Snappers: chi seguire e perché n°1

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Le ragioni per le quali Snapchat non è ancora un social network popolare fra noi italiani sono molteplici. La prima motivazione che viene addotta, ormai lo sentiamo ripetere come un refrain, è che è un social per adolescenti e ventenni brufolosi e casinari. In realtà i motivi sono più profondi, se vogliamo drammatizzare un po’ la situazione. Inizialmente pensavo fosse il caso di elencarli, ma ho cambiato idea, perché l’operazione che vorrei fare è in positivo, come mio solito.

Se avete installato GhostCodes come vi ho raccomandato di fare nel precedente articolo, avrete scoperto un intero mondo di snappers al di fuori della vostra cerchia di conoscenze (seppure ampia). I criteri per scegliere snappers da seguire sono quelli per interessi e categorie, certo non l’età: potete scegliere di caricare i profili di persone (e brand) che hanno i vostri stessi interessi oppure seguire snappers che fanno e raccontano qualcosa che piacerebbe fare anche a voi.

Interagire a prescindere dalla differenza di età

Molti snappers si occupano con una certa bravura e freschezza proprio di comunicazione, branding, marketing e fashion. Ne citerò due.

La dolcissima Alice Cerea, blogger di Glamour, che trovate con il nome utente alicecerea e che potete seguire in giro per Milano per scoprire i dietro le quinte di certi articoli e servizi, se siete appassionati di moda e prodotti di estetica. Oltre il mondo patinato, tutto quello che ci può essere di spontaneo e senza trucco, ma molto glamorous and glittering.

Un altro snapper giovanissimo (almeno in confronto alla mia età) è Matteo Garoli che dovete cercare con il nome utente shuzj. Matteo è un business consultant esperto di Instagram. Su Snapchat è principalmente english speaking, in privato interagisce anche in italiano ed è molto comunicativo nonché preciso ed efficace nelle tips che pubblica.

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Interagire oltre confine: english speaking per davvero

Io sono curiosa dei modi di vivere (e mangiare) di paesi che non siano l’Italia, perciò seguo alcune persone che snappano da Toronto, da Sacramento, dalla Korea, dalla Malesia… E due utenti davvero speciali che si chiamano nomadbeautiful che altro non sono che la coppia di nomadi digitali e viaggiatori sostenibili i cui rispettivi nomi sono Gianni Bianchini e Ivana Greslikova, attivi su tutti i canali social e con un bellissimo blog in cui raccontano di tutti i loro viaggi e della loro scelta di vita, cioè nomadisbeautiful.

Se vi siete mai chiesti come vivono e raccontano l’Italia i non italiani, vi consiglio di seguire Wendy Holloway cioè flavorofitaly che fa base a Roma, ma viaggia molto raccontando in english città d’arte e cucina italiana. La signora Holloway usa Snapchat e GhostCodes con il piglio di una entrepreneur quale è. E no, non ha vent’anni, ma ama profondamente l’Italia.

Discorso a parte per lo snapper vitaminico che snappa da Sacramento, Emilio, che si presenta così:  #Bearded Creative in #Sacramento. Food. Social Media. Life. #TransparencyIsTruth. Il suo nome utente su Snapchat è themilsedition. In questo caso si tratta di english american speaking e di un sacco di best tips su come strutturare la comunicazione con Snapchat dalla grafica di foto e video fino alla cadenza con la quale suddividere le varie sezioni degli argomenti affrontati: seguitelo perché è bravissimo.

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I am curious of ways to live (and eat) in other countries than Italy, so I follow some people who snap from Toronto, Sacramento, Korea, Malaysia … And two very special people who are called  nomadbeautiful, a couple of digital and sustainable nomadic travelers, Gianni Bianchini and Ivana Greslikova, active on all social channels, with a wonderful blog in which all tell of their travels and their life choice, called nomadisbeautiful.

If you’ve ever wondered how non Italian people living and telling Italy, I suggest to follow Wendy Holloway aka flavorofitaly which is based in Rome, but travels a lot telling about Italian cities and cuisine. Ms. Holloway uses Snapchat and GhostCodes with a look of an entrepreneur. And no, she’s not twenty years old, but deeply loves Italy.

A different story for the snapper from Sacramento, Emilio, which describe himself as: Creative #Bearded in #Sacramento. Food. Social Media. Life. #TransparencyIsTruth. His username on Snapchat is themilsedition. In this case: american speaking and a lot of best tips on how structure communication with Snapchat, from pictures and videos until frequency with which divide various sections of the topics: keep in touch with him because he’s interesting. (english writing dismissed)

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Food, storytelling and Italian way of life

Altri utenti interessanti da seguire e con i quali fare conoscenza sono sicuramente i food blogger, gli utenti random (che non mi piace granché come definizione) e altri, che raccontano le loro giornate, dialogano molto spostandosi da un social all’altro, spesso portandosi dietro  vecchie e nuove conoscenze, mostrano eventi, family life, parlano del loro lavoro (possono essere psicologi, archeologi, social media manager, life coach…) e di tutto ciò che può accadere in una giornata:

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La maggior parte degli snappers che ho nominato agiscono nell’ottica del personal branding, esattamente come faccio io (il mio nome utente è aleksandrasmt) che mi concentro molto su argomenti come il cibo, l’alimentazione, il mio progetto di Coding 4 Avola e la condivisione di articoli, eventi e bei posti, raccontando spesso il dietro le quinte degli articoli che scrivo per gustonews.it e per questo blog.

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Fare branding su Snapchat non è inutile come si possa pensare, basta dare un’occhiata alle promozioni che lancia chocjohnny dal suo profilo e dai video dei clienti che si nutrono beati e soddisfatti di quantità industriali di cioccolata in tutte le forme che vi possono venire in mente (lui parla tantissimo, però è bravo a lanciare offerte delle quali si può approfittare facendo gli screenshot degli snap, peccato sia in Australia). Non è l’unica azienda presente su Snapchat, così come non mancano anche università, associazioni e organizzazioni no profit. A voi la scelta.

 

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Snapchat & GhostCodes 5 motivi perché sì

Snapchat & GhostCodes e già siete più confusi del solito, posso immaginarlo. Fino a due settimane fa neanche io ne sapevo quasi nulla, soprattutto di GhostCodes, perché l’app non era ancora disponibile per Android, ma solo per i device iOS.

Di Snapchat ne state sentendo parlare in tutte le salse, la prima asserzione diffusa ovunque è che sia un social network popolato di adolescenti sfaccendati o di individui dalla dubbia moralità che si scambiano immagini e video troppo intimi. Io non ne ho incontrato neanche mezzo.

Snapchat è un’app per smartphone e tablet, un servizio di messaggistica istantanea, immediata e spontanea che permette di condividere foto e video che rimangono a disposizione degli altri snappers fino a un massimo di dieci secondi e, se li inserite in una “storia”, fino a un massimo di 24 ore.

I tutorial in rete sono moltissimi, sia in italiano che in inglese, basta digitare Snapchat nella barra del browser e i suggerimenti vi appariranno subito, perciò non mi dilungherò oltre sul funzionamento di questo social network. Inserisco in questo articolo, il mio (primo) tutorial in italiano per GhostCodes. Fatemi sapere cosa ne pensate 🙂 Se ci riesco, lo trasformo in un video da caricare sul mio canale Youtube.

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1) GhostCodes è un modo semplice e divertente per scoprire nuove persone su Snapchat, così recita l’home page del sito: se vi siete chiesti, come me, dove e come trovare nuovi contatti su Snapchat oltre la vostra rubrica del telefono, questa app per iOS e Android (da pochissimo!) fa al caso vostro.

2) GhostCodes vi permetterà di creare un profilo completo dei vostri interessi e di cercare altrettanti snappers attraverso le categorie in cui si sono iscritti: fitness, viral stars, entrepreneurs, storytellers, business, inspirational, travel, night life, music, entertainment, vlogger, comedians, celebrity, beauty, artists, foodies (la mia categoria!), techie, brands, news, adventure, #cool, family life, interesting, gamers, marketing, non profit, sports, fashion, lgbt, places, education, photography, health, pets, spiritual… Ne ho sicuramente saltate almeno due! Io ne inserirei una (perché manca): quella dei digital nomads.

3) Chi potete trovare su GhostCodes e quindi su Snapchat? Quelli come voi che stanno cercando di comunicare il proprio lavoro e condividere le proprie competenze e interessi nel vissuto quotidiano in modo fresco e immediato. Se potete sbizzarrirvi a seguire snappers da tutto il mondo? Sì! Anzi, ve lo consiglio vivamente, perché vi aiuterà a comprendere che non c’è un modo perfetto per condividere le vostre foto e i vostri video, ma si fa e basta, cercando prima di tutto di divertirsi.

4) Cos’ha di speciale GhostCodes? Innanzitutto, vi dà la possibilità di creare un profilo personale completo di tutti i vostri account social: Snapchat, Facebook, Twitter, Instagram, Youtube, LinkedIn e Pinterest.

5) Con un colpo d’occhio è quindi possibile scegliere se seguire gli altri snappers anche sugli altri social media: questo perché a media diverso, corrispondono contenuti diversi, un diverso modo di comunicarli e, non per ultimo, una disponibilità differente: testi più lunghi, video completi, siti personali e altro.

Non sono la prima a sostenerlo, se il contenuto non è più il re, per cosa ha abdicato? L’interazione è ora la regina.

 


Mappa e vinci con Guidabile a Siracusa

Non conoscete ancora Mappa e vinci con Guidabile? Vivete a Siracusa e vi piacerebbe partecipare a un gioco utile ed avere la possibilità di vincere dei premi interessanti? Mancano ancora dieci giorni al termine della gara. Basta iscriversi cliccando qui e iniziare a mappare i luoghi accessibili della città.

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Lo aveva promesso Valentina Amico, quando parlammo di Guidabile per Blog d’Innovazione: sarà un’app di tipo ludico esperienziale, un gioco utile, qualcosa di bello per la città di Siracusa e per tutte quelle che verranno coinvolte nel tempo. E qualcosa di bello anche per i cittadini di Siracusa, che abbiano o meno difficoltà motorie, per vivere tutti insieme senza barriere questi splendidi luoghi.

 

Ne ha fatta di strada Guidabile! Dopo aver vinto lo Startup Weekend di Catania l’anno precedente, sono una delle startup selezionate dal comune di Siracusa per il progetto Eureka 2.0 promosso dalla Fondazione Comunità Val di Noto. L’obbiettivo è sempre quello di accrescere la base dati dei luoghi accessibili attraverso la partecipazione attiva dei cittadini. Continua a leggere


Assistente in progettazione sociale: un corso, molteplici prospettive

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Avete mai sentito parlare di impresa sociale? E di progettazione e innovazione sociale? Se sì, e non siete stakeholder del settore, vi sarete sicuramente chiesti come sia possibile acquisire competenze in questi campi, forse avete un progetto nel cassetto, ma non avete abbastanza strumenti e conoscenze per affrontare il monolite dei fondi europei e Horizon 2020 vi sembra irraggiungibile. Oppure vorreste acquisire nuove competenze per risolvervi a rinnovare il vostro curriculum vitae, per dare una svolta diversa alla vostra vita lavorativa.

Dal 5 maggio al 10 giugno, presso la sede di Impact Hub Siracusa, si svolgerà la seconda edizione del corso di formazione professionale in Progettazione e Innovazione Sociale. Io ho partecipato alla prima edizione, fra gennaio e febbraio di quest’anno, ed è stato molto utile.

Uno dei futuri possibili e immediati nel mondo del lavoro è sicuramente fare impresa sociale e occuparsi di progettazione da questo punto di vista: l’Europa stessa sta già stanziando fondi in questo settore, con Horizon 2020 siamo già proiettati in una fase propositiva e di avviamento concreto di imprese low profit che mirano alla costituzione di nuove realtà che riescano a coniugare istanze economiche e sociali, appunto.

La mia esperienza di corsista è stata più che soddisfacente perché il corso è organizzato da esperti che vivono quotidianamente la realtà di imprese sociali, che fanno progettazione a livello europeo e locale, che si occupano di startup, di comunicazione, di fondi dedicati, che conoscono e praticano, insomma, i diversi aspetti che compongono il corso.

Soprattutto, durante il corso, ogni modulo di cui è composto prevede quelle che possiamo chiamare esercitazioni pratiche, ma che hanno il valore aggiunto di essere condotte all’interno di un ambiente e di un gruppo di lavoro per i quali un’esercitazione ha la reale possibilità di diventare “fare impresa sociale” applicata.

Questo può accadere perché vi saranno forniti tutti gli strumenti utili: dal business model canvas al quadro logico, passando per lo storytelling e le tecniche per fare un buon pitch, dalla guida ai fondi europei alle indicazioni fondamentali per districarsi in ambito economico. Senza dimenticare un’analisi approfondita di concetti quali l’innovazione di prodotto, di processo e di servizio oppure quella delle politiche sociali ed economiche.

Inoltre, un valore aggiunto da non dimenticare, è il mutuo scambio di competenze e informazioni che arriva dai partecipanti stessi a corsi di questo tipo. Siamo stati una bella classe, con personalità e un bagaglio di esperienze lavorative importanti e interessanti e credo che questa seconda edizione, sarà altrettanto densa di incontri, conoscenze e opportunità.

C’è molto da raccontare, ma non è possibile riassumere un corso di questo livello in un blog post. Il mio invito è a informarsi e passare a visitare gli ambienti accoglienti e stimolanti di Impact Hub presso i quali si svolgerà il corso. Chissà che non ci incontriamo 😉

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L’Italian Internet Day e la scuola buona

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Avevo dodici anni nel 1986: i miei interessi e le mie passioni non contemplavano affatto termini come “tecnologia” e “innovazione”. Una locuzione come Italian Internet Day mi avrebbe lasciata esterrefatta e diffidente.

Se mi avessero mostrato una donna che racconta a una scolaresca come difendersi dai cyberbulli in piedi accanto a una scatoletta grigia e piatta, non mi sarei riconosciuta.

Eppure, se sono passati trent’anni, non me ne sono accorta, perché le esperienze di questi mesi mi hanno restituito lo stesso sguardo incantato che allora posavo sul mondo.

Il 28 aprile, insieme alle docenti della scuola primaria Caia, con il supporto energico di Giuseppina Di Pietro, abbiamo portato con successo Coding 4 Avola con Cody Roby in 5B e 5C: i bambini giocano, si divertono e riflettono. Come ho già avuto modo di scrivere, fanno anche tante domande, sono curiosi ed entusiasti, nonostante Cody Roby non sia programmazione al computer, nonostante la maggior parte di loro conoscano già e usino Minecraft.

Il 29 aprile, in occasione del trentennale dell’avvento di Internet in Italia, insieme a Clementina Amato, animatrice digitale della scuola primaria Edmondo De Amicis di Avola, oltre a fare un’ora di coding unplugged, abbiamo proposto a due classi seconde, un’ora informativa basata sui suggerimenti di Generazioni Connesse. I video dei Super Errori di Generazioni Connesse sono un modo semplice e immediato per spiegare ai bambini come tutelarsi quando sono in rete o usano i device mobili e fanno parte di un percorso dedicato anche a genitori e insegnanti.

Anche in questo caso, bambini di soli sette anni sono stati eccezionali e mi hanno aiutato a comprendere un po’ di più la loro percezione di strumenti come i pc e gli smartphone: anche in seconda elementare molti di loro conoscono già giochi complessi come Minecraft, si scattano le fotografie e, a volte, chattano con i loro amici.

Di gran lunga preferiscono giocare, ma sono già consapevoli che i mezzi che hanno a disposizione devono essere usati con cautela, sanno già che devono prestare attenzione a chi scrivono o con chi condividono i loro pensieri e le loro fotografie. Sanno anche che c’è un tempo per riposare, per studiare e per stare per conto proprio e che lo smartphone non deve essere un compagno inseparabile.

Se quelli della mia generazione erano (o sono?) come bambini di fronte a mezzi di comunicazione e intrattenimento così potenti, il mio augurio è che questi piccoli nuovi arrivati nel mondo, siano più bravi di noi a cogliere e sfruttare i potenziali positivi di internet e degli strumenti che abbiamo a disposizione, per costruire concretamente un mondo migliore.

Sono consapevole di aver scritto una considerazione che appare banale e frettolosa, ma sono anche convinta che questi trent’anni devono spingerci a guardare avanti e a progettare con cura il futuro e per questo, trasmettere spunti, curiosità e interesse alle nuove generazioni, è importante.

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Coding 4 Avola

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È così è successo, il 20 aprile 2016 sono entrata nella classe I C della scuola media inferiore Elio Vittorini di Avola, accolta dal professor Francesco Munafò (matematica!) e abbiamo fatto coding analogico con il gioco Cody Roby.

Se per noi adulti, soprattutto quelli di noi avvezzi alla cultura digitale e all’informatica, può sembrare cosa insignificante, questa piccola esperienza condita di video sul pensiero computazionale, su Cody Roby, Scratch e Minecraft, ha entusiasmato tutta la classe ed è stato bellissimo vederli giocare e ragionare.

Una classe speciale, innanzitutto perché Francesco Munafò li fa giocare spesso a scacchi e dama (e infatti hanno spontaneamente confrontato questa loro esperienza con quella del coding che gli abbiamo presentato ieri), e poi, perché come tutte le classi, la loro individualità, le loro peculiarità, sono state le vere protagoniste dell’ora e mezza trascorsa insieme.

Devo ringraziarli questi ragazzi, perché portargli questo progetto sta aiutando me a comprendere molto e a imparare. Ho presentato e porterò la prossima settimana, Coding 4 Avola anche nella scuola primaria Caia, nelle classi 4 e 5 delle sezioni B e C e ho scoperto molte cose interessanti, almeno per me.

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I millennials conoscono e usano già Minecraft, fanno coding senza sapere davvero lo strumento che hanno tra le mani, ma quando gli raccontiamo che è un po’ come se facessero i programmatori informatici, gli occhi si illuminano. Questa esperienza è trasversale fra i generi, anche se ancora adesso, sono molti di più i maschi a dedicarsi a questi giochi e a questi interessi.

Voglio sottolineare che non è mia intenzione ridurre il coding e la diffusione consapevole del pensiero computazionale alla mera programmazione informatica: quando ho raccontato Coding 4 Avola agli animatori digitali e ai loro colleghi, ho sostenuto un concetto più complesso (passatemi la vanità).

In quest’ultimo anno, mi sono resa conto che il mondo del lavoro è sempre più esigente, richiede un mix di competenze e di culture che contemporaneamente settoriale, altamente professionale, ma anche trasversale: detto in parole povere, non si può più essere solo medici, solo architetti, solo programmatori, solo baristi, ma occorre conoscere i mondi accanto al nostro settore specifico di lavoro e sapersi affiancare a coloro che praticano la cultura digitale a tutto tondo.

Internet, il web e i social media, sono strumenti, la programmazione è uno strumento, dobbiamo conoscerli, il mondo al di fuori della scuola si sta evolvendo a rotta di collo e i giovanissimi hanno bisogno di essere preparati. Di contro, gli insegnanti e gli scolari sono già tanto bersagliati e carichi di lavoro. È vero che il mondo della scuola spesso fa fatica a stare al passo, ma è anche vero che l’impegno richiesto è già gravoso, mentre ogni istituto ha le sue problematiche da affrontare, fra queste: le difficoltà di alcuni studenti, la povertà di mezzi di alcune famiglie, i problemi specifici di alcune zone d’Italia.

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Una parte di questa storia l’ho già raccontata sulle pagine di questo blog: durante l’estate del 2015 ho iniziato a leggere articoli sul coding nelle scuole, poi ho incontrato Viviana Cannizzo di Impact Hub Siracusa e grazie a lei ho conosciuto il progetto di coding per le scuole e ho partecipato da spettatrice ad un evento di programmazione green con Arduino.

In quei mesi si parlava molto di digital champion e di quello che ognuno di noi, appassionati di cultura digitale in toto, avremmo potuto fare per diffondere buone pratiche fra i giovanissimi. Mi sono chiesta se nel cittadina in cui vivo si fossero già avviati progetti di coding e ho iniziato a parlarne e a chiedere in giro, finché non sono arrivata a presentare il mio piccolissimo progetto per le scuole di Avola all’assessore all’istruzione e allo sportello pedagogico.

Infine, ho conosciuto tre degli animatori digitali designati, perché nel frattempo era stato varato il Piano Nazionale Scuola Digitale dal MIUR e l’operazione digital champion si è in qualche modo conclusa (anche se le istanze lanciate da Riccardo Luna non si sono fermate). Clementina Amato, Francesco Munafò e Vincenzo Rossitto sono degli insegnanti splendidi, prima di tutto; grazie a loro ho conosciuto altri docenti delle scuole medie inferiori e delle scuole primarie che hanno accolto me e il mio piccolo progetto come se fosse un grande tesoro, ne parlerò la prossima settimana.

Cosa accadrà nei prossimi mesi dipende da molti fattori, nel frattempo, spero di migliorare il progetto e di coinvolgere in modo sempre più efficace i ragazzi e gli insegnanti.

Grazie! 🙂

Vi lascio con un articolo apparso su TechEconomy a marzo di quest’anno: lo considero una riflessione dura, ma utile.


Free Wheeling Tour: fare impresa favorendo il turismo accessibile

Siciliani e siracusani di ritorno da esperienze di vita e di lavoro all’estero o in altre regioni di Italia ne ho incontrati molti da quando ho iniziato a frequentare Impact Hub Siracusa. Sono persone che credono nelle potenzialità di questa terra e sono legate ad essa da un amore sincero e lucido. Conoscono pregi e difetti della Sicilia e per questo desiderano sviluppo sociale ed economico per questi luoghi così belli e ricchi di Storia e di storie.

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A volte, come tutti noi in ogni dove in Italia, ritornano all’isola con competenze professionali preziose, altre con idee e progetti nati dal confronto con diverse realtà nazionali e dall’analisi dei bisogni che in qualche modo non vengono soddisfatti.

Non voglio partire con la disamina distruttiva delle mancanze, ma sottolineare che andare incontro ai bisogni sul territorio in cui viviamo, può creare reale opportunità di fare impresa; quindi, fare rete con gli stakeholder esistenti, aggiunge valore e forza alle iniziative e ai progetti. Così stanno facendo i quattro fondatori di Free Wheeling Tour (Daniela Comella, Giusy Pitruzzello, Giovanni Lombardo e Andrea Parisi) una cooperativa di servizi di trasporto che vuole facilitare e sviluppare il turismo e la permanenza in Sicilia da parte di persone con diverse disabilità e dei loro amici e famigliari, a partire da coloro che si muovono con la sedia a rotelle.

Quella che segue è la gran bella chiacchierata fatta con Giovanni Lombardo e Andrea Parisi.

Buona lettura!

Giovanni: Il progetto nasce in modo spontaneo: Andrea da qualche tempo ha acquisito una licenza taxi su Siracusa e svolgendo il suo lavoro si è resto conto che c’erano delle esigenze, dei bisogni particolari che il nostro territorio non era preparato ad affrontare e soddisfare. Parlo di turisti che non possono prendere un mezzo di trasporto qualsiasi e non trovano facilmente personale e organizzazioni pronti a seguirli durante i loro spostamenti.

Io, invece, sono vissuto 28 anni fra l’Italia e l’estero, da undici anni vivevo e lavoravo in Inghilterra con tutta la mia famiglia, a un certo punto abbiamo sentito nascere il desiderio di tornare a vivere a Siracusa, accanto a parenti e amici. Perciò ci siamo dati una possibilità iniziando a ideare un progetto di impresa insieme ad Andrea e sua moglie Daniela, con i quali ci conosciamo sin da quando eravamo ragazzini.

Free Wheeling è nato così e non poteva che nascere qui in Italia, specialmente in Sicilia, luoghi in cui non esistono infrastrutture pubbliche che siano in grado di soddisfare i bisogni quotidiani di vita sociale e di totale accessibilità di coloro che vivono l’invalidità.

D: Quando ti sei trasferito fuori Siracusa quasi trent’anni fa com’era il sistema del welfare? Si respirava già un’aria diversa da quella che vivevamo in Italia?

G: In effetti il welfare e lo special need si stavano sviluppando da parecchio tempo. Attualmente esiste un sistema di nursery ben radicato dedicato agli anziani non autosufficienti grazie al quale le persone possono vivere nelle loro case, con i loro familiari, ma durante il giorno il comune di residenza offre loro un sistema di trasporto e dei centri di incontro in cui passare le giornate in maniera più attiva, ma dotati di assistenza medica. Questo è un esempio come tanti altri che potrei fare, ma che serve a comprendere che in questo momento nel nostro paese sono le iniziative di privati e associazioni che sopperiscono alla mancanza cronica di servizi diversificati.

Di contro, è vero che mancano servizi importanti per la vita della comunità, ma è anche vero che il nostro patrimonio culturale, le bellezze paesaggistiche e quella specifica qualità della vita tutta italiana, informale, con ritmi più consoni alla crescita di una famiglia, sono stati per mia moglie, per i miei figli e per me, i motivi per tornare qui a Siracusa e trovare un modo di permettere anche ad altri di godere pienamente di questi luoghi bellissimi.

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Veduta di Siracusa dalla parte di Ortigia – Courtesy of Agostino Sella

D: E, invece, Andrea, tu sei sempre stato qui a Siracusa?

Andrea: In realtà ho viaggiato molto per lavoro, anche all’estero, ma la mia famiglia ha sempre fatto base a Siracusa, quindi, nelle pause lavorative, sono sempre tornato a casa, pur mantenendo sempre il desiderio di un forte contatto con la strada e con il pubblico. A un certo punto ho deciso di prendere la licenza taxi per mettere insieme la mia passione per la guida al volante (ma non solo, devo confessare che sono anche un velista appassionato) con la necessità di non allontanarmi per lunghi periodi da Siracusa.

Durante le giornate in taxi vengo a contatto con tanti clienti diversi che mi portano le loro storie, le belle esperienze che fanno nello nostra città e anche i problemi come quello di spostarsi nel siracusano e nel ragusano in assenza di mezzi pubblici o di agenzie di trasporto organizzate. Spesso, durante la bella stagione, ho scoperto che il turismo su Siracusa è molto vario, ci sono persone, anche su sedia a rotelle oppure sorde o non vedenti, che vengono da queste parti per fare sport, non solo per godersi le bellezze del paesaggio o la buona cucina. Tanto che abbiamo pensato di sviluppare diversi pacchetti di servizi dedicati alle varie tipologie di utenti.

Devi tenere conto che la clientela, cosiddetta disabile, a cui ci rivolgiamo, è molto dinamica, abituata a spostarsi, a viaggiare. Sono persone già organizzate, che girano il mondo e che vengono qui a Siracusa nonostante le grandissime difficoltà. Ma vorremmo che anche coloro che non hanno mai preso in considerazione l’idea di venire in Sicilia, sappiano che possiamo fornirgli tutto il supporto logistico di cui hanno bisogno.

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