho incontrati molti da quando ho iniziato a frequentare Impact Hub Siracusa. Sono persone che credono nelle potenzialità di questa terra e sono legate ad essa da un amore sincero e lucido. Conoscono pregi e difetti della Sicilia e per questo desiderano sviluppo sociale ed economico per questi luoghi così belli e ricchi di Storia e di storie.

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A volte, come tutti noi in ogni dove in Italia, ritornano all’isola con competenze professionali preziose, altre con idee e progetti nati dal confronto con diverse realtà nazionali e dall’analisi dei bisogni che in qualche modo non vengono soddisfatti.

Non voglio partire con la disamina distruttiva delle mancanze, ma sottolineare che andare incontro ai bisogni sul territorio in cui viviamo, può creare reale opportunità di fare impresa; quindi, fare rete con gli stakeholder esistenti, aggiunge valore e forza alle iniziative e ai progetti. Così stanno facendo i quattro fondatori di Free Wheeling Tour (Daniela Comella, Giusy Pitruzzello, Giovanni Lombardo e Andrea Parisi) una cooperativa di servizi di trasporto che vuole facilitare e sviluppare il turismo e la permanenza in Sicilia da parte di persone con diverse disabilità e dei loro amici e famigliari, a partire da coloro che si muovono con la sedia a rotelle.

Quella che segue è la gran bella chiacchierata fatta con Giovanni Lombardo e Andrea Parisi.

Buona lettura!

Giovanni: Il progetto nasce in modo spontaneo: Andrea da qualche tempo ha acquisito una licenza taxi su Siracusa e svolgendo il suo lavoro si è resto conto che c’erano delle esigenze, dei bisogni particolari che il nostro territorio non era preparato ad affrontare e soddisfare. Parlo di turisti che non possono prendere un mezzo di trasporto qualsiasi e non trovano facilmente personale e organizzazioni pronti a seguirli durante i loro spostamenti.

Io, invece, sono vissuto 28 anni fra l’Italia e l’estero, da undici anni vivevo e lavoravo in Inghilterra con tutta la mia famiglia, a un certo punto abbiamo sentito nascere il desiderio di tornare a vivere a Siracusa, accanto a parenti e amici. Perciò ci siamo dati una possibilità iniziando a ideare un progetto di impresa insieme ad Andrea e sua moglie Daniela, con i quali ci conosciamo sin da quando eravamo ragazzini.

Free Wheeling è nato così e non poteva che nascere qui in Italia, specialmente in Sicilia, luoghi in cui non esistono infrastrutture pubbliche che siano in grado di soddisfare i bisogni quotidiani di vita sociale e di totale accessibilità di coloro che vivono l’invalidità.

D: Quando ti sei trasferito fuori Siracusa quasi trent’anni fa com’era il sistema del welfare? Si respirava già un’aria diversa da quella che vivevamo in Italia?

G: In effetti il welfare e lo special need si stavano sviluppando da parecchio tempo. Attualmente esiste un sistema di nursery ben radicato dedicato agli anziani non autosufficienti grazie al quale le persone possono vivere nelle loro case, con i loro familiari, ma durante il giorno il comune di residenza offre loro un sistema di trasporto e dei centri di incontro in cui passare le giornate in maniera più attiva, ma dotati di assistenza medica. Questo è un esempio come tanti altri che potrei fare, ma che serve a comprendere che in questo momento nel nostro paese sono le iniziative di privati e associazioni che sopperiscono alla mancanza cronica di servizi diversificati.

Di contro, è vero che mancano servizi importanti per la vita della comunità, ma è anche vero che il nostro patrimonio culturale, le bellezze paesaggistiche e quella specifica qualità della vita tutta italiana, informale, con ritmi più consoni alla crescita di una famiglia, sono stati per mia moglie, per i miei figli e per me, i motivi per tornare qui a Siracusa e trovare un modo di permettere anche ad altri di godere pienamente di questi luoghi bellissimi.

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Veduta di Siracusa dalla parte di Ortigia – Courtesy of Agostino Sella

D: E, invece, Andrea, tu sei sempre stato qui a Siracusa?

Andrea: In realtà ho viaggiato molto per lavoro, anche all’estero, ma la mia famiglia ha sempre fatto base a Siracusa, quindi, nelle pause lavorative, sono sempre tornato a casa, pur mantenendo sempre il desiderio di un forte contatto con la strada e con il pubblico. A un certo punto ho deciso di prendere la licenza taxi per mettere insieme la mia passione per la guida al volante (ma non solo, devo confessare che sono anche un velista appassionato) con la necessità di non allontanarmi per lunghi periodi da Siracusa.

Durante le giornate in taxi vengo a contatto con tanti clienti diversi che mi portano le loro storie, le belle esperienze che fanno nello nostra città e anche i problemi come quello di spostarsi nel siracusano e nel ragusano in assenza di mezzi pubblici o di agenzie di trasporto organizzate. Spesso, durante la bella stagione, ho scoperto che il turismo su Siracusa è molto vario, ci sono persone, anche su sedia a rotelle oppure sorde o non vedenti, che vengono da queste parti per fare sport, non solo per godersi le bellezze del paesaggio o la buona cucina. Tanto che abbiamo pensato di sviluppare diversi pacchetti di servizi dedicati alle varie tipologie di utenti.

Devi tenere conto che la clientela, cosiddetta disabile, a cui ci rivolgiamo, è molto dinamica, abituata a spostarsi, a viaggiare. Sono persone già organizzate, che girano il mondo e che vengono qui a Siracusa nonostante le grandissime difficoltà. Ma vorremmo che anche coloro che non hanno mai preso in considerazione l’idea di venire in Sicilia, sappiano che possiamo fornirgli tutto il supporto logistico di cui hanno bisogno.

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Save: quando la Ricerca diventa buona pratica

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Cosa succede quando si mettono insieme persone, enti di ricerca, università, pubbliche amministrazioni, imprese, i finanziamenti del MIUR e tanta volontà e curiosità di scoprire nuovi sistemi per il recupero degli scarti dei prodotti ortofrutticoli e lattiero caseari?

Contrastare lo spreco alimentare è operazione che si può realizzare creando contaminazioni fertili fra Scienza e Cultura dell’Alimentazione. Vi presento Save: la prima filiera in linea con le direttive europee sull’economia circolare che sia riuscita ad unire tutti gli attori sopra citati.

Torno ancora una volta a raccontarvi di Circular Economy, di smart cities e communities ovvero di comunità e città intelligenti, digitali e innovative, di innovazione sociale (ed economica, non dimentichiamocelo) e di ciò che sta accadendo nel Sud Italia, terra, anche, di eccellenze nell’innovazione, premiatissime e in costante progresso.

Come ho già fatto per il progetto di Simbiosi Industriale Ecoinnovazione Sicilia, di cui vi ho parlato qui, cercherò di raccontarvi Save a modo mio.

Il 15 dicembre, presso il Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Messina, si è svolto il convegno conclusivo del progetto “Save” (hashtag #SaveUniMessina) che nasce nella culla di PANlab il laboratorio di servizi avanzati nel settore dell’agroalimentare dell’Università: Tecnologie e modelli operativi per la riduzione degli scarti alimentari e il trattamento e la valorizzazione della frazione edibile del rifiuto solido urbano finalizzati alla gestione sostenibile della filiera alimentare urbana.

Afferrarne il senso per la nostra vita quotidiana, potrebbe sembrare un inutile esercizio di stile.
Solo che così non è.
Quindi scomporrò la presentazione in frammenti che spero siano più comprensibili, ma che sono comunque passibili di aggiustamenti, qualora non dovessero essere esaustivi:

  • Tecnologie e modelli operativi: le tecnologie possono essere macchinari o attrezzature specifiche, i modelli operativi possono essere delle procedure precise da seguire per duplicare o riprodurre il progetto, ma anche strategie di comportamento civico e ambientale in cui il singolo cittadino si impegna per ridurre gli scarti alimentari, le aziende sul territorio non disperdono rifiuti nelle discariche ma si integrano in un ciclo di recupero e riuso;
  • per la riduzione degli scarti alimentari: le rimanenze giornaliere di frutta e verdura prelevate dai mercati e dai supermercati e di latticini e yogurt prelevati dai supermercati alla scadenza del prodotto ancora confezionato;
  • e il trattamento e la valorizzazione: raccolta, analisi chimiche e biologiche, selezione, trasformazione degli scarti in mangime, compost, sostanze nutraceutiche, biogas, liquidi fertilizzanti;
  • della frazione edibile del rifiuto solido urbano: edibile significa che si può mangiare, in questo caso si parla della parte ancora mangiabile (da animali o persone, dopo essere stata adeguatamente analizzata e “trasformata”) degli scarti di frutta e verdura e dei derivati del latte come yogurt o formaggi;
  • finalizzati alla gestione sostenibile: è un sistema in cui tutte le entità presenti sul territorio (comunale, “provinciale”, distrettuale) si impegnano a mettere in pratica comportamenti detti virtuosi, in cui lo spreco di risorse, materiali ed energia è ridotto al minimo e tutto è finalizzato al recupero e riuso del rifiuto solido urbano e del rifiuto industriale nell’ottica della valorizzazione economica, della riduzione dei cumuli di rifiuti a perdere in discarica,  di un ambiente più salubre, della collaborazione e sinergia fra imprese, cittadinanza e PA, della nascita di nuove imprese, del miglioramento di quelle esistenti;
  • della filiera alimentare urbana: le città sono le aree urbane da cui proviene la maggiore richiesta di cibo, prodotti agroalimentari arrivano negli agglomerati urbani e ne escono come scarti in vari momenti della catena per vari motivi. Ai piedi di questo sistema possono esserci discariche a perdere di rifiuti di vario tipo non valorizzati oppure un insieme di aziende, PA e cittadini che differenziano gli scarti alimentari (e non solo) senza sprecarli.

Detto questo, al convegno di fine lavori erano presenti tutte le parti coinvolte nella realizzazione del progetto, fra cui una incredibile quantità di ricercatori che ci hanno spiegato ogni singola procedura analizzata e messa a regime per recuperare gli scarti alimentari. Il progetto si è svolto nell’arco di tre anni e la più grande speranza per tutti coloro che vi hanno partecipato è vedere concretizzate le loro esperienze anche in altre aree urbane. Il protocollo, infatti, è già replicabile e i vantaggi sono innumerevoli e certificati dagli studi effettuati: su tutti campeggiano la riduzione evidente dei rifiuti, le tecniche di conservazione per prodotti facilmente marcescibili e la produzione di mangimi di alta qualità per gli animali da allevamento.

Per Save sono già uscite pubblicazioni scientifiche e il progetto è stato premiato al Fech Congress a Novi Sad, in Serbia, e allo SMAU di Napoli del 11 dicembre 2015, l’Università di Messina è stata vincitrice nel Premio Smart Communities Roadshow. Ma la cosa davvero bella è che i risultati scientifici delle analisi di laboratorio sugli scarti ortofrutticoli e lattiero-caseari hanno riservato sorprese positive sia prima dei trattamenti di conservazione che successivamente alle trasformazioni in mangimi o altro.

Provo a scrivere una panoramica veloce degli studi effettuati per darvi un’idea del lavoro svolto in questi anni e del perché sia importante pensare di esportarlo in altre realtà cittadine:
– Sono stati presi accordi con i commercianti di prodotti ortofrutticoli per recuperare gli scarti
– Per trasportare gli scarti sono stati testati speciali contenitori per alimenti, ma resistenti agli urti e dotati di chip per la tracciabilità dei prodotti
– Sono stati effettuati diversi test per estrarre ed analizzare i principi attivi quali carotenoidi, polifenoli e lipidi in maniera efficiente e con metodologie replicabili, gli screening preliminari hanno visto l’uso di tecnologie costruite ad hoc
– I campioni di ortofrutta da recuperare sono stati analizzati per verificare la quantità e il tipo di contaminanti presenti. L’analisi ha rivelato una concentrazione di sostanze nocive, come i pesticidi, al di sotto dei limiti di rilevabilità strumentale; è stato verificato, inoltre, che il contenuto di pesticidi nei mangimi cala drasticamente grazie al trattamento termico
– Sono stati fatti test per capire come recuperare al meglio i nutrienti presenti negli scarti sia del prodotto fresco che del prodotto post shelf life ovvero successivamente alla scadenza e si è scoperto che i nutrienti erano ancora attivi anche dopo la scadenza indicata sulla confezione
– È stata sperimentata l’interazione con i consumatori proponendo un questionario e consigli di consumo critico
– Diverse le analisi fatte su campioni di prodotto in momenti diversi del processo di trasformazione e recupero al fine di determinare le procedure migliori da seguire lungo tutto il percorso
– È stata testata anche la possibilità di sostituire i film plastici normalmente usati per ricoprire terreni e colture con materiali biodegradabili composti anche da fibre o compost derivanti dagli scarti di ortofrutta mescolati in percentuali diverse con il Mater Bi®, nonché la possibilità di produrre contenitori alveolari per la germinazione che siano alternativi a quelli in polistirene
– È stata indagata l’efficienza di diversi sistemi atti a degradare o essiccare gli scarti (compostaggio, degradazione anaerobica, insilamento, essiccazione)
– Sono stati eseguiti test di germinazione su compost da scarti ortofrutticoli
– È stato prodotto biogas recuperando gli acidi grassi contenuti negli scarti
– Sono state eseguite analisi gestionali ed economiche sulla logistica dei trasporti, sugli imballaggi, sulle scorte alimentari e sulla durata della vita a scaffale
– Sono state realizzate etichette amplificate con QR Code, data di scadenza, lotto, tracciabilità dei prodotti esposti nei supermercati
– È stata creata una piattaforma ICT che mira allo sviluppo di un nuovo market place, alla circolazione delle informazioni e a supportare le interazioni fra soggetti interessati e coinvolti nell’ottica dell’incremento delle best practices e della sharing economy e prospettando una futura collaborazione da parte degli horeca e dei cittadini.

90 le persone coinvolte nella ricerca, 14 le aziende di zootecnia e agricoltura, 48 le ore a disposizione per effettuare tutta la check list e consegnare gli scarti alle aziende destinatarie, 17 mila i chilogrammi di ortofrutta insilati nella prima fase di trasformazione in trincea.

Prima postilla:
“L’insilamento ” si realizza per acidificazione della massa vegetale a opera di microrganismi anaerobi allo scopo d’impedire a microrganismi alteranti e potenzialmente tossici di proliferare all’interno della massa vegetale provocandone il consumo (perdita di valore nutritivo) e lo sviluppo di sostanze insalubri.”

Seconda postilla:
Hanno partecipato a Save i supermercati del gruppo Despar – Fiorino, il Mercato Vascone di Messina, Cosenza, Ragusa, Messina e le loro Pubbliche Amministrazioni (PA), il MIUR, il Dipartimento di Scienza dell’Ambiente, della Sicurezza, del Territorio, degli Alimenti e della Salute (S.A.S.T.A.S.) e il Dipartimento di Scienze Chimiche, Biologiche e farmaceutiche, il Dipartimento di Scienze Veterinarie, il Dipartimento di Economia e il Careci (Centro Attrazione Risorse Esterne e Creazione d’Impresa) dell’Università di Messina, la Meridionale Innovazione Trasporti, il Dimeg (Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Energetica e Gestionale) dell’Università della Calabria, il Dipartimento di Scienze Agro Ambientali e Territoriali dell’Università degli Studi di Bari, l’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino, l’Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari del CNR di Bari, l’Istituto per Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR di Pozzuoli, , CoRFilCarni (Consorzio di Ricerca Filiera Carni), il laboratorio potenziato PANlab dell’Università di Messina, la Chromaleont Srl, la TSP Tecnologie e Servizi Professionali e, infine, la GTS Consulting.

Save è nato e cresciuto nell’ambito del Programma Operativo Nazionale Ricerca e Competitività 2007-2013 per le regioni Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, Smart Cities and Communities and Social Innovation (Prot. 84/Ric del 02/03/2012) Asse II Sostegno all’innovazione del MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca).

 


Simbiosi industriale: quando è la Sicilia a fare innovazione

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Simbiosi industriale che?
Immaginate un gruppo di aziende che recupera lo scarto (pastazzo) della lavorazione degli agrumi per fare succhi di frutta e ne ricava pectina e sostanze (buone) per la mangimistica animale, scovando la tecnologia che permette di recuperare i residui dei frutti prima che marciscano. Immaginate un’azienda che recupera i limi di segazione del basalto di lava dell’Etna e li riutilizza per creare materiali più flessibili.

Due esempi (che ho cercato di semplificare per renderli più di impatto e memorabili) che ci vengono da due delle 90 aziende siciliane coinvolte in un grande progetto pilota di simbiosi industriale che si è svolto sul territorio siciliano in questi ultimi quattro anni. Cosa succede se “l’insieme delle ricchezze di un territorio sono valorizzate localmente, invece di essere disperse, delegate o regalate a terzi.“.

Secondo Wikipedia, l’Economia Circolare “fa riferimento sia a una concezione della produzione e del consumo di beni e servizi alternativa rispetto al modello lineare (ad esempio attraverso l’impiego di fonti energetiche rinnovabili in luogo dei combustibili fossili), sia al ruolo della diversità come caratteristica imprescindibile dei sistemi resilienti e produttivi. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.“.

La Simbiosi Industriale appare un concetto più raffinato, senza fustigare il nostro amato e diffusissimo concetto di Circular Economy: un’economia il cui valore dei prodotti e dei materiali si mantiene il più a lungo possibile; i rifiuti e l’uso delle risorse sono minimizzati e le risorse mantenute nell’economia quando un prodotto ha raggiunto la fine del suo ciclo vitale, al fine di riutilizzarlo più volte e creare ulteriore valore. (Cito dal questionario propostoci da ENEA durante il convegno di cui vi parlerò più sotto).

Qual è la differenza fra Circular Economy e Simbiosi Industriale? Possiamo considerare questi concetti e pratiche, sorelle indissolubili? Sono un’opportunità di rilancio economico per la Sicilia e per tutte le regioni d’Italia e del mondo che vorranno sfruttarle? Bè, sì. La dimostrazione concreta ce la possono dare le 90 imprese siciliane coinvolte attivamente nel progetto Ecoinnovazione Sicilia.

Per inciso, ho l’impressione che, per noi appartenenti alla massa, la definizione di Economia Circolare per come viene comunemente intesa, abbia inglobato quella di Simbiosi Industriale. Ma forse mi sbaglio. Che ne pensate? Di Circular Economy avevo parlato anche con Umberto Pernice nell’intervista pubblicata qui qualche tempo fa.

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Facciamo un breve ripasso di storia dell’economia italiana della seconda metà del ventesimo secolo (dal 1948 in poi, insomma).
Vi va? Se sbaglio correggetemi, se non vi interessa saltate a piè pari tre paragrafi.

È risaputo che il territorio italiano ha da sempre sofferto di scarsità delle materie prime.
Nonostante questa caratteristica, il settore industriale, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra sino ai primi anni settanta, è stato il volano del boom economico italiano. Il passo è stato successivamente ceduto ad una forte crescita del settore terziario, con lo sviluppo di tutto un sistema correlato ai servizi (fra cui anche il turismo) fra gli anni ottanta e novanta del ventesimo secolo.

Sono informazioni che ho studiato a scuola e ricordo che mi affascinava moltissimo il passaggio dalla fase industriale al terziario, mentre non mi è mai piaciuto pensare che il settore primario (agricoltura, allevamento, pesca) fosse stato talmente penalizzato da costruire un colosso come l’Italsider (ora Ilva) al posto degli ettari ed ettari di uliveti  accanto alla mia città natale, cioè Taranto.

Scarsità delle materie prime non vuol dire completa assenza, così come il rafforzamento del settore dei servizi non vuol dire che l’economia italiana sia cresciuta in progressione geometrica e ci permetta di avere una ricchezza diffusa. La geografia del nostro territorio, inoltre, non ci permette di sfruttare appieno il poco spazio a disposizione. La crisi economica non è un’opinione, meno che meno il dovere di fare i conti con un sistema di sfruttamento che ha danneggiato l’ambiente e la salute dei cittadini.

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Quindi, quale potrebbe essere una soluzione?
L’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) ci ha dato una risposta attraverso il progetto Ecoinnovazione Sicilia, di cui mostro le partnership e i patrocini più sotto. Ne approfitto anche per scusarmi per le ridondanze, ma sono necessarie.

Ecoinnovazione Sicilia è una piattaforma di simbiosi industriale costituita da 90 imprese siciliane, operatori e organizzazioni presenti sul territorio. Il progetto pilota per l’Italia, si è appena concluso ed è stato il protagonista di un convegno tenutosi giorno 11 dicembre presso il Coro di notte del Monastero dei Benedettini di Catania.

Gli ospiti intervenuti a raccontare metodiche ed esperienze nonché il loro supporto come patrocinatori del progetto hanno sottolineato quanto sia importante che le imprese da coinvolgere ulteriormente in queste buone pratiche devono necessariamente essere di più. Il territorio siciliano è vasto e coloro che volessero aggregarsi al sistema di simbiosi industriale non devono fare altro che aderire, portando richieste e proposte.

Questo tipo di economia presume che più persone (tante imprese) devono essere coinvolte per far funzionare al meglio il ciclo produttivo e di recupero: enti scientifici, università, istituzioni pubbliche, stakeholders. È, inoltre, fondamentale che aziende portatrici di know how collaborino con le università. Valorizzare gli scarti agricolturali deve essere uno dei primi obbiettivi per una regione a vocazione agricola come la Sicilia.
Infine, occorre conoscere bene normative e processi di trasformazione.

Un’idea, suggerita durante il convegno, potrebbe essere quella di usare la logica dei distretti produttivi, ma nell’ottica di un potenziamento di ciò che si trova vicino a noi, quindi della collaborazione fra aziende vicine di casa, se così si può dire, ma dissimili fra loro.

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Un’ultimo dato per riflettere su quanto ho cercato di raccontarvi nel modo più semplice possibile: ogni anno l’agricoltura siciliana produce 1 milione e 500 mila tonnellate di pastazzo, il 95% non viene riciclato; di queste, 70 mila tonnellate sono conferite a Gioia Tauro, il costo della discarica è superiore al costo del prodotto in se stesso.

La simbiosi industriale è una pratica trasversale che coinvolge ambiente, economia e industria e ne accresce le rispettive potenzialità. È un sistema davvero interessante che ha bisogno di essere costantemente divulgato, comunicato e occorre che sia incentrato sull’open source: condividere metodi, soluzioni, strumenti e buone idee mette in grado coloro che possono accedere liberamente alle fonti di migliorare buone idee, strumenti e soluzioni in un circolo virtuoso in cui lo strumento e l’idea sono restituiti migliorati e più utili a tutti.

La condivisione non è quindi una perdita, ma un arricchimento per tutti sin da subito e non in uno strano futuro procrastinabile. Stare insieme migliora la competizione, e gli imprenditori siciliani non possono permettersi di isolarsi, possono, invece, aggregarsi perché mai come in questo momento possiamo usufruire di supporti magnifici come quelli che rappresentano le nuove tecnologie. E mai come in questo momento c’è ancora un ampio margine di movimento.

[Images credits courtesy of ENEA]

Patrocini di
Università degli Studi di Catania
Ordine degli Ingegneri di Catania
Confindustria Catania
Camera di Commercio di Siracusa
Associazione Ingegneri Ambiente e Territorio

La piattaforma Simbiosi Industriale
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Ecoinnovazione Sicilia
Turismo sostenibile

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Molti gli interventi belli e di sostanza, ne riporto degli stralci, spero di riprodurli al meglio:

“Il 2015 può essere di diritto ricordato come l’anno della Sostenibilità, fra Expo e COP21, non dimentichiamo che la Green Economy era un concetto conosciuto da pochi fino a cinque anni fa.”

“Usa, riusa, ripara e ricicla, sfruttando le nuove tecnologie: questa sfida è stata vinta avviando e portando a regime la prima piattaforma di simbiosi industriale in Sicilia, ma l’importante è proseguire su questa strada con la consapevolezza che è utile ad attirare fondi strutturali consistenti.”

“Il modello di simbiosi industriale usato in Sicilia ci ha consentito di trovare maggiori sinergie, di dialogare con le imprese e di codificare un linguaggio comune per costruire un confronto diretto. Sono stati usati solo strumenti di tipo open source che ci sono serviti per analizzare e controllare i percorsi di materiali, sottoprodotti energetici, servizi, competenze e logistica.”

“Per avviare un progetto di simbiosi industriale è necessario che si creino sinergie fra imprese dissimili ovvero operanti in settori diversi dell’industria, dell’artigianato e dell’edilizia. Fondamentale per l’accrescimento delle sinergie è stata la condivisione delle informazioni.”

“Volevamo usare gli scarti della frutta invece di buttarli via, ma avevamo il problema che fermentano e marciscono in fretta, quindi abbiamo studiato degli innovativi essiccatoi che abbattono l’umidità partendo da valori medi del 85% per arrivare a valori del 7%. L’essiccazione si realizza a basse temperature per conservare le sostanze buone contenute negli scarti; i sottoprodotti così ottenuti sono utilizzati da imprese che lavorano per il settore della mangimistica e per il settore della nutraceutica.”

“Dovevamo capire come costruire un sistema di recupero degli scarti della lavorazione dei materiali inerti, perciò abbiamo fatto delle analisi per individuare le caratteristiche qualitative dei residui e abbiamo scoperto che i diversi tipi di strumenti usati per la lavorazione lasciano tracce diverse. I limi di segazione possono diventare filler di conglomerati bituminosi e sostituire altri tipi di aggregati, anziché finire in discarica. Gli aspetti tecnologici usati ci hanno permesso il riuso e l’intensificazione degli scambi; la certezza dell’utilizzo nasce nel rispetto dei requisiti.”

“Usiamo il basalto lavico dell’Etna per la riqualificazione dei centri urbani di tutto il mondo perché offre grande resistenza meccanica. Abbiamo investito sul riciclo delle acque usate per il taglio della pietra lavica, l’impianto corre lungo tutto lo stabilimento e serve anche a recuperare il limo da segazione che è ottimo per rendere i prodotti aggregati più flessibili.”

 

 


Archimede 1.0: il Futuro per l’autovettura a energia Solare

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Grazie all’energico team di Futuro Solare ho avuto l’opportunità di seguire i momenti immediatamente precedenti al lancio della campagna di crowdfunding su Kickstarter e la presentazione in conferenza stampa del progetto e dell’autoveicolo, avvenuta il 21 ottobre 2015, presso l’Autodromo di Pergusa, a Enna. Archimede 1.0 non è semplicemente un’autovettura, ma un sogno e il modo dei maker di fare ricerca, sviluppo e innovazione. Una serie di definizioni di sostanza che si concretizzano nella persona di Enzo Di Bella e del suo team composto da professionisti, imprenditori, tecnici professionisti e studenti laureandi alla Facoltà di Ingegneria dell’Università degli Studi di Catania. [Il mio articolo completo gentilmente ospitato su Siracusa Online]

 

 


Al Bar Etna

Il Bar era, è, e auspico resti, quel luogo per riunirsi, stare insieme o soli, scambiare o ascoltare racconti, fatti, idee, informazioni, mentre si sorseggia un caffé o un drink

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a cura di Giovanni Pistolato

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